Diesel a 20 centesimi al litro: il clamoroso errore a Bolzano. Rischio rimborsi per gli automobilisti

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29 maggio 2026, 12.22
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Immagine esemplificativa non reale
Un refuso informatico ha trasformato una stazione di servizio in un distributore a prezzi stracciati, scatenando il caos. Ora, grazie alle telecamere di videosorveglianza, i gestori potrebbero appellarsi al principio dell'"errore ostativo" per recuperare le perdite.
Il 26 maggio 2026, un distributore di carburante self-service situato a Bolzano è stato teatro di un episodio tanto singolare quanto caotico, originato da un banale ma critico errore di digitazione informatica. Dalla postazione di controllo remoto, invece di impostare il prezzo del gasolio alla cifra di 1,999 euro al litro, è stato inserito l'importo di 0,199 euro.
Una discrepanza di un solo decimale che ha fatto crollare il costo del diesel ad appena 20 centesimi al litro, generando un immediato e prevedibile assalto alla pompa.

La corsa al rifornimento e le taniche di scorta

Trattandosi di un impianto totalmente automatizzato e privo di personale in loco, la notizia del prezzo anomalo si è diffusa rapidamente, attirando un vasto numero di automobilisti. Le conseguenze sono state immediate: lunghe code si sono formate in pochi minuti e la stazione di servizio è stata letteralmente presa d'assalto.
Secondo le ricostruzioni, molti utenti non si sono limitati a riempire il serbatoio della propria vettura, ma hanno approfittato della situazione per fare ampie scorte riempiendo svariate taniche di carburante a prezzo irrisorio. Di fronte all'evidenza di un costo fuori mercato, sorge ora un interrogativo legale di non poco conto: il gestore dell'impianto ha il diritto di rivalersi sui clienti per recuperare la differenza?

Il parere legale: l'eccezione dell'errore "macroscopico"

A chiarire i confini giuridici della vicenda è intervenuto l'avvocato Massimiliano Dona. La regola generale del commercio stabilisce che, una volta esposto un prezzo e conclusa la transazione, il negoziante è vincolato a rispettare la cifra indicata, assumendosi l'onere di eventuali sviste. Tuttavia, la giurisprudenza prevede una specifica clausola di salvaguardia per i venditori: il cosiddetto errore ostativo.
Si configura l'errore ostativo quando lo sbaglio nell'esposizione del prezzo è "macroscopico e riconoscibile" da parte di un consumatore medio. In questi frangenti, la palese irragionevolezza della cifra consente al commerciante di richiedere l'annullamento del contratto di compravendita.
L'episodio di Bolzano rientra perfettamente in questa fattispecie. Un prezzo del diesel a 0,199 euro al litro, in un periodo storico in cui le medie nazionali sfiorano i due euro, rappresenta un'anomalia fin troppo evidente per non essere notata dall'acquirente. La dinamica ricorda da vicino precedenti illustri nel settore dell'elettronica, come il caso di grandi catene distributive che, per un difetto di sistema, misero in vendita tablet di alta gamma a 15 euro, per poi annullare le transazioni o richiedere l'integrazione del pagamento.

Le possibili conseguenze per gli automobilisti

La stazione di servizio altoatesina è regolarmente dotata di un circuito di videosorveglianza. Incrociando gli orari delle transazioni anomale con le riprese delle telecamere, i gestori hanno la possibilità tecnica di risalire alle targhe dei veicoli e, di conseguenza, all'identità degli acquirenti.
Alla luce del quadro normativo, i titolari dell'impianto avrebbero dunque basi solide per rivolgersi alle autorità competenti e avviare una procedura di recupero crediti o di risarcimento. Una prospettiva che rischia di trasformare il "pieno del secolo" in un conto molto salato, in particolar modo per coloro che, consapevoli dell'anomalia, ne hanno approfittato per riempire illegalmente scorte aggiuntive.
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