L'offensiva di BYD passa dall'Italia: nel mirino anche le fabbriche italiane

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29 maggio 2026, 12.31
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A margine della presentazione delle nuove soluzioni di intelligenza artificiale e guida assistita evoluta sviluppate da BYD, emergono scenari industriali dirompenti per l'intero settore automobilistico europeo. Le dichiarazioni di Alfredo Altavilla, Special Advisor del colosso cinese per l'Europa, delineano una strategia di espansione decisa, che potrebbe intrecciarsi direttamente con il futuro degli impianti italiani del gruppo Stellantis.

Il dossier fabbriche: l'apertura su Cassino e Mirafiori

Il nodo cruciale per il consolidamento di BYD nel Vecchio Continente è la capacità produttiva locale. Interrogato sulle recenti indiscrezioni riguardanti un possibile interessamento per lo stabilimento Stellantis di Cassino, Altavilla non ha smentito, confermando un'esplorazione a tutto campo:
"Siamo interessati a qualsiasi stabilimento in qualsiasi parte d'Europa, appartenente a qualsiasi casa automobilistica. Che sia di un marchio europeo, cinese o coreano non importa, purché il progetto soddisfi i nostri requisiti. Questo potrebbe includere Cassino e Mirafiori, ma non ci limitiamo a questi siti produttivi."
L'approccio pragmatico del colosso di Shenzhen si riflette anche sulle questioni relative ai marchi storici. Interpellato su un eventuale interesse per Maserati, il manager ha liquidato la questione con diplomazia, definendolo un brand "incredibilmente apprezzato in tutto il mondo", ma ribadendo il massimo rispetto per l'attuale proprietà.

Il divario tecnologico e le ambizioni di mercato

Oltre all'infrastruttura fisica, la vera partita si gioca sul piano del software e dell'innovazione. Secondo Altavilla, l'industria europea si trova attualmente in una posizione di netto svantaggio competitivo rispetto ai competitor orientali. Le sue analisi evidenziano due ritardi fondamentali per le case europee:
  • La transizione elettrica: Un ritardo strutturale nell'elettrificazione pura dei listini.
  • L'Intelligenza Artificiale: Un divario definito "incredibile" nello sviluppo di architetture intelligenti e chip proprietari, ambito in cui BYD ritiene di aver dimostrato la propria superiorità con la recente presentazione del chip Xuanji A3.
Sul fronte delle performance commerciali, la crescita di BYD segue tempistiche aggressive. A differenza di altri player cinesi, il marchio esporta in Europa esclusivamente modelli 100% elettrici e ibridi plug-in. Altavilla ha sottolineato come in mercati chiave, come il Regno Unito, BYD abbia conquistato una quota di mercato del 4% in soli due anni — un traguardo per il quale altri marchi asiatici in passato hanno impiegato oltre un decennio. L'obiettivo a lungo termine dichiarato dal manager è chiaro: entrare stabilmente nelle prime tre posizioni delle vendite continentali.

L'avvertimento ai CEO europei e l'ombra di Marchionne

L'intervento si è concluso con una severa riflessione sulle dinamiche macroeconomiche del settore, richiamando alla memoria il celebre documento del 2015 "Confessions of a Capital Junkie" redatto dall'allora compianto Sergio Marchionne.
Rispetto alla validità odierna di quel manifesto, che denunciava lo spreco di capitali nell'industria auto e auspicava fusioni strategiche, l'analisi di Altavilla suona come un monito per le attuali dirigenze europee:
"Sarebbe molto saggio per alcuni degli attuali CEO tornare indietro e dedicare del tempo a rileggerlo attentamente. Siamo all'inizio di un processo di consolidamento che farà molte vittime. E chi non lo prevede ha una visione strategica molto limitata."
La sfida di BYD all'Europa non si limita dunque a una guerra sui prezzi di listino, ma si configura come un'offensiva strutturale su asset industriali, supremazia tecnologica e quote di mercato, pronta ad approfittare delle debolezze di un settore in profonda trasformazione.
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