Oltre la Città 30: Bologna frena ancora e lancia la prima "Zona 20". Il progetto pilota al via entro giugno

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08 aprile 2026, 10.18
Veduta della strada antistante la Scuola Primaria Grosso a Bologna, trasformata in una "Zona 20". In primo piano a sinistra, svettano i cartelli stradali che indicano il limite di velocità di 20 km/h e l'inizio della zona residenziale/scolastica.
Immagine di repertorio (IA)
Mentre il capoluogo emiliano cerca di superare gli ostacoli normativi e i ricorsi che hanno frenato il discusso progetto "Bologna Città 30", l'amministrazione comunale decide di spingersi oltre. È in arrivo, infatti, la prima area urbana con un limite di velocità fissato a 20 chilometri orari. Un progetto pilota che prenderà forma nel Quartiere Navile, ideato per proteggere le aree scolastiche e riorganizzare lo spazio pubblico, ma che si innesta in un clima cittadino già teso sul fronte della viabilità.

Le incognite della Città 30 e la nuova stretta

L'annuncio della nuova "Zona 20" arriva in un momento cruciale per le politiche di mobilità bolognesi. Il piano originale "Bologna Città 30" ha infatti subito una recente e significativa battuta d'arresto con la bocciatura da parte del Tar. Per aggirare l'ostacolo legale e ripristinare il limite dei 30 all'ora, Palazzo d'Accursio è stato costretto a un lavoro di rammendo normativo, varando nuove ordinanze strada per strada che entreranno in vigore entro il 20 aprile.
In questo quadro di forte incertezza amministrativa e di dibattito pubblico acceso – che ha visto emergere evidenti criticità nell'accettazione dei nuovi limiti da parte degli automobilisti – il Comune rilancia la moderazione del traffico, puntando su vincoli ancora più stringenti in prossimità dei luoghi considerati "sensibili".

La mappa del progetto: il perimetro del Parco Grosso

L'area prescelta per questo inedito esperimento urbano si trova nel Quartiere Navile, specificamente nel quadrilatero compreso tra le vie Erbosa, Gobetti, Cristoforo da Bologna e Manin.
La scelta della localizzazione è strategica: l'epicentro della nuova viabilità è il complesso scolastico che circonda il Parco Grosso, un polo educativo che ospita quotidianamente centinaia di famiglie dirette alla scuola primaria Grosso, al nido Grosso e alla scuola dell'infanzia David Sassoli. L'attuazione del progetto seguirà un approccio graduale procedendo per fasi, con l'avvio dei cantieri a fine marzo e l'obiettivo di rendere la "Zona 20" pienamente operativa entro la fine di giugno.

Non solo limiti: come cambia l'assetto stradale

Il progetto non si limiterà alla semplice installazione di una nuova segnaletica verticale, ma prevede una riconfigurazione strutturale delle strade per costringere fisicamente i veicoli a rallentare. Gli interventi, mirati ad aumentare la sicurezza e la qualità dello spazio pubblico, includono:
  • Restringimenti a clessidra ("pinch point"): Verranno creati dei cosiddetti ‘golfi colorati’ in corrispondenza degli incroci. Queste modifiche della carreggiata obbligheranno le auto a ridurre la velocità, aumentando parallelamente la visibilità degli attraversamenti e facilitando l'accesso pedonale con nuove rampe.
  • Piazze pedonali e messa in sicurezza: Le zone di ingresso alle scuole subiranno una trasformazione significativa, in particolare in via Manin. Verranno ricavati nuovi stalli per la sosta veicolare e sarà creata una piazza pedonale sicura d'accesso, arricchita da arredo urbano e dispositivi per la moderazione del traffico.
  • Interventi di forestazione: Per migliorare il "comfort climatico" della zona, l'area verrà dotata di nuova vegetazione posizionata in vasi.
  • Percorsi sicuri per i bambini: I tragitti casa-scuola saranno evidenziati attraverso una specifica segnaletica orizzontale, elementi grafici a terra e cartellonistica dedicata. È prevista inoltre la realizzazione di un murales sulla facciata dell'edificio scolastico, frutto di un patto di collaborazione civica.

La cornice europea: il progetto "Reallocate"

L'iniziativa bolognese non è un caso isolato, ma si inserisce all'interno di Reallocate, un vasto progetto europeo che coinvolge 36 membri. Bologna vi partecipa in veste di "città gemella", affiancata a livello locale dal partner Centro Antartide.
L'iniziativa finanzia 15 casi pilota distribuiti in altrettante aree urbane europee considerate "non sicure". Quello del Parco Grosso rappresenta, per ora, un progetto pilota singolo per il capoluogo emiliano: un test sul campo per valutare l'efficacia del ridisegno stradale a favore della mobilità dolce e della protezione dei soggetti più a rischio. Resta da osservare l'impatto reale che questi restringimenti strutturali avranno sui flussi di traffico limitrofi e, soprattutto, come la cittadinanza accoglierà questa ulteriore stretta alla viabilità tradizionale.
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