A margine della presentazione delle nuove soluzioni di
intelligenza artificiale e guida assistita evoluta sviluppate da
BYD, emergono
scenari industriali dirompenti per l'intero settore automobilistico europeo. Le
dichiarazioni di
Alfredo Altavilla, Special Advisor del colosso cinese
per l'Europa, delineano una strategia di espansione decisa, che potrebbe
intrecciarsi direttamente con il futuro degli impianti italiani del gruppo
Stellantis.
Il dossier fabbriche: l'apertura su Cassino e Mirafiori
Il nodo cruciale per il consolidamento di BYD nel Vecchio
Continente è la capacità produttiva locale. Interrogato sulle recenti
indiscrezioni riguardanti un possibile interessamento per lo stabilimento
Stellantis di Cassino, Altavilla non ha smentito, confermando un'esplorazione a
tutto campo:
"Siamo interessati a qualsiasi stabilimento in
qualsiasi parte d'Europa, appartenente a qualsiasi casa automobilistica. Che
sia di un marchio europeo, cinese o coreano non importa, purché il progetto
soddisfi i nostri requisiti. Questo potrebbe includere Cassino e Mirafiori, ma
non ci limitiamo a questi siti produttivi."
L'approccio pragmatico del colosso di Shenzhen si riflette
anche sulle questioni relative ai marchi storici. Interpellato su un eventuale
interesse per Maserati, il manager ha liquidato la questione con diplomazia,
definendolo un brand "incredibilmente apprezzato in tutto il
mondo", ma ribadendo il massimo rispetto per l'attuale proprietà.
Il divario tecnologico e le ambizioni di mercato
Oltre all'infrastruttura fisica, la vera partita si gioca
sul piano del software e dell'innovazione. Secondo Altavilla, l'industria
europea si trova attualmente in una posizione di netto svantaggio competitivo
rispetto ai competitor orientali. Le sue analisi evidenziano due ritardi
fondamentali per le case europee:
- La
transizione elettrica: Un ritardo strutturale nell'elettrificazione
pura dei listini.
- L'Intelligenza
Artificiale: Un divario definito "incredibile" nello
sviluppo di architetture intelligenti e chip proprietari, ambito in cui
BYD ritiene di aver dimostrato la propria superiorità con la recente
presentazione del chip Xuanji A3.
Sul fronte delle performance commerciali, la crescita di BYD
segue tempistiche aggressive. A differenza di altri player cinesi, il marchio
esporta in Europa esclusivamente modelli 100% elettrici e ibridi plug-in.
Altavilla ha sottolineato come in mercati chiave, come il Regno Unito, BYD
abbia conquistato una quota di mercato del 4% in soli due anni — un
traguardo per il quale altri marchi asiatici in passato hanno impiegato oltre
un decennio. L'obiettivo a lungo termine dichiarato dal manager è chiaro:
entrare stabilmente nelle prime tre posizioni delle vendite
continentali.
L'avvertimento ai CEO europei e l'ombra di Marchionne
L'intervento si è concluso con una severa riflessione sulle
dinamiche macroeconomiche del settore, richiamando alla memoria il celebre
documento del 2015 "Confessions of a Capital Junkie" redatto
dall'allora compianto Sergio Marchionne.
Rispetto alla validità odierna di quel manifesto, che
denunciava lo spreco di capitali nell'industria auto e auspicava fusioni
strategiche, l'analisi di Altavilla suona come un monito per le attuali
dirigenze europee:
"Sarebbe molto saggio per alcuni degli attuali CEO
tornare indietro e dedicare del tempo a rileggerlo attentamente. Siamo
all'inizio di un processo di consolidamento che farà molte vittime. E chi non
lo prevede ha una visione strategica molto limitata."
La sfida di BYD all'Europa non si limita dunque a una guerra
sui prezzi di listino, ma si configura come un'offensiva strutturale su asset
industriali, supremazia tecnologica e quote di mercato, pronta ad approfittare
delle debolezze di un settore in profonda trasformazione.