Auto aziendali, cambia di nuovo la tassazione: scatta la stretta del governo sui veicoli più vecchi (e cala la busta paga)

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11 giugno 2026, 12.29
auto blu che percorre strada al tramonto
Il governo interviene nuovamente sulla fiscalità legata al mondo del lavoro e della mobilità, introducendo un'attesa correzione alla riforma delle auto aziendali concesse in uso promiscuo (sia per scopi lavorativi sia per il tempo libero). Il nuovo provvedimento modifica i criteri di calcolo del cosiddetto fringe benefit, ovvero il compenso in natura che concorre a formare il reddito imponibile del dipendente, introducendo un netto inasprimento fiscale per i veicoli più datati o a maggiori emissioni inquinanti.
La misura punta a una duplice finalità: accelerare il rinnovo delle flotte aziendali in chiave ecologica e rimodulare il prelievo fiscale direttamente sulle buste paga dei lavoratori che usufruiscono di vetture meno green.

Come cambia il calcolo del fringe benefit

Fino ad oggi, la tassazione sulle auto aziendali a uso promiscuo è stata determinata sulla base di una percentuale del costo chilometrico convenzionale (calcolato sulle tabelle ACI per una percorrenza media di 15.000 km all'anno), variabile in funzione delle emissioni di CO2 del veicolo. Minori sono le emissioni, più bassa è la quota di reddito tassata in capo al dipendente.
La correzione introdotta dall'esecutivo va a modificare queste percentuali, concentrando i rincari sui veicoli più vecchi. In sintesi, i pilastri dell'intervento prevedono:
  • Inasprimento sulle fasce alte di emissione: Per le vetture endotermiche obsolete (tipicamente Euro 4 o Euro 5 con emissioni di CO2 elevate) la quota percentuale del valore ACI considerata come reddito imponibile subisce un incremento significativo.
  • Mantenimento delle agevolazioni per l'elettrico e l'ibrido: Le vetture a zero o ridotte emissioni mantengono aliquote di favore, volte a non penalizzare i dipendenti che scelgono veicoli di ultima generazione.
  • Revisione dei parametri di anzianità: Viene introdotto un coefficiente di penalizzazione legato all'età anagrafica del veicolo inserito nella flotta aziendale.

Gli effetti diretti sulla busta paga dei dipendenti

L'impatto di questa correzione normativa si farà sentire direttamente sul netto mensile dei lavoratori. Poiché il fringe benefit non è un bonus monetario erogato in busta paga, ma una cifra teorica su cui si calcolano le trattenute IRPEF e i contributi previdenziali, l'aumento del suo valore determina un incremento delle tasse da pagare.
A parità di stipendio lordo, un dipendente a cui è affidata un'auto aziendale datata o ad alte emissioni vedrà salire l'imponibile fiscale e, di conseguenza, diminuire l'importo netto percepito ogni mese.
Il meccanismo penalizza non solo le auto storicamente più inquinanti, ma anche i contratti di noleggio a lungo termine aziendali non rinnovati di recente, spingendo di fatto i fleet manager e le imprese a rinegoziare i contratti di fornitura per evitare malumori tra il personale dipendente.

Gli obiettivi macroeconomici della misura

La decisione del governo di correggere la riforma risponde alle pressioni europee in merito alla decarbonizzazione dei trasporti e alla necessità di gettito per le casse dello Stato, senza andare a colpire direttamente le aliquote IRPEF generali.
Le associazioni di categoria del settore automotive seguono con attenzione l'evoluzione del provvedimento, evidenziando come una stretta troppo repentina rischi di pesare eccessivamente sui quadri e sui dipendenti delle medie imprese, dove il ricambio dei parchi auto aziendali richiede cicli temporali più lunghi rispetto alle grandi multinazionali.
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