Dimenticate le proporzioni a cui Maranello ci ha abituati. Quando ho visto dal vivo la nuova
Ferrari Luce, sono
letteralmente andato in tilt. Le sue forme inedite, dirompenti e lontanissime dai classici stilemi del brand, mi hanno provocato un
cortocircuito emotivo, lasciandomi in uno stato di trance per svariati minuti. Ho vissuto il mio personale momento alla Blues Brothers: proprio come Jake che, colpito dal raggio divino nella chiesa, resta inizialmente immobile e sbalordito. Mi sono idealmente sfilato gli occhiali da sole, incredulo davanti alla prima Ferrari elettrica. Solo dopo aver metabolizzato quello
shock estetico iniziale ho compreso il coraggio estremo di questa vettura, e ho ammesso a me stesso: “Ho visto la Luce." Il prezzo per tutto questo?
550.000 euro, ordinabile da oggi e prime consegne tra 6 mesi.
Ferrari Luce il manifesto della provocazione: ecco perché le sue forme ti manderanno in cortocircuito
Quando ti trovi a tu per tu con la Ferrari Luce, dimentica tutto quello che pensi di sapere sul car design: sei davanti a un oggetto che ti costringe a resettare il cervello. la mia reazione a porte chiuse? Un tilt totale, un blocco di svariati minuti in cui ho cercato di capire cosa stessi guardando. La sensazione è forte: sembra quasi che a progettare gli esterni sia stato qualcuno che non ama l'auto per come è stata concepita fino a oggi. Anzi, forse, da qualcuno che odia profondamente l’auto nel suo concetto tradizionale e ha deciso di lanciare una provocazione visiva senza precedenti.
Guardandola, non ti vengono in mente le curve classiche di
Maranello, ma le provocazioni dell'arte moderna: ho pensato a
"Comedian", la Banana di Maurizio Cattelan attaccata al muro con il
nastro adesivo, o ai Balloon Animals inossidabili di Jeff Koons. Estremizzando
il concetto, siamo dalle parti della Fontana di Marcel Duchamp: un oggetto e lo
ribalta per scioccare lo spettatore. La Ferrari Luce è un oggetto che deve
essere analizzato come un’opera d’arte contemporanea.
Il bello è che lo shock è del tutto intenzionale:
Maranello ha deliberatamente scelto di affidare il progetto a LoveFrom, il
collettivo creativo di Jony Ive (ex Apple) e Marc Newson (quello
della Ford 021 C, concept del 1999, te la ricordi?) esterno al Ferrari
Design Studio di Flavio Manzoni. Il risultato è una libertà filosofica totale
che ha portato a forme levigate e pure, che seguono l’idea della
semplificazione radicale.
Il vero cortocircuito visivo nasce dalle proporzioni, a
partire da un dettaglio che ti lascerà a bocca aperta: il cofano anteriore è
cortissimo. Una scelta mai vista su una Ferrari, che inizialmente
disorienta ma che nasconde una logica ferrea: lì sotto il motore termico
non c'è, quindi giustamente che senso avrebbe avuto scimmiottare le
proporzioni classiche? Ferrari non ha fatto come gli altri costruttori, che
prendono un'auto tradizionale e la svuotano per farla elettrica. la Ferrari
Luce è nata attorno alla sua tecnologia: è forse la prima volta che davanti
a una vettura a batteria non potrai pensare "ah, se l'avessero fatta
termica". Non sarebbe fisicamente possibile, perché un propulsore
tradizionale non sapresti proprio dove metterlo.
Questa rivoluzione architetturale ha permesso di ricavare
uno spazio altrimenti impensabile: una silhouette simmetrica e rastremata che
accoglie quattro porte e cinque sedili (è la seconda ferrari a quattro
porte della storia, ma la prima in assoluto a cinque posti). La linea è
dominata da una cupola che in Ferrari chiamano "glass house" a
forma di conchiglia che si estende senza compromessi, con le ali
aerodinamiche anteriori e posteriori sospese sopra e attorno alla carrozzeria.
Attorno a questa struttura a cupola centrale, che probabilmente nelle
intenzioni dei designer voleva essere tutta di vetro (impossibile per le
normative sugli urti) simile a quella di un sasso di fiume levigato per
millenni dallo scorrere dell'acqua c’è sostanzialmente una grossa cover di
carrozzeria appoggiata attorno che funge da ala aerodinamica.
Tutto è fluido, liscio e privo di interruzioni, tanto che
persino i tergicristalli sono stati posizionati in modo insolito lungo i
montanti del parabrezza: una scelta radicale per non disturbare un flusso
aerodinamico pazzesco, capace di garantire un cx di 0,25. Un dato molto
interessante per un’auto di questo tipo.
