Il cosiddetto Decreto Omnibus si appresta a entrare nel vivo
del suo iter parlamentare. Dopo l'approvazione in Consiglio dei Ministri lo
scorso 10 giugno (in qualità di quarto correttivo dei decreti attuativi della
delega fiscale), il testo ha appena incassato il semaforo verde dalla
Ragioneria Generale dello Stato. L'esame delle commissioni competenti inizierà
presumibilmente al rientro dalla pausa estiva, portando in dote un pacchetto di
riforme che impatterà in modo significativo sulla mobilità aziendale, sul
welfare e sulla fiscalità dei lavoratori autonomi.
La stretta sulle flotte aziendali: +50% per le auto datate
La misura destinata a far più discutere riguarda la
revisione della fiscalità per il parco auto delle imprese. Il legislatore ha
previsto una severa stretta per le flotte non aggiornate: la base imponibile
subirà una maggiorazione del 50% per tutti i veicoli che hanno superato il
quinto anno dalla prima immatricolazione.
L'obiettivo dell'esecutivo è inequivocabile: accelerare il
rinnovamento del parco circolante aziendale, scoraggiando economicamente il
mantenimento di vetture obsolete. La penalizzazione anagrafica verrà applicata
con un criterio strettamente trasversale e non farà sconti in base alla
tipologia di motore: il rincaro colpirà in modo indiscriminato le auto a
benzina, i veicoli diesel e persino le flotte 100% elettriche.
Fringe benefit: semplificazioni per i calcoli in busta paga
Sul fronte della tassazione dei veicoli assegnati in uso
promiscuo ai dipendenti, il decreto interviene per sciogliere i nodi
interpretativi generati dall'ultima Legge di Bilancio.
Per le auto ordinate nel 2024 e assegnate ai lavoratori a
partire dal 1° luglio 2025, viene confermata la possibilità di derogare
al più gravoso criterio del "valore normale" per il calcolo delle
imposte. Al fine di snellire i calcoli amministrativi e la burocrazia
aziendale, il decreto stabilisce inoltre una regola chiara per gli optional
non inclusi nelle tabelle Aci (e non acquistati direttamente dal dipendente):
il loro valore concorrerà alla tassazione tramite un semplice incremento
forfettario del 5%.
Riforma del welfare e crediti per le Partite IVA
Il Decreto Omnibus ridisegna anche i perimetri delle
agevolazioni legate ai piani di welfare aziendale. Una delle novità più attese
riguarda le misure per i familiari a carico: per poter beneficiare degli sconti
fiscali dedicati, viene definitivamente abolito il requisito della
convivenza o della percezione di assegni alimentari. Questa correzione, che
sana diverse criticità dell'attuale normativa, diventerà operativa a partire
dal periodo d'imposta in corso al 20 dicembre 2025.
Cambiamenti sostanziali attendono anche il mondo delle
professioni. Il testo introduce una nuova imposta sostitutiva del 26%
applicabile sui crediti d'imposta acquistati dai lavoratori autonomi e dalle
partite IVA. La misura prevede una finestra di retroattività, rendendo
possibile l'applicazione anche ai crediti acquisiti fin dal periodo d'imposta
2024 (previa presentazione di un'apposita dichiarazione integrativa).
Ossigeno per le detrazioni IVA e imposte di successione
Sul piano degli adempimenti contabili generali, il decreto
concede una boccata d'ossigeno ai contribuenti. La finestra temporale per
registrare le fatture e portare in detrazione l'IVA viene infatti sensibilmente
allargata: l'operazione sarà consentita fino alla dichiarazione relativa al
secondo anno successivo a quello di ricezione del documento contabile,
garantendo alle imprese un margine di manovra molto più ampio.
Infine, il perimetro del provvedimento annuncia imminenti
novità e correttivi anche per quanto riguarda l'assetto delle imposte di
successione e donazione, i cui dettagli operativi e tecnici saranno definiti
durante il prossimo dibattito in Aula.