Decreto Omnibus, stangata sulle auto aziendali: se l’auto ha più di 5 anni hai un bel problema di tasse. Tutte le novità

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29 luglio 2026, 14.43
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Il cosiddetto Decreto Omnibus si appresta a entrare nel vivo del suo iter parlamentare. Dopo l'approvazione in Consiglio dei Ministri lo scorso 10 giugno (in qualità di quarto correttivo dei decreti attuativi della delega fiscale), il testo ha appena incassato il semaforo verde dalla Ragioneria Generale dello Stato. L'esame delle commissioni competenti inizierà presumibilmente al rientro dalla pausa estiva, portando in dote un pacchetto di riforme che impatterà in modo significativo sulla mobilità aziendale, sul welfare e sulla fiscalità dei lavoratori autonomi.

La stretta sulle flotte aziendali: +50% per le auto datate

La misura destinata a far più discutere riguarda la revisione della fiscalità per il parco auto delle imprese. Il legislatore ha previsto una severa stretta per le flotte non aggiornate: la base imponibile subirà una maggiorazione del 50% per tutti i veicoli che hanno superato il quinto anno dalla prima immatricolazione.
L'obiettivo dell'esecutivo è inequivocabile: accelerare il rinnovamento del parco circolante aziendale, scoraggiando economicamente il mantenimento di vetture obsolete. La penalizzazione anagrafica verrà applicata con un criterio strettamente trasversale e non farà sconti in base alla tipologia di motore: il rincaro colpirà in modo indiscriminato le auto a benzina, i veicoli diesel e persino le flotte 100% elettriche.

Fringe benefit: semplificazioni per i calcoli in busta paga

Sul fronte della tassazione dei veicoli assegnati in uso promiscuo ai dipendenti, il decreto interviene per sciogliere i nodi interpretativi generati dall'ultima Legge di Bilancio.
Per le auto ordinate nel 2024 e assegnate ai lavoratori a partire dal 1° luglio 2025, viene confermata la possibilità di derogare al più gravoso criterio del "valore normale" per il calcolo delle imposte. Al fine di snellire i calcoli amministrativi e la burocrazia aziendale, il decreto stabilisce inoltre una regola chiara per gli optional non inclusi nelle tabelle Aci (e non acquistati direttamente dal dipendente): il loro valore concorrerà alla tassazione tramite un semplice incremento forfettario del 5%.

Riforma del welfare e crediti per le Partite IVA

Il Decreto Omnibus ridisegna anche i perimetri delle agevolazioni legate ai piani di welfare aziendale. Una delle novità più attese riguarda le misure per i familiari a carico: per poter beneficiare degli sconti fiscali dedicati, viene definitivamente abolito il requisito della convivenza o della percezione di assegni alimentari. Questa correzione, che sana diverse criticità dell'attuale normativa, diventerà operativa a partire dal periodo d'imposta in corso al 20 dicembre 2025.
Cambiamenti sostanziali attendono anche il mondo delle professioni. Il testo introduce una nuova imposta sostitutiva del 26% applicabile sui crediti d'imposta acquistati dai lavoratori autonomi e dalle partite IVA. La misura prevede una finestra di retroattività, rendendo possibile l'applicazione anche ai crediti acquisiti fin dal periodo d'imposta 2024 (previa presentazione di un'apposita dichiarazione integrativa).

Ossigeno per le detrazioni IVA e imposte di successione

Sul piano degli adempimenti contabili generali, il decreto concede una boccata d'ossigeno ai contribuenti. La finestra temporale per registrare le fatture e portare in detrazione l'IVA viene infatti sensibilmente allargata: l'operazione sarà consentita fino alla dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello di ricezione del documento contabile, garantendo alle imprese un margine di manovra molto più ampio.
Infine, il perimetro del provvedimento annuncia imminenti novità e correttivi anche per quanto riguarda l'assetto delle imposte di successione e donazione, i cui dettagli operativi e tecnici saranno definiti durante il prossimo dibattito in Aula.
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