In un mondo dell’auto in continuo rinnovamento, con un numero sempre maggiore di brand giovani e rampanti che si prendono la scena internazionale, qual è il peso della storia? C’è ancora modo di continuare una
dinastia lunga più di 50 anni, 11 generazioni e oltre 30 milioni di esemplari? La
Honda Civic è una delle vetture più longeve ancora presenti sul mercato:
la prima generazione è arrivata nel 1974, e fu una vera e propria rivoluzione. Il nome è ispirato al geniale motore CVCC di Honda, che negli anni ’70 riusciva ad ottenere consumi ed emissioni ridotti senza ricorrere al catalizzatore, e fu proprio lei a rendere la Casa giapponese popolare in tutto il mondo anche nel mondo dell’automobile.
Oggi, a più di 50 anni da quella prima Civic, piccola utilitaria economica e semplice, è sul mercato la sua undicesima generazione, più grande e raffinata che mai. Arrivata a sforare il muro dei 4,50 metri (siamo, infatti, a 4,55 metri), la Civic XI ha adottato un look decisamente più pulito e filante, meno “orientale” delle precedenti generazioni, un abitacolo ben fatto e razionale e una meccanica che promette di bilanciare alla perfezione efficienza, piacere di guida e comfort.
A fianco dell’adrenalinica Type R, purtroppo in uscita dal mercato europeo entro il 2026 per via delle stringenti normative anti-inquinamento dell’Unione, c’è infatti la 2.0 Hybrid, dotata del sistema e:HEV di Honda, che punta sull’ottenere la massima efficienza tramite una ricetta diversa da tutte le altre già viste sul mercato. Se, poi, gran parte delle vetture oggi puntano su tanta tecnologia e su un’esperienza d’uso che faccia dire “wow”, la Civic XI è pragmatica, pratica, razionale, e su una dinamica di guida molto curata. Basterà per renderla rilevante anche nel 2026? Per scoprirlo, ho provato per due settimane la Honda Civic 2.0 e:HEV Advance, scoprendo una delle ibride più complete e appaganti sul mercato.
Quanto costa? E quanto mi costa la rata?
Interessata da un restyling nella seconda metà del 2025 che ne ha rivisto l’estetica e alcuni dettagli, con questo facelift la Civic XI ha guadagnato un listino rimaneggiato verso il basso. Se, infatti, al lancio il prezzo d’accesso alla gamma era di 39.900 euro, oggi la gamma Civic parte da 37.500 euro. Si tratta di un unicum nel settore, con un’auto che è stata riveduta, corretta e migliorata che costa meno della sua iterazione precedente. Sono questi, quindi, i prezzi della Honda Civic e:HEV:
· 2.0 e:HEV Elegance, 37.500 euro
· 2.0 e:HEV Sport, 38.500 euro
· 2.0 e:HEV Advance, 41.000 euro
A livello di dotazione, già la versione d’accesso Elegance è piuttosto ricca, offrendo di serie fari full LED, clima automatico bizona, infotainment da 9 pollici con navigatore, Apple CarPlay e Android Auto, Cruise Control Adattivo, mantenitore di corsia, sensori di parcheggio anteriori e posteriori con retrocamera, cerchi in lega da 17 pollici e retrovisori elettrici. La Sport, invece, aggiunge i cerchi da 18 pollici, il volante riscaldabile e il pad per la ricarica wireless del cellulare.
La top di gamma Advance, quella della mia prova, aggiunge gli interni in pelle, i sedili anteriori elettrici, il tetto in vetro apribile elettricamente e gli abbaglianti adattivi, nonché un disegno specifico dei cerchi in lega, sempre da 18 pollici. La gamma Civic è infine completata, ancora per pochi mesi, dalla leggendaria Type R. La mitica sportiva di casa Honda è proposta in Italia nella versione a tiratura limitata Best Lap, e spinta dal potente 2.0 quattro cilindri VTEC-Turbo da 329 CV con trazione anteriore, cambio manuale a 6 marce, differenziale autobloccante e prestazioni da Hyper-Hatch (0-100 km/h in 5,4 secondi e 275 km/h di velocità massima). Il prezzo? Decisamente alto: già dotata di serie di vernice metallizzata, la Type R Best Lap è offerta a partire da 63.900 euro.
