Con l’arrivo del 2026 si celebrano i 120 anni dalla fondazione
del marchio Lancia. Esplorando la più prestigiosa collezione esistente del
brand, custodita presso lo Stellantis Heritage HUB di via Plava a Torino, è possibile
ripercorrere la straordinaria storia della Casa, mettendo di volta in volta
sotto i riflettori un modello simbolo. La raffinatezza meccanica
caratterizzò fin da subito la prima vettura della neonata “Lancia & C.”.
Siamo agli albori dell’automobilismo: il 29 novembre 1906 Vincenzo Lancia, già capo
collaudatore e pilota ufficiale FIAT, dopo gli esordi presso la “Società Accomandita G. Ceirano & C.” di Giovanni Ceirano a Torino, fonda la propria
azienda automobilistica con sede in via Ormea angolo via Donizetti. Al
suo fianco vi è Claudio Fogolin, anch’egli ex collaudatore FIAT. Già nel 1907 viene
realizzato il primo chassis completo di motore, dotato di soluzioni così
avanzate da consentire un regime di rotazione superiore rispetto alle
vetture contemporanee, con il vantaggio di ottenere maggiore potenza e
distinguersi come scelta di autentica avanguardia tecnica.
Nel settembre 1907 è pronto il prototipo
della prima automobile Lancia, costituito da un autotelaio leggero
con longheroni e traverse in lamiera d’acciaio, privo di
carrozzeria, poiché all’epoca il vero cuore dell’auto era proprio il telaio. Il veicolo presenta un motore
anteriore biblocco, valvole laterali, trasmissione ad albero
cardanico, frizione del tipo a dischi multipli a bagno d’olio
e cambio a quattro rapporti. L’esordio
ufficiale avviene al Salone di Torino del 1908, dove viene presentata la
Lancia Tipo 51, denominata così dal motore; successivamente, secondo la
consuetudine legata alla tassazione italiana dell’epoca, il modello
assume il nome completo di Lancia 12 HP. Nel 1919 Giovanni
Lancia, fratello di Vincenzo e docente di letteratura, suggerisce di
utilizzare le lettere dell’alfabeto
greco per denominare le vetture,
attribuendo retroattivamente alla prima il nome Alpha.
Avanguardia tecnica
La Lancia 12 HP Alpha
nasce quindi con quella raffinatezza meccanica destinata a diventare il
tratto distintivo del marchio. Il motore, estremamente innovativo, è composto
da due blocchi bicilindrici accoppiati a formare un quattro cilindri
in linea, soluzione che già evidenzia l’arguzia tecnica derivata dall’esperienza nelle corse. La configurazione prevede testa
fissa, blocchi cilindri in ghisa con alesaggio e corsa di 90x100
mm e basamento in alluminio, a cui si aggiungono asse a camme,
valvole laterali, accensione a magnete ad alta tensione con anticipo
fisso, raffreddamento ad acqua con radiatore a nido d’ape
e alimentazione a gravità con carburatore brevettato Lancia. Le prime unità, con cilindrata di 2.543 cc, sviluppano 24 CV a
1.450 giri al minuto, regime che successivamente sale a 1.800 giri,
portando la potenza a 28 CV e consentendo di superare i 90 km/h.
Accanto al motore, assume grande
importanza anche la trasmissione, che rappresenta una soluzione
rivoluzionaria per l’epoca.
Mentre la maggior parte delle vetture utilizza sistemi a catena, Lancia
introduce l’albero
con giunti cardanici, una scelta più pulita, robusta e
affidabile, destinata a diventare uno standard nell’industria automobilistica. L’intero impianto meccanico è montato su un robusto telaio
in acciaio con longheroni e traverse, sul quale viene fissata la
carrozzeria. I longheroni, ravvicinati in corrispondenza del vano motore per
consentire un ampio angolo di sterzo alle ruote con limitati raggi di
volta, erano distanziati in corrispondenza dell’abitacolo, per consentire l’istallazione di carrozzerie sufficientemente larghe.
Inoltre, erano sagomati in elevazione, sotto il sedile posteriore, in modo da
consentire un sufficiente spostamento dell’assale posteriore nei suoi movimenti di sospensione, senza
penalizzare l’altezza
del pavimento.
La versione “Sport”
Il catalogo Lancia propone, oltre all’autotelaio completo,
diverse configurazioni di carrozzeria, tra cui Coupé di lusso, Double Phaeton, Limousine e
Landaulet in due varianti, con parte mediana fissa o asportabile.