Lo sguardo si poggia poi su dettagli che uniscono l'estremo
alla citazione storica: i cerchi sono i più grandi mai visti su una rossa
stradale, da 23 pollici all'anteriore e ben 24 al posteriore, disponibili a
cinque razze o pieni a turbina come quelli delle F1. I pannelli dei fari sono
trasparenti e integrati nelle superfici: a luci spente scompaiono per non
rovinare la purezza delle linee, ma quando si accendono dietro, i fanali
rotondi celebrano la pulizia formale di due icone assolute come la 360 Modena e
la 458 Italia. Vista di trequarti, il taglio del montante posteriore mi ha
ricordato in parte quello della Afa Romeo SZ.
Infine a contrastare con queste linee così organiche e
levigate, c'è però un dettaglio che rischia di stonare: il tradizionale logo
Ferrari posizionato sul muso. Un elemento così rigido e cromaticamente
acceso risulta quasi un’intrusione visiva che spezza l'armonia della scocca. Su
un design così all'avanguardia, sarebbe stata più efficace una rivisitazione
minimalista del marchio, magari un'incisione elegante o un effetto tono su
tono. Una scelta stilistica simile a quella adottata oggi da molte squadre di
calcio che, per le loro terze maglie, osano allontanarsi dai colori storici e
propongono loghi destrutturati per sposare un'estetica più contemporanea
e coerente con il design generale.
Interni neo-retrò, l'abitacolo della Ferrari Luce è il
vero wow!
Se fuori la "Luce" è uno schiaffo estetico che
deve ancora essere assimilato, dentro è molto ben riuscita. Quando ho
aperto le porte che si aprono a libro come per Purosangue (ti ricordo che
stiamo parlando della prima vera Ferrari a cinque posti) ho ritrovato
immediatamente tutto quello statement di lusso ed esclusività che
all'esterno, inizialmente, mi era sfuggito.
Mentre tutti i costruttori sembrano fare a gara per infilare
dentro l'abitacolo dei veri e propri tablet enormi e senza anima, appiattendo
l'esperienza di guida a un continuo "swipe" su schermi touch, Ferrari
(e il team di Jony Ive) ha fatto una scelta clamorosa e controcorrente: il ritorno
al rassicurante e prezioso tocco fisico, elevato alla massima potenza.
Ti siedi al posto di guida e vieni accolto da un ambiente
che è arioso e architettonico, privo di rumore visivo. I materiali scelti
sono di un pregio assoluto: alluminio riciclato al 100% fresato dal pieno, con
una micro-texture esagonale che è un piacere accarezzare, abbinato a pelle
lavorata a mano e vetro corning gorilla. L'estetica è essenziale ma
ricchissima, un "neo-retrò" che ti fa sentire a bordo di una
navicella spaziale che però profuma di alto artigianato orologiero. Tra
l’altro l’orologio del display centrale ha le lancette fisiche su uno
schermo digitale, ma il suo funzionamento è basato su un sistema classico ad
ingranaggi fisici, pazzesco.
La vera genialità sta nell'interfaccia. Jony Ive ha deciso
di separare nettamente l'input (i comandi fisici) dall'output (gli schermi). Il
risultato? un tripudio di tasti fisici curatissimi, interruttori meccanici e
leve che restituiscono un feedback tattile e sonoro appagante, studiato per
mesi dai collaudatori di Maranello. Il volante, più leggero di 400 grammi
rispetto al passato, abbandona le logiche "tutto-touch" e sfoggia
comandi analogici ispirati alla Formula 1. C'è persino una leva del
"cambio" in vetro.
La chiave in vetro antigraffio con un display e-ink,
come quello degli e-book. Di base mostra il logo Ferrari, ma quando la inserite
nel tunnel centrale diventa nera, fondendosi col vetro e lasciando illuminata a
colori solo la bandiera italiana.
Il quadro della strumentazione resta spento finché la chiave
non viene inserita nell'alloggiamento dando “vita” all’auto e accendendo tutta
la strumentazione. Devo dirti che è un bello stratagemma per farti capire
quando l’auto è effettivamente accesa, cosa che sulle elettriche non è mai così
intuita a ed immediata.