Com’è fatta fuori
Con il restyling del 2026, lo stile della Honda Civic è stato affinato, andando a rivedere alcuni dettagli di un’undicesima generazione che, rispetto alle generazioni precedenti, ha un look più pulito ed elegante. Le novità si concentrano tutte in un frontale che ora accoglie su tutte le versioni una sottile griglia a nido d’ape nera lucida che incorpora il logo Honda al centro, un paraurti anteriore leggermente differente e ben poco altro.
“Squadra che vince non si cambia”, diceva il leggendario Vujadin Boškov, e questa undicesima serie è di sicuro la più apprezzata a livello estetico degli ultimi tempi per la Casa giapponese. Nonostante una forma ormai poco comune tra le compatte europee e delle dimensioni davvero generose, che la portano a superare i 4,50 metri con un passo di quasi 2,75 metri, la nipponica Civic è un’auto che rassicura, convince.
Il frontale basso, il cofano lungo, i fari anteriori sottili con una firma luminosa semplice, ma efficace le danno una bella presenza su strada, e si sposa bene con la fiancata filante e ben raccordata con il posteriore che conserva la carrozzeria a due volumi e mezzo. Il lunotto molto allungato e la coda tronca restano al loro posto, ma sono meglio raccordate con le linee generali della vettura.
In coda, il lunotto molto inclinato e di dimensioni generose caratterizza lo stile insieme ai fari con firma luminosa a LED e frecce e luci di retromarcia alogene, in puro stile nipponico. Il posteriore è molto meno spigoloso delle precedenti generazioni, ma ha ancora un look che può dividere le opinioni.
Convincono, invece, i cerchi da 18 pollici, che su questa versione Advance sono diamantati con dettagli verniciati in nero opaco. Dietro il generoso portellone, invece, trova posto un vano di carico sviluppato in lunghezza ma non troppo in altezza, con una capacità di 409 litri su questa Advance a causa dell’ingombro del sistema Hi-Fi. Geniale, infine, la cappelliera avvolgibile, veramente facile da usare.
Com’è fatta dentro
Salendo a bordo, la principale differenza introdotta dal restyling del 2026 è l’introduzione, di serie, di un più raffinato rivestimento nero per cielo e montanti, che toglie un po’ di luminosità dall’abitacolo ma rende l’ambiente più ricercato. Ora è di serie il pad per la ricarica wireless (che, come da tradizione Honda, si può spegnere con un semplice tasto: un dettaglio raro e molto intelligente), mentre le bocchette dell’aria hanno ora una finitura satinata.
L’ambiente, comunque, non cambia, rimanendo un abitacolo che non punta sull’effetto wow, ma su qualità ed ergonomia. A colpire, ad esempio, è la fattura di plastiche, finiture e comandi, tutti appaganti e ben fatti, dalla finitura in plastica morbida in cima alla plancia alla piacevolezza di utilizzo di tutti i comandi fisici, sparsi tra il bel volante con corona di diametro e spessore ideale e la funzionale plancia per il clima automatico bizona.
Lo stile, va detto, è molto razionale e geometrico, concedendo poco all’estro: a movimentare un po’ il look ci pensa una finitura a nido d’ape a tutta larghezza che integra le bocchette del clima, mentre in cima alla plancia c’è un semplice sistema di infotainment da 9 pollici. Il sistema operativo, basato su Android, è semplice e intuitivo. Non ha funzioni rivoluzionarie né iper-originali, ma tutto quello che fa lo fa bene, velocemente e con grande fluidità.
