All’inverno tra il 1925 e il 1926 risalgono il disegno e la costruzione della prima
automobile destinata a chiamarsi Maserati, un modello da competizione
identificato come Tipo 26, con chiaro riferimento all’anno di nascita. Alfieri
Maserati la concepì ispirandosi alla Diatto Grand Prix, da lui
stesso progettata nel 1925. Il motore sovralimentatoaveva lo
stesso frazionamento – 8 cilindri in linea con comando della distribuzione a
due alberi a camme in testa – ma con capacità ridotta da 2 litri a 1492
cc, capaci di 120 CV a 5300 giri/minuto per 200 km/h massimi,
nel rispetto del nuovo limite imposto dall’autorità sportiva
per la formula internazionale di corsa. Anche lo châssis
ripeteva le dimensioni di passo e carreggiate della vettura torinese,
scelta probabilmente dettata da tempi di realizzazione e messa a punto molto
ristretti.
Era infatti il 25 aprile 1926
quando Alfieri guidò la sua automobile all’esordio nella Targa Florio, conquistando, oltre all’ottavo posto assoluto,
il primo nella classe fino a 1500 cc, inaugurando così il libro
d’oro
della neonata marca nel segno della vittoria.
La vettura fu sottoposta a molteplici
interventi evolutivi, apportati progressivamente sugli 11 esemplari
prodotti tra il 1926 e il 1932; tra i più rilevanti, l’adozione del cambio a 4 rapporti anziché a 3 e la riduzione da 2 carburatori
Memini a 1, spostato dall’uscita
all’ingresso del compressore Roots. Lo sviluppo della Tipo 26 consentì incrementi
di potenza (da 120 a 128 CV) e miglioramenti delle prestazioni
che attirarono i primi clienti-piloti come Materassi, Tonini,
Brunori, De Sterlich e lo spagnolo Joaquín Palacio,
cui andò la prima Maserati venduta oltre confine. Nel corso del 1927
il palmarès della casa bolognese si arricchì di numerose vittorie, culminate
con il titolo di campione italiano assoluto, assegnato a Emilio
Materassi.
Dalla Tipo 26, la “B”
Parallelamente, Alfieri Maserati
aveva avviato la realizzazione di una nuova vettura, di cilindrata e
potenza maggiori, destinata alle corse su strada. L’aspetto del modello, quasi identico a quello precedente,
portò alla denominazione 26 B. La parte innovativa era individuabile nel
motore, la cui capacità fu portata a 1980 cc grazie all’aumento dell’alesaggio
da 60 a 62 mm e della corsa da 66 a 82 mm.
Il solido 8 cilindri bialbero
sovralimentato utilizzava un rapporto di compressione leggermente
ridotto (da 5,8/6,0 a 5,6:1), ma allo stesso regime di 5300
giri/minuto forniva una potenza maggiore: 155 CV, con conseguente velocità
massima di 210 km/h. Nei quattro anni di produzione, la 26
B fu sottoposta a molteplici
modifiche e aggiornamenti: in particolare, il motore adottò nuove
tecnologie di fusione, con l’elektron che sostituì ghisa e alluminio per basamento, coppa
dell’olio,
scatola dello sterzo e altri componenti.
Il telaio manteneva l’impostazione della 26 non solo nella struttura a
longheroni e traverse, ma anche nelle dimensioni di carreggiate e passo,
accorciato nel 1928 da 2650 a 2580 mm. La carrozzeria, a partire
dal secondo esemplare, adottò il radiatore
inclinato all’indietro, modifica poi estesa anche alla 26. Nelle corse la 26 B
si impose nel 1927 con De Sterlich
(Vittorio Veneto-Cansiglio, Trento-Bondone e Vermicino-Rocca di Papa) e con Maggi (Nave-Sant’Eusebio), e nel 1928 con Borzacchini (Coppa
Etna e Vermicino-Rocca di Papa).
Fra le vetture conservate al Museo
Nazionale dell’Automobile
di Torino figura una Tipo 26 B, prima evoluzione
del modello capostipite Maserati, alla quale seguirono le Sport 26 MM,
26 B MM e 26 R dal 1928.
La curiosa 26 C “8C
1100”
Allo scopo di promuovere le vendite,
Maserati si affacciò al settore delle Voiturettes. Per realizzare un
modello da 1100 cc, Alfieri Maserati trasformò un 8 cilindri della
Tipo 26, riducendo l’alesaggio
a 51 mm e la corsa a 66 mm. Gli organi
interni sovradimensionati permisero di spingere la meccanica senza
compromettere l’affidabilità.
A 6000 giri/minuto,
la potenza era di 105 CV, per una velocità massima di 185 km/h:
malgrado la riduzione dello spessore del telaio da 4 a 3 mm, il peso era
di 800 kg nella versione Corsa e 880 kg nella versione Sport. Il
confronto con le rivali Amilcar e Salmson,
più leggere rispettivamente di 150 e 250 kg,
penalizzò il progetto, limitandone la produzione a 4 unità tra il 1929 e il
1930. Restano tuttavia due affermazioni significative: la vittoria
di Alfieri Maserati al Premio Reale di Roma 1930 e quella di Beppe
Tuffanelli e Guarino Bertocchi nella classe 1100 della Mille Miglia 1931.
L’ultima evoluzione: 26 M
Il processo di sviluppo della Tipo
26 culminò con la 26 M,
allestita nelle versioni Corsa e Sport. L’obiettivo era completare una gamma che si estendeva dai 1100
cc della 26 C ai 4 litri della V4. Alfieri Maserati scelse una
cilindrata di 2495 cc, ottenuta con l’aumento dell’alesaggio
a 65 mm e l’allungamento della corsa a 95 mm.
L’alimentazione era sempre sovralimentata, con una
pressione spinta: con 185 CV a 5600 giri/minuto, la 26
M risultava la più potente Maserati
precedente, esclusa la V4 a 16 cilindri. Il largo impiego di leghe
leggere consentì di contenere il peso, garantendo maneggevolezza e
tenuta di strada eccellenti.
La lettera M indicava Monoposto,
resa possibile dall’abolizione
dell’obbligo del meccanico a bordo.
Affidata a piloti di rango, la 26 M conquistò numerose vittorie prestigiose, tra le più
significative: Premio Reale Roma (Arcangeli), Circuito del Montenero (Fagioli),
Coppa Acerbo, GP Monza e GP di Spagna (primo successo internazionale con
Varzi), 6 Ore di Tunisi (Castelbarco/Dreyfus), Brooklands Mountain Championship
(Birkin), Mont Ventoux
(Straight), GP d'Albi (Featherstonhaugh) e
Donington Trophy (Straight).