Tra il 1907 e il 1909 vengono prodotte 108 unità, alle quali si
aggiungono pochissimi esemplari in versione “Corsa”,
probabilmente meno di cinque. Il successo commerciale si estende oltre l’Italia, raggiungendo in particolare la Gran Bretagna
e gli Stati Uniti.
Inizialmente Vincenzo Lancia
guarda con cautela all’impiego
diretto nelle competizioni, consapevole degli elevati costie dell’impegno richiesto in termini di tempo e risorse umane.
Tuttavia, grazie anche all’insistenza
dei suoi collaboratori, in particolare Fogolin, emerge quello spirito
competitivo che lo porterà a considerare le gare come un efficace strumento
per dimostrare le qualità delle vetture a una clientela facoltosa. Da alcune
versioni coupé nascono così le varianti Sport, alleggerite eliminando gli elementi superflui, poiché già
allora era chiaro quanto il peso influisse negativamente sulle
prestazioni. Vengono quindi rimossi la cabina posteriore e i sedili
passeggeri, e l’autotelaio,
privo di carrozzeria, raggiunge un peso di poco superiore ai 700 kg.
Leggerezza e solidità
La struttura mantiene l’impostazione originale, con sospensioni anteriori ad
assale rigido e balestre longitudinali semiellittiche, mentre il
largo utilizzo del legno, impiegato sia per il pavimento sia per le ruote
a raggi, contribuisce a contenere il peso complessivo. Tra i metalli
utilizzati spicca l’ottone, scelto per la sua duttilità nelle parti non
soggette a stress meccanico. L’impianto
frenante prevede un comando a pedale
che agisce sull’albero
di trasmissione, affiancato da due tamburi
posteriori azionati da una leva posizionata sul lato destro del pilota,
accanto a quella del cambio a quattro marce più retromarcia. La guida a destra risponde a un’esigenza
pratica, permettendo di controllare meglio il margine delle strade sterrate
dell’epoca, e diventa nel tempo una sorta
di segno distintivo per i lancisti.
Il serbatoio della benzina, di
forma cilindrica, è collocato dietro i sedili; in assenza di una pompa, il
carburante raggiunge il motore per caduta, mentre l’intero impianto è mantenuto in pressione grazie a
uno stantuffo manuale azionato dal pilota. Dietro al serbatoio trova
posto un piccolo baule con due pneumatici di scorta, mentre nella
parte inferiore sono visibili il differenziale e il terminale del
tubo di scarico.
Vittoriose e lussuose
Nonostante l’impegno nella gestione dell’azienda, Vincenzo Lancia continua a partecipare ad
alcune competizioni con vetture FIAT, ottenendo ottimi risultati alla Targa
Florio nel 1907 e nel 1908. Le partecipazioni con vetture
Lancia sono invece limitate ma significative: il 5 aprile 1908, alla Padova-Bovolenta,
conquista la vittoria di classe con una 12 HP Sport, alla media di 87,019
km/h, mentre l’8 maggio 1910, a Modena, prende parte a un tentativo di record sul miglio con la 20
HP a sei cilindri, successivamente denominata Gamma.
A consolidare il prestigio del marchio
contribuiscono anche i clienti, come l’americano William Hilliard, che nel 1908 si
classifica terzo a Long Island e nel 1909 vince il Grand Prix d’America a Savannah, in Georgia, percorrendo 315 km alla
media di 84,6 km/h. Nel 1910, con il pilota Knipper, la stessa vettura si impone nuovamente nella prestigiosa
competizione americana. Emblematica è la frase celebrativa dell’epoca: “Così nel 1909 come nel 1910 l’unica vettura Lancia iscritta è quella che è arrivata
prima!”.
Oggi una Lancia Alpha 12 HP Sport
è esposta nella sezione “Records &
Races”
dello Stellantis Heritage HUB di Torino, rappresentando la capostipite
di una lunga tradizione di vetture che hanno scritto la storia del
motorsport e incarnano, fin dalle origini, i valori di innovazione,
leggerezza e raffinatezza tecnica propri del marchio Lancia. Insieme a lei
trova spazio anche un secondo esemplare di grande classe con carrozzeria
Limousine realizzata, con ogni probabilità, dalla Carrozzeria Alessio.