Non mancano Android Auto e Apple CarPlay (via cavo, ma con qualche “magheggio” impostabile anche wireless), e la qualità dell’impianto audio Bose, dotato di 12 altoparlanti e molto piacevole da ascoltare. Ottimo anche il quadro strumenti da 10,25 pollici, dalla grafica chiara e con un pannello di ottima qualità. Non è tra i più personalizzabili, ma è funzionale, proprio in stile Honda. Entrambi i display, quindi, non sono gli ultimi ritrovati tecnologici, ma funzionano bene, anche in marcia.
Al posto della finitura in Piano Black (che resta intorno alla maxi-bocchetta dell’aria) sul tunnel centrale e sui pannelli porta, poi, c’è spazio per una finitura bitorzoluta che all’inizio non convince, ma poi si fa apprezzare anche a livello tattile. In generale, quindi, gli interni della Civic sono un ottimo posto dove spendere il proprio tempo, grazie anche ad una posizione di guida ideale, bassa e distesa, con un’ottima visibilità anteriore, mentre è discreta al posteriore.
Lo spazio è davvero generoso davanti, mentre dietro ci sono tanti centimetri per gambe e spalle, mentre i più alti possono sfiorare il soffitto con la testa. Non tutto è perfetto: il selettore del cambio con i quattro tasti è piuttosto cervellotico da usare, mentre il tetto apribile potrebbe essere leggermente più grande, e l’accessibilità ai sedili posteriori non è eccelsa per via del tetto arcuato. Per il resto, è un ottimo abitacolo, che non abbaglia con tecnologie all’ultimo grido, ma si fa apprezzare per la sua razionalità e usabilità quotidiana.
Come funziona il sistema e:HEV di Honda
A livello meccanico, la Honda Civic XI è realizzata su un pianale rinnovato rispetto alla precedente decima generazione, nata per accogliere powertrain elettrificati ma anche per garantire un miglior comportamento dinamico. Dotata di un telaio irrigidito rispetto al passato, conferma la presenza delle sospensioni Multilink al posteriore e di un classico McPherson all’anteriore, ma con una taratura che, come vedremo su strada, convince sia nella guida più dinamica che sulle buche.
In giro per il mondo, la Civic è proposta con diverse motorizzazioni, tutte a benzina o ibride, anche con cambio manuale a 6 marce per le rapide Si, molto popolari in America ma non importate in Europa. Per l’Italia, le versioni disponibili sono solamente due: l’adrenalinica Type R, con motore 2.0 quattro cilindri VTEC-Turbo da 329 CV, con sospensioni a controllo elettronico, differenziale autobloccante meccanico e freni Brembo di serie, e la protagonista di questa prova, la 2.0 e:HEV, una Full Hybrid diversa dalle altre.
Sotto il cofano, infatti, trova posto un motore 2.0 quattro cilindri aspirato a benzina LFC, dotato di ciclo Atkinson-Miller e capace di 141 CV e 182 Nm di coppia. Questo quattro cilindri, però, non ha come compito primario quello di spingere l’auto, bensì di ricaricare la batteria da circa 1 kWh del sistema ibrido, che alimenta il motore principale dell’auto, quello elettrico da 184 CV e 315 Nm (che sono, infatti, i dati di potenza e coppia massima del sistema).
Si tratta, quindi, di un sistema misto, in serie-parallelo, che in condizioni normali di utilizzo sfrutta come motore principale quello elettrico, con il 2.0 litri che alimenta il pacco batterie da soli 36 kg. Il 2.0, però, può anche spingere le ruote in due situazioni: quando si chiede tutta la potenza all’auto e, soprattutto, alle velocità medio-alte, ovvero tra gli 80 e i 140 km/h. In questa finestra, il motore termico è collegato alle ruote tramite una trasmissione a rapporto singolo, e permette di sfruttare al massimo l’efficienza del propulsore e di non sfruttare fuori dalla sua migliore fascia di utilizzo il motore elettrico.
