Quasi vent'anni fa, in un mondo geopolitico molto diverso da
quello di oggi, una piccola azienda russa si mise in testa un obiettivo
ambizioso: costruire la prima supercar made in Russia. Il nome di
quell'azienda, Marussia, è rimasto noto soprattutto agli appassionati di
Formula 1, ma la sua storia comincia altrove, con un'auto che avrebbe dovuto
sfidare Ferrari e che invece è rimasta una delle pagine più curiose e
dimenticate della storia dell'automobile.
Un'auto leggera, un motore inglese
La Marussia B1 debuttò nel 2008 come prima vettura
mai prodotta dalla casa russa, parte di una famiglia di due modelli denominata
B-Series. L'obiettivo dichiarato fin dal progetto era contenere il peso il più
possibile: la carrozzeria, realizzata in composito di fibra di carbonio,
permetteva alla B1 di scendere a circa 1.100 kg, un risultato di tutto
rispetto per una vettura pensata per competere nel segmento delle supercar.
Sul fronte del motore, Marussia si affidò a un nome di tutto
rispetto: la britannica Cosworth, che già forniva i propulsori per il
team di Formula 1 della stessa azienda russa. Cosworth realizzò entrambe le
unità V6 proposte sulla B1: una da 3,5 litri e una da 2,8 litri, quest'ultima
disponibile in due differenti livelli di potenza, per un totale di 300-420
CV a seconda della configurazione. Tutte le versioni erano abbinate a un
cambio automatico a sei rapporti con palette al volante, per garantire
un'esperienza di guida più coinvolgente.
Nonostante l'impostazione sportiva, la B1 non era pensata
esclusivamente per la pista: a bordo trovavano posto dashcam, alzacristalli
elettrici, aria condizionata e un sistema di infotainment, dettagli che la
rendevano una vettura pensata anche per un uso quotidiano, non solo per il tracciato.
Numeri che raccontano un fallimento
Quello che doveva essere il grande debutto
dell'automobilismo russo si trasformò rapidamente in una débâcle industriale.
Le fonti sui piani di produzione originali divergono: alcune indicano un
obiettivo complessivo di 3.500 unità tra B1 e B2, altre parlano di 3.000. Per
la sola B1 era previsto un ciclo produttivo di 500 esemplari. La realtà
fu ben diversa: Marussia riuscì a costruire, in totale tra B1 e B2, appena
una ventina di vetture.
Le sorti delle vetture effettivamente completate restano in
parte un mistero: alcune sono finite in collezioni private, altre sono state
regalate, altre ancora semplicemente abbandonate. Un esemplare di B2 è oggi
esposto al museo UMMC, nel distretto federale degli Urali, una delle poche
testimonianze fisiche rimaste di questo progetto.
La sorella quasi identica: la B2
Circa un anno dopo il debutto della B1, arrivò la B2,
seconda e ultima vettura della famiglia B-Series. Meccanicamente identica alla
sorella maggiore, con lo stesso powertrain e gli stessi componenti, la B2 si
distingueva principalmente per alcune modifiche estetiche: un frontale
rivisitato con un richiamo al logo Marussia in una sagoma a forma di
"M" integrata nella carrozzeria, e nuovi fari a sviluppo appuntito
che inasprivano il profilo generale della vettura, rendendolo più aggressivo
rispetto alla B1. La B2, peraltro, ebbe anche una breve notorietà nel mondo
videoludico, apparendo in titoli come Need for Speed: Most Wanted, Need for
Speed: Rivals, Driveclub e Asphalt 8: Airborne. Un dettaglio curioso per
un'auto che nella realtà non riuscì mai davvero a circolare.
L'uomo dietro al progetto
Dietro alla Marussia c'era Nikolai Fomenko, fondatore
dell'azienda nel 2007: un personaggio eclettico, già attore, musicista, pilota
e persino conduttore della versione russa di Top Gear. La B1 rappresentava il
suo ingresso nel mondo dell'imprenditoria automobilistica, con l'ambizione
dichiarata di regalare alla Russia la sua prima supercar nazionale.
Nei tre anni successivi al debutto della B1, Marussia
presentò anche la B2 e un terzo veicolo completamente diverso: la F2, un
SUV di lusso a cinque porte e quattro posti svelato nel 2010. Per la F2,
Marussia aveva stretto un accordo con il produttore terzo Valmet Automotive per
realizzare 300 esemplari in uno stabilimento finlandese. Un piano che, a
differenza di B1 e B2, non superò mai la fase di concept, restando un prototipo
unico.
Una storia di "what if"
Marussia Motors cessò definitivamente le attività
nell'aprile 2014, lasciando dietro di sé più domande che risposte. Cosa sarebbe
successo se la produzione fosse riuscita a raggiungere i numeri previsti? Se la
Russia fosse davvero riuscita a imporsi nel mercato delle supercar, accanto a
Ferrari, Lamborghini e McLaren? Oggi di quel sogno restano poche fotografie,
una manciata di esemplari sparsi per il mondo, e una vettura che probabilmente
la maggior parte degli appassionati di auto non avrà mai la possibilità di
vedere dal vivo.