Dal definitivo addio all'Audi R8 e alla Lamborghini
Huracán avvenuto nel corso del 2024, il mercato automobilistico globale ha
perso una delle architetture motoristiche più emozionanti ed esclusive.
Un'analisi della transizione verso l'ibrido e del vuoto incolmabile lasciato da
un propulsore leggendario.
Sembra passato un decennio, eppure sono trascorsi appena due
anni da quando l'industria automobilistica ha salutato per sempre il motore
V10. Una transizione silenziosa, oscurata dal clamore mediatico
dell'elettrificazione e dei nuovi powertrain ibridi, ma che ha segnato la fine
di un'era per i puristi della guida. Oggi, a metà del 2026, i listini del nuovo
parlano chiaro: non esiste più alcuna vettura in produzione dotata di un
propulsore a dieci cilindri.
La fine di un'era: il congedo del 5.2 FSI aspirato
L'ultimo baluardo di questa nobile architettura è stato il
leggendario 5.2 litri aspirato, sviluppato originariamente dal Gruppo
Volkswagen. Questo propulsore ha animato per oltre un decennio due delle
supercar più iconiche e apprezzate del mercato: l'Audi R8 e la Lamborghini
Huracán.
La casa dei quattro anelli ha interrotto la produzione della
R8 nello stabilimento di Böllinger Höfe nella primavera del 2024, chiudendo il
sipario con una suggestiva edizione in tinta Vegas Yellow. Pochi mesi dopo,
anche Lamborghini ha mandato in pensione la gloriosa Huracán, sostituendola con
la nuova generazione di supercar elettrificate (capitanate dalla Temerario)
spinte da più compatti e potenti V8 biturbo abbinati a moduli ibridi plug-in.
Con l'uscita di scena di questi due modelli, il V10 è
ufficialmente scomparso dai cataloghi delle auto nuove, chiudendo un capitolo
ingegneristico che affondava le sue radici nell'epoca d'oro dei motori termici.
Le ragioni di una scomparsa inevitabile
L'estinzione del V10 non è stata dettata da una mancanza di
domanda da parte degli appassionati, bensì da un quadro normativo sempre più
stringente e dalle intrinseche difficoltà tecniche di sviluppo. Le normative
europee e internazionali sulle emissioni (come i protocolli Euro 6e ed Euro 7)
hanno imposto limiti di CO2 e inquinanti praticamente impossibili da rispettare
per un propulsore aspirato di così grossa cilindrata e frazionamento.
Per mantenere il V10 sul mercato, i costruttori avrebbero
dovuto implementare complessi sistemi di sovralimentazione e moduli ibridi
pesanti. Di fronte a queste sfide ingegneristiche, l'industria ha optato per il
"downsizing": l'adozione di architetture V8 o V6, che grazie
all'ausilio di turbocompressori e motori elettrici riescono a garantire potenze
persino superiori, abbattendo drasticamente le emissioni nei cicli di
omologazione.
Tutto questo in parte è una giustificazione, ma allo stesso
tempo se i V10 sono scomparsi, lo stesso non si può dire dei nobilissimi V12
che per fortuna si mantengono nei listini
Una gloriosa eredità ingegneristica
Se oggi piangiamo la scomparsa del V10 nel mercato del
nuovo, è doveroso ricordare l'eredità che questa architettura lascia nella
storia dell'automobile. Il dieci cilindri ha rappresentato per anni il
compromesso perfetto: più compatto ed equilibrato di un V12, ma capace di
regimi di rotazione e di un sound inarrivabili per un tradizionale V8.
La storia ci ha regalato capolavori assoluti:
- Porsche
Carrera GT: spinta da un V10 da 5.7 litri derivato da un progetto
originariamente destinato alla Formula 1 e a Le Mans.
- Lexus
LFA: il cui V10 da 4.8 litri, sviluppato in collaborazione con Yamaha,
è universalmente riconosciuto per possedere una delle tonalità di scarico
più belle mai prodotte.
- BMW
M5 (E60): un'audace berlina che nascose sotto il cofano un brutale V10
da 5.0 litri (S85) capace di superare gli 8.000 giri/min.
- Dodge
Viper: l'incarnazione americana del V10, che ha puntato su cilindrate
mostruose (fino a 8.4 litri) e una coppia debordante, lontana dalle
raffinatezze europee ma altrettanto iconica.
Il futuro è nei garage dei collezionisti
A quasi due anni dall'uscita di scena dell'ultima auto a
dieci cilindri nuova, il mercato dell'usato e del collezionismo sta reagendo di
conseguenza. Le quotazioni delle supercar V10 sono in costante e inesorabile
ascesa. I collezionisti hanno compreso che queste vetture rappresentano l'apice
di una tecnologia analogica e acustica che non verrà mai più replicata.
Ridendo e scherzando, il V10 se n'è andato. Ha lasciato il
passo all'efficienza, ai kilowatt e ai sibili elettrici, consegnando alla
storia un sound inconfondibile che, da oggi in poi, potremo ascoltare solamente
sfogliando le pagine del passato.