Il sistema promette un’efficienza termica del 41%, e nonostante l’assenza di un vero cambio il motore dovrebbe avere un comportamento simile a quello di un CVT, con i giri che si alzano per cercare di mantenere i giri ottimali.
Per evitare il fastidioso “effetto scooter”, Honda ha sviluppato il sistema per dare al powertrain un’erogazione
simile ad un’auto tradizionale, con cambiate simulate e un’erogazione meno “piatta”. Il risultato, come vedremo, convince, anche se per un vero cambio simulato bisogna scegliere la sorella più sportiva, la
Prelude. Anche sulla Civic, comunque, non mancano le palette al volante, che permettono di gestire la potenza della frenata rigenerativa.
Come si guida e come va davvero la Honda Civic Hybrid
Nonostante uno stile sempre piuttosto divisivo, le Civic hanno sempre convinto su strada per una dinamica curata e raffinata, e questa undicesima serie non fa eccezione. Guidare questa compatta da oltre quattro e mezzo sorprende chi si aspetta un’auto “seduta” e focalizzata sull’efficienza, perché è un’auto che punta tanto sul piacere di guida, senza lasciare nulla al caso.
La mia caratteristica preferita è sicuramente lo sterzo: preciso, diretto e con una discreta quantità di informazioni che arrivano dalla strada, è consistente, non leggero, e rende anche la guida in città davvero piacevole. È vero, non è il più manovrabile in città, ma per chi cerca un’auto piacevole uno sterzo così è una vera “coccola”. Anche i freni, pur essendo su un’auto ibrida che deve passare in fretta da frenata rigenerativa a quella meccanica, sono ben tarati, e le sospensioni sono tarate molto bene per i gusti europei.
Sulle buche, infatti, non sono affatto rigide, capaci di assorbire le asperità dell’asfalto senza fatica, ma tra le curve non c’è molto rollio, con un comportamento dinamico sicuro, preciso e, se si comincia a spingere, anche piuttosto giocoso. Il posteriore, infatti, allarga in rilascio (pur restando assolutamente controllabile: per le emozioni forti, serve la Type R), e il powertrain ibrido riesce nell’impresa di combinare consumi molto bassi con una bella dose di grinta.
Non siamo di fronte ad un’auto sportiva, questo è bene specificarlo: le prestazioni sono vivaci (questa Advance, con i cerchi da 18 pollici, scatta da 0 a 100 km/h in poco più di 8 secondi), e l’erogazione del motore è sempre fluida e regolare. Allo stesso tempo, tuttavia, Honda ha lavorato duramente per evitare di rendere noioso questo sistema, con un’erogazione che, soprattutto in modalità Sport, è molto pronta e reattiva, e con la mimica sonora e “meccanica” delle cambiate rende più coinvolgente e meno distaccata l’accelerazione.
Si tratta, quindi, di una Full Hybrid che convince tra le curve, ma che anche in città è molto valida. Il motore elettrico riesce a spingere l’auto per la quasi totalità in ambienti urbani, limitando al minimo i consumi, e anche in statale la silenziosità e il comfort sono garantiti. In autostrada, invece, l’ottimo sistema di assistenza alla guida Honda Sensing consente una guida autonoma di Livello 2 precisa e intuitiva, con una buona silenziosità di marcia.
Si tratta quindi dell’auto perfetta? Ovviamente no: il motore termico, quando “simula” le cambiate o in piena accelerazione, si fa sentire nell’abitacolo, mentre la visibilità è buona davanti, ma un po’ scarsa dietro per via delle forme del posteriore. Un limite nella guida a lungo raggio, invece, può essere il serbatoio da 40 litri, non esagerati per un’auto di queste dimensioni: in autostrada, l’autonomia reale è intorno ai 600 km.
