Un confronto impietoso tra i listini di maggio 2016 e
maggio 2026 rivela la portata dei rincari alla pompa in Italia. Al netto degli
sconti temporanei sulle accise, il prezzo del gasolio è balzato del +75,5%,
traducendosi in una spesa extra fino a 48 euro per un singolo pieno.
Per capire l'entità dello shock economico che ha colpito il
settore della mobilità e i bilanci delle famiglie italiane nell'ultimo
decennio, è necessario affidarsi ai freddi numeri dei dati storici. Un'analisi
comparativa condotta dal Codacons sulla base degli ultimi report ufficiali
della Commissione Europea ha messo a confronto i prezzi dei carburanti di metà
maggio 2016 con quelli rilevati nella settimana del 18 maggio 2026.
Il risultato fotografa una progressione dei costi alla pompa
eccezionale, parzialmente mascherata solo dai provvedimenti fiscali d'emergenza
varati dall'esecutivo per contenere le ripercussioni delle crisi in Medio
Oriente.
Il focus sul gasolio: da 1,26 euro alla soglia dei 2 euro al litro
Il comparto dei motori Diesel è quello che ha registrato
l'impennata più severa a lungo termine. A metà maggio del 2016, il prezzo medio
del gasolio in Italia si attestava a 1,268 euro al litro. Dieci anni
dopo, la rilevazione del 18 maggio 2026 fissa il costo medio a 1,982 euro al
litro.
In termini percentuali si tratta di un aumento del +56,3%,
un dato che colloca l'Italia apparentemente al penultimo posto in Europa per
rincari, al di sotto della media UE stabilita al +69,2%. Tuttavia,
l'associazione dei consumatori evidenzia come questa posizione sia il frutto di
un'autentica "illusione ottica" determinata dal taglio temporaneo
delle accise di 24,4 centesimi di euro introdotto dal Governo.
"Senza il taglio delle accise temporaneo, il gasolio
risulterebbe nel nostro Paese più caro del +75,5% in dieci anni, un dato
ampiamente superiore alla media UE", spiega il Codacons. Sul piano
pratico, per un pieno di gasolio gli automobilisti italiani spendono oggi 35,7
euro in più rispetto al 2016, un conto che senza lo sconto fiscale salirebbe a ben
48 euro extra a pieno.
Benzina: un incremento del 38% al netto dei paracadute fiscali
La dinamica della benzina verde segue una traiettoria
simile, seppur leggermente più contenuta rispetto al diesel. Rispetto al 2016,
la maggiore spesa per un pieno di verde si attesta oggi a +24,5 euro
(+27,6 euro qualora non venisse applicato lo sconto fiscale).
L'incremento ufficiale dei listini alla pompa si ferma al +34%,
posizionando l'Italia al terzultimo posto della classifica europea nel
decennio. Questa performance è determinata da due fattori congiunturali:
- Il
riordino complessivo delle accise scattato lo scorso gennaio, che ha
alleggerito il prezzo strutturale della verde;
- Lo
sconto fiscale straordinario da 6,1 centesimi di euro disposto per
calmierare l'emergenza mediorientale.
Senza questo pacchetto di interventi, l'aumento reale
della benzina in Italia rispetto a dieci anni fa toccherebbe il +38%, a
fronte di una media dell'Unione Europea che nello stesso arco temporale ha
fatto segnare un incremento del +43,6%.
Il contesto internazionale: lo shock energetico e il confronto europeo
A livello europeo, la mappa dei rincari dell'ultimo decennio
vede Lituania e Lettonia come i Paesi più penalizzati in assoluto, con i prezzi
del Diesel più che raddoppiati (+106%) seguiti da Paesi Bassi (+103%) e
Lussemburgo (+102%). All'estremo opposto si colloca Malta, dove il regime di
prezzi amministrati dallo Stato ha bloccato la crescita del gasolio a un
marginale +4,3% dal 2016 a oggi.
Un quadro parzialmente differente emerge dall'analisi del
Centro Studi di Unimpresa, focalizzata sulla capacità di tenuta del
sistema-Paese durante le fasi di crisi energetica più acuta. I dati dimostrano
che, in termini di valori assoluti, l'Italia è riuscita a mantenere prezzi alla
pompa inferiori a quelli di Francia e Germania per l'intero arco delle ultime
turbolenze di mercato.
Confronto dei prezzi assoluti nei mesi di massimo picco
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Carburante / Paese
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Italia
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Francia
|
Germania
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Benzina (Rilevazione 6 aprile)
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1,761 €/l
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2,031 €/l
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2,241 €/l
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Gasolio (Rilevazione 6 aprile)
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2,092 €/l
|
2,233 €/l
|
2,434 €/l
|
Nel periodo di massima volatilità dei mercati petroliferi
(compreso tra il 23 febbraio e il 20 aprile), la benzina è aumentata del 7% in
Italia, contro il 18% registrato in Francia, il 15% in Germania e il 12% della
media europea. Per quanto riguarda il gasolio — un prodotto storicamente
penalizzato dalla struttura fiscale italiana — l'incremento nazionale si è
fermato al 24%, al di sotto del 28% francese e del 29% tedesco, confermando
l'efficacia temporanea delle misure di mitigazione fiscale adottate a livello
nazionale.