Il pezzo forte è il cosiddetto "binnacle" solidale
al piantone dello sterzo e il "multigraph" centrale. Hanno preso dei
display oled ad altissima risoluzione (sviluppati con Samsung per un effetto 3D
pazzesco) e ci hanno letteralmente bucato il centro per farci passare l'albero
motore di vere e proprie lancette fisiche in alluminio. Unire i pixel
purissimi degli schermi oled alla meccanica fisica delle lancette è un colpo di
genio assoluto. Al centro della plancia, questo strumento ibrido si
trasforma da orologio a cronometro, fino alla bussola o all'indicatore per il
launch control, il tutto con animazioni che richiamano i vecchi strumenti
Veglia e Jaeger e i cronografi tradizionali. Tranquillo ci è stato assicurato
che gli schermi oled fanno auto refresh (impercettibile all’occhio) per evitare
il burn-in a cui sono soggetti gli oled comuni.
Questo il vero lusso nell'era elettrica secondo Ferrari.
Non l'ostentazione fredda della tecnologia, ma la celebrazione dell'interazione
meccanica. Un abitacolo che ti invita a toccarlo, a viverlo, fondendo
l'anima meccanica leggendaria del Cavallino con l'essenzialità della Silicon
Valley.
Insomma all’interno ci si sente a proprio agio e il wow
effect è assicurato.
Tecnica tutto quello che c’è sotto pelle della Ferrari
Luce: autonomia 530 km con 1050 CV
Sulla tecnica e gli elementi meccanici della Ferrari Luce ti
ho già
raccontato
molto qualche mese fa.
In questi giorni ho parlato a lungo con chi l'ha collaudata.
Mi hanno detto che è semplicemente straordinaria. Il dubbio amletico davanti a
un'auto del genere è legittimo: come fa un oggetto così ad essere veloce e
preciso? Chi l'ha guidata mi ha spiegato che il miracolo non sta tanto
nella velocità in senso assoluto (l’accelerazione brutale che ormai hanno molte
elettriche e che a volte ti fa persino star male), ma nella precisione
chirurgica e nel piacere di guida puro.
Per capire come ci siano riusciti, dobbiamo scendere nei
dettagli tecnici, e credimi, i numeri dicono molto. Partiamo dalla piattaforma
e dalle dimensioni: si tratta di una novità assoluta per Ferrari. La
piattaforma è progettata ad hoc, con un telaio dedicato per accogliere quattro
porte e cinque sedili. Parliamo di una vettura lunga 5.026 mm, larga 1.999 mm
(specchietti esclusi) e con un peso di 2.260 Kg.
L'aerodinamica è come sempre studiata nel dettaglio: è
l'auto con il coefficiente di resistenza aerodinamica di gran lunga più basso
nella storia delle vetture stradali di Maranello (cx 0,254). Tutta
l'architettura è stata scolpita attorno a questo scopo, introducendo per la
prima volta su una Ferrari le griglie aerodinamiche attive.
Il cuore pulsante, ovvero il powertrain e la batteria,
cambia le carte in tavola. la spinta è affidata a quattro motori elettrici (uno
per ruota), garantendo una trazione integrale elettrica inedita per il marchio.
il tutto è alimentato da un'architettura a 800V e una gigantesca batteria da
122 kWh. supporta la ricarica ultra fast fino a 350 kW: questo significa poter
imbarcare 70 kWh in appena 20 minuti.
Le prestazioni pure sono devastanti: la potenza massima
complessiva tocca quota 1050 CV. Si scatta da 0 a 100 km/h in 2,5
secondi, i 200 km/h arrivano in 6,8 secondi e la velocità massima supera
i 310 km/h, con un'autonomia stimata superiore ai 530 km.
A tenere incollata a terra questa forza bruta c'è un
comparto dinamico di alto livello. le
sospensioni attive derivano
direttamente dall'hypercar
F80,
supportate da un assale posteriore sterzante indipendente che controlla il
movimento della ruota in tutte le direzioni.
Sul volante a tre razze, realizzato in alluminio riciclato
al 100%, l'esperienza di guida passa per l'e-manettino a tre posizioni.
La prima è la modalità Range: la potenza è limitata a 320 kW, il
funzionamento è prevalentemente a trazione posteriore e la velocità massima si
ferma a 260 km/h, sfruttando strategie dedicate per massimizzare l'efficienza.
Passando alla modalità Tour, la potenza disponibile sale a 460 kW, la
trazione integrale è sempre attiva e l'erogazione è più costante, ideale per i
viaggi. Infine, c'è la modalità Performance: libera l'inferno. si
raggiungono i 725 kW di potenza, la trazione integrale è permanente, si tocca
la velocità di punta di 310 km/h e si ottiene la migliore intensità in fase di
risposta.
