Un refuso informatico ha trasformato una stazione di
servizio in un distributore a prezzi stracciati, scatenando il caos. Ora,
grazie alle telecamere di videosorveglianza, i gestori potrebbero appellarsi al
principio dell'"errore ostativo" per recuperare le perdite.
Il 26 maggio 2026, un distributore di carburante
self-service situato a Bolzano è stato teatro di un episodio tanto singolare
quanto caotico, originato da un banale ma critico errore di digitazione
informatica. Dalla postazione di controllo remoto, invece di impostare il
prezzo del gasolio alla cifra di 1,999 euro al litro, è stato inserito
l'importo di 0,199 euro.
Una discrepanza di un solo decimale che ha fatto crollare il
costo del diesel ad appena 20 centesimi al litro, generando un immediato e
prevedibile assalto alla pompa.
La corsa al rifornimento e le taniche di scorta
Trattandosi di un impianto totalmente automatizzato e privo
di personale in loco, la notizia del prezzo anomalo si è diffusa rapidamente,
attirando un vasto numero di automobilisti. Le conseguenze sono state
immediate: lunghe code si sono formate in pochi minuti e la stazione di
servizio è stata letteralmente presa d'assalto.
Secondo le ricostruzioni, molti utenti non si sono limitati
a riempire il serbatoio della propria vettura, ma hanno approfittato della
situazione per fare ampie scorte riempiendo svariate taniche di carburante a
prezzo irrisorio. Di fronte all'evidenza di un costo fuori mercato, sorge ora
un interrogativo legale di non poco conto: il gestore dell'impianto ha il
diritto di rivalersi sui clienti per recuperare la differenza?
Il parere legale: l'eccezione dell'errore "macroscopico"
A chiarire i confini giuridici della vicenda è intervenuto
l'avvocato Massimiliano Dona. La regola generale del commercio stabilisce che,
una volta esposto un prezzo e conclusa la transazione, il negoziante è
vincolato a rispettare la cifra indicata, assumendosi l'onere di eventuali
sviste. Tuttavia, la giurisprudenza prevede una specifica clausola di
salvaguardia per i venditori: il cosiddetto errore ostativo.
Si configura l'errore ostativo quando lo sbaglio
nell'esposizione del prezzo è "macroscopico e riconoscibile" da parte
di un consumatore medio. In questi frangenti, la palese irragionevolezza della
cifra consente al commerciante di richiedere l'annullamento del contratto di
compravendita.
L'episodio di Bolzano rientra perfettamente in questa
fattispecie. Un prezzo del diesel a 0,199 euro al litro, in un periodo storico
in cui le medie nazionali sfiorano i due euro, rappresenta un'anomalia fin
troppo evidente per non essere notata dall'acquirente. La dinamica ricorda da
vicino precedenti illustri nel settore dell'elettronica, come il caso di grandi
catene distributive che, per un difetto di sistema, misero in vendita tablet di
alta gamma a 15 euro, per poi annullare le transazioni o richiedere
l'integrazione del pagamento.
Le possibili conseguenze per gli automobilisti
La stazione di servizio altoatesina è regolarmente dotata di
un circuito di videosorveglianza. Incrociando gli orari delle transazioni
anomale con le riprese delle telecamere, i gestori hanno la possibilità tecnica
di risalire alle targhe dei veicoli e, di conseguenza, all'identità degli
acquirenti.
Alla luce del quadro normativo, i titolari dell'impianto
avrebbero dunque basi solide per rivolgersi alle autorità competenti e avviare
una procedura di recupero crediti o di risarcimento. Una prospettiva che
rischia di trasformare il "pieno del secolo" in un conto molto
salato, in particolar modo per coloro che, consapevoli dell'anomalia, ne hanno
approfittato per riempire illegalmente scorte aggiuntive.