Chiudiamo proprio con i consumi, ottimi in città e statale e buoni in autostrada. A velocità codice, infatti, si possono fare i 15-16 km/l, mentre scendendo a 120 all’ora si riesce a portare i consumi a 5,5 l/100 km, ovvero 18 km/l. In città, senza fare troppa attenzione si riescono a percorrere i 17 km/l, mentre con il piede leggero si possono superare i 20 km/l, che è anche la media nel mio test drive di circa 1.200 km.
Dove questa Civic e:HEV impressiona è nel consumo in statale: a velocità costante, è facile percorrere i 22-24 km/l, mentre con il piede leggero sono riuscito a chiudere il mio classico tragitto di 60 km casa-redazione con una media di 3,3 l/100 km, ovvero 30 km/l. Si tratta di numeri davvero estremi per un’auto di queste dimensioni, che fa capire la bontà del progetto e del sistema e:HEV.
Questa Civic XI non è, quindi, un’auto perfetta: non costa poco (anche se, con i listini in continua ascesa, ormai è nella media del suo segmento), non è iper-tecnologica, non ha un’autonomia esagerata e lo spazio, pur superando i 4 metri e 50, non è esagerato. Grazie ad un’ottima dinamica di guida, ad una qualità costruttiva da vera giapponese e ad un sistema ibrido che spinge bene e consuma pochissimo, questa Civic Hybrid è forse l'auto più completa in circolazione nel suo segmento e tra le ibride. Per chi cerca un’auto da famiglia da usare tutti i giorni economa, piacevole e su cui contare, non ci sono molte vetture capaci di fare meglio.
Pro e Contro della Honda Civic Hybrid
Pro
· Ottimo sistema ibrido e:HEV: il powertrain da 184 CV è efficiente e piacevole da usare, anche con piglio sportivo, con consumi davvero contenuti in tutti i contesti.
· Interni ben fatti ed ergonomici: l’abitacolo della Civic è assemblato con cura, con materiali di qualità e un’ergonomia ben studiata.
· Dinamica di guida da riferimento: chi l’ha detto che le Full Hybrid devono essere noiose? Un ottimo sterzo, un telaio ben tarato e sospensioni “giuste” la rendono gustosa su strada.
Contro
· Dimensioni generose, ma spazio “normale”: con i suoi 4,50 metri, è una delle compatte di Segmento C più grandi, ma lo spazio a bordo è nella media, e anche il bagagliaio non è dei più sfruttabili.
· Serbatoio piccolo: con 40 litri di capacità, il serbatoio della Civic Hybrid non è dei più grandi, e in autostrada si traduce in un’autonomia reale di circa 600 km.
· Tecnologia non di ultima generazione: sia il quadro strumenti che il sistema di infotainment funzionano bene, ma hanno grafiche e logiche di funzionamento un po’ indietro rispetto alle rivali più moderne.
Scheda tecnica Honda Civic 2.0 e:HEV
| Caratteristica | Dettaglio |
| Dimensioni (Lunghezza / Larghezza / Altezza) | 4,55 m / 1,80 m / 1,41 m |
| Passo | 2,73 m |
| Motore | 2.0 quattro cilindri benzina aspirato + motore elettrico, sistema Full Hybrid |
| Potenza e Coppia (Termico) | 143 CV a 5.900 giri | 186 Nm a 4.500 giri |
| Potenza e Coppia (Elettrico) | 184 CV | 315 Nm |
| Potenza combinata di sistema | 184 CV |
| Trasmissione e Trazione | Automatico “e-CVT” (trasmissione a rapporto singolo per motore termico) | Anteriore |
| Sospensioni (Anteriori / Posteriori) | McPherson a ruote indipendenti / MultiLink a cinque leve a ruote indipendenti |
| Peso in ordine di marcia | 1.367 – 1.424 kg |
| Prestazioni (0-100 km/h / Vel. Max) | 7,8 – 8,1 secondi / 180 km/h (autolimitati) |
| Consumo medio WLTP e Capacità serbatoio (benzina) | 20,0-21,3 km/l – 40 litri |
| Emissioni di CO2 | 108 – 114 g/km |