Il tradizionale manettino per i controlli dinamici a cinque
posizioni introduce la nuova modalità Dry, ideale per l'uso quotidiano, e
si affida al side slip control x, capace di mantenere una risposta predittiva
stimando il grip istante per istante. Il tutto lo tieni sotto controllo tramite
la schermata Dynamic dial sul lato destro del binnacle, il quadro strumenti che
si muove in modo solidale al piantone dello sterzo per garantirti sempre una
visuale perfetta. Le palette dietro al volante, in questo caso, non
cambiano le marce, ma servono a modulare finemente la coppia per
un'accelerazione progressiva e a gestire la frenata rigenerativa.
A questo punto ti starai chiedendo, si ma qual è il sound
della Ferrari Luce? Una Ferrari muta non sarebbe una Ferrari, ma mettere
un suono finto dagli altoparlanti sarebbe stato un insulto. La soluzione è di
pura genialità meccanica: un accelerometro di precisione, piazzato nel cuore
dell'assale, capta in tempo reale le vibrazioni metalliche generate dagli
organi rotanti. Un po’ come fa lo stetoscopio. Il sistema le filtra, le
equalizza e le amplifica tramite un impianto esterno composto da due
altoparlanti: uno davanti e uno dietro. Questo perché il percepito da
dentro l’auto sia il più reale possibile. Funziona esattamente come il
pick-up di una chitarra elettrica: prende una vibrazione fisica e la trasforma
in musica.
Purtroppo non ho avuto modo di sentire dal vivo il sound
della Ferrari Luce, l’unico momento è stato un breve frame in un video durante
la presentazione. Il sound mi è sembrato molto baritonale. Per dirti di più
dovrò aspettare il momento della prova. Tuttavia, coerentemente con la
filosofia della vettura, questo suono crudo e autentico entra in gioco
solo quando è funzionale alla guida, in base all'uso delle palette e
soprattutto quando posizioni l'e-manettino su performance. In quel momento, il
suono esplode, rafforzando il dialogo viscerale tra te e la macchina. Sono
curioso di sentirlo dal vivo.
| ferrari luce – scheda tecnica |
| dimensioni, pesi e aerodinamica |
| Lunghezza |
5026 mm |
| Larghezza (senza specchi) |
1999 mm |
| Altezza |
1544 mm |
| Passo |
2961 mm |
| Carreggiata anteriore |
1696 mm |
| Carreggiata posteriore |
1690 mm |
| Peso in ODM* |
2260 kg |
| Rapporto peso/potenza |
2,16 kg/cv |
| Distribuzione dei pesi |
47% anteriore – 53% posteriore |
| Volume bagagliaio |
597 l |
| Coefficiente aerodinamico (Cx) |
0,254 |
| pneumatici |
| Anteriori |
265/35 R23 J9.5 |
| Posteriori |
315/30 R24 J11 |
| freni |
| Anteriori |
CCM, 390 X 34 mm |
| Posteriori |
CCM, 372 X 34 mm |
| motopropulsore |
| Numero di motori elettrici |
4 (uno per ruota) |
| Potenza massima** |
772 kW (1050 cv) |
| Coppia massima ai motori** |
990 Nm |
| Coppia massima alle ruote** |
11150 Nm |
| assale anteriore |
| Potenza all’asse |
210 kW |
| Coppia alle ruote** |
3400 Nm |
| Coppia ai motori** |
280 Nm |
| Densità di potenza |
3,23 kW/kg (93% efficienza) |
| Giri motore |
30.000 giri/min |
| Peso |
65 kg |
| assale posteriore |
| Potenza all’asse |
620 kW |
| Coppia alle ruote** |
7750 Nm |
| Coppia ai motori** |
710 Nm |
| Densità di potenza |
4,80 kW/kg (93% efficienza) |
| Giri motore |
25.500 giri/min |
| Peso |
129 kg |
| batteria |
| Numero di celle |
210 (15 moduli da 14 celle) |
| Densità energetica totale |
195 Wh/kg |
| Densità energetica celle |
305 Wh/kg |
| Capacità lorda |
122 kWh |
| Tensione massima |
800 V |
| Potenza massima di ricarica |
350 kW |
| prestazioni |
| 0-100 km/h |
2,5 s |
| 0-200 km/h |
6,8 s |
| Velocità massima |
310 km/h |
| Autonomia*** |
530 km |
| Consumi (ciclo WLTP) |
omologazione in corso |
| prezzo |
| Prezzo di listino |
550.000 euro |
* odm: peso in ordine di marcia
** valori massimi: espressi in condizioni di picco o con overboost attivo
*** autonomia: dato stimato in base al ciclo combinato