Mentre il capoluogo emiliano cerca di superare gli ostacoli
normativi e i ricorsi che hanno frenato il discusso progetto "Bologna
Città 30", l'amministrazione comunale decide di spingersi oltre. È in
arrivo, infatti, la prima area urbana con un limite di velocità fissato a 20
chilometri orari. Un progetto pilota che prenderà forma nel Quartiere Navile,
ideato per proteggere le aree scolastiche e riorganizzare lo spazio pubblico,
ma che si innesta in un clima cittadino già teso sul fronte della viabilità.
Le incognite della Città 30 e la nuova stretta
L'annuncio della nuova "Zona 20" arriva in un
momento cruciale per le politiche di mobilità bolognesi. Il piano originale
"Bologna Città 30" ha infatti subito una recente e significativa
battuta d'arresto con la bocciatura da parte del Tar. Per aggirare l'ostacolo
legale e ripristinare il limite dei 30 all'ora, Palazzo d'Accursio è stato
costretto a un lavoro di rammendo normativo, varando nuove ordinanze strada per
strada che entreranno in vigore entro il 20 aprile.
In questo quadro di forte incertezza amministrativa e di
dibattito pubblico acceso – che ha visto emergere evidenti criticità
nell'accettazione dei nuovi limiti da parte degli automobilisti – il Comune
rilancia la moderazione del traffico, puntando su vincoli ancora più stringenti
in prossimità dei luoghi considerati "sensibili".
La mappa del progetto: il perimetro del Parco Grosso
L'area prescelta per questo inedito esperimento urbano si
trova nel Quartiere Navile, specificamente nel quadrilatero compreso tra
le vie Erbosa, Gobetti, Cristoforo da Bologna e Manin.
La scelta della localizzazione è strategica: l'epicentro
della nuova viabilità è il complesso scolastico che circonda il Parco Grosso,
un polo educativo che ospita quotidianamente centinaia di famiglie dirette alla
scuola primaria Grosso, al nido Grosso e alla scuola
dell'infanzia David Sassoli. L'attuazione del progetto seguirà un approccio
graduale procedendo per fasi, con l'avvio dei cantieri a fine marzo e
l'obiettivo di rendere la "Zona 20" pienamente operativa entro la
fine di giugno.
Non solo limiti: come cambia l'assetto stradale
Il progetto non si limiterà alla semplice installazione di
una nuova segnaletica verticale, ma prevede una riconfigurazione strutturale
delle strade per costringere fisicamente i veicoli a rallentare. Gli
interventi, mirati ad aumentare la sicurezza e la qualità dello spazio
pubblico, includono:
- Restringimenti
a clessidra ("pinch point"): Verranno creati dei cosiddetti
‘golfi colorati’ in corrispondenza degli incroci. Queste modifiche della
carreggiata obbligheranno le auto a ridurre la velocità, aumentando
parallelamente la visibilità degli attraversamenti e facilitando l'accesso
pedonale con nuove rampe.
- Piazze
pedonali e messa in sicurezza: Le zone di ingresso alle scuole
subiranno una trasformazione significativa, in particolare in via Manin.
Verranno ricavati nuovi stalli per la sosta veicolare e sarà creata una
piazza pedonale sicura d'accesso, arricchita da arredo urbano e
dispositivi per la moderazione del traffico.
- Interventi
di forestazione: Per migliorare il "comfort climatico" della
zona, l'area verrà dotata di nuova vegetazione posizionata in vasi.
- Percorsi
sicuri per i bambini: I tragitti casa-scuola saranno evidenziati
attraverso una specifica segnaletica orizzontale, elementi grafici a terra
e cartellonistica dedicata. È prevista inoltre la realizzazione di un
murales sulla facciata dell'edificio scolastico, frutto di un patto di
collaborazione civica.
La cornice europea: il progetto "Reallocate"
L'iniziativa bolognese non è un caso isolato, ma si
inserisce all'interno di Reallocate, un vasto progetto europeo che
coinvolge 36 membri. Bologna vi partecipa in veste di "città
gemella", affiancata a livello locale dal partner Centro Antartide.
L'iniziativa finanzia 15 casi pilota distribuiti in
altrettante aree urbane europee considerate "non sicure". Quello del
Parco Grosso rappresenta, per ora, un progetto pilota singolo per il capoluogo
emiliano: un test sul campo per valutare l'efficacia del ridisegno stradale a
favore della mobilità dolce e della protezione dei soggetti più a rischio.
Resta da osservare l'impatto reale che questi restringimenti strutturali
avranno sui flussi di traffico limitrofi e, soprattutto, come la cittadinanza
accoglierà questa ulteriore stretta alla viabilità tradizionale.