Emergono i brevetti della nuova Dacia Hipster: un'auto
essenziale, compatta e pronta a rivoluzionare il mercato delle vetture a zero
emissioni low-cost sfidando i futuri modelli Stellantis. Se la Dacia Spring detiene attualmente lo scettro di auto
elettrica più economica sul mercato, il panorama della mobilità a zero
emissioni potrebbe presto subire un nuovo, radicale scossone. Nonostante sia in
cantiere una nuova generazione della Spring (che nascerà come gemella della
Renault Twingo E-Tech Electric e con un prezzo d'attacco presumibilmente ancora
più basso), il marchio rumeno sta preparando un'ulteriore offensiva commerciale
che punta al ribasso estremo: la Dacia Hipster.
La nuova categoria M1E: l'elettrico torna essenziale
Presentata come concept car nell'ottobre del 2025, la
Hipster si distingueva per linee squadrate e dimensioni ultra-compatte,
misurando appena 3 metri di lunghezza (ben 70 centimetri in meno rispetto
all'attuale Spring). Se inizialmente i piani per una produzione in serie
sembravano incerti, oggi lo scenario industriale europeo è mutato.
La vettura, infatti, sembrerebbe destinata a inserirsi nella
nuova categoria di omologazione europea "M1E". Questo neonato
segmento normativo è stato concepito specificamente per agevolare la produzione
di auto elettriche basilari ed economiche all'interno dell'Unione Europea,
assoggettandole a protocolli di sicurezza meno stringenti per abbatterne
drasticamente i costi di sviluppo. Un terreno di scontro inedito su cui si
misurerà a breve anche il gruppo Stellantis, pronto a rispondere con la riedizione
moderna della Citroën 2CV e con la versione di serie della concept Pandina.
Dai brevetti alla strada: come cambia la Hipster
La conferma dell'imminente arrivo della Dacia Hipster arriva
dai database dei brevetti internazionali, dove sono emersi i disegni tecnici di
una vettura ormai pronta per la catena di montaggio. Le immagini rivelano
differenze sostanziali rispetto al prototipo mostrato nel 2025, figlie della
necessità di ottimizzare e razionalizzare i costi produttivi.
Per massimizzare il risparmio, i render brevettuali mostrano
l'adozione di finestrini laterali con una semplice apertura a compasso, una
soluzione ingegneristica ed economica già ampiamente sdoganata su veicoli
urbani come la Citroën Ami e la Fiat Topolino. Il frontale presenta ora un
pannello in materiale plastico pieno e semplificato tra i gruppi ottici, mentre
gli specchietti retrovisori abbandonano il design futuristico del concept per
assumere forme del tutto convenzionali.
La modifica più radicale si osserva tuttavia nella sezione
posteriore: la casa madre ha detto addio al costoso portellone sdoppiato visto
sulla show-car (che prevedeva il lunotto apribile verso l'alto e una ribaltina
inferiore). Al suo posto, il modello di serie adotterà una più pratica portiera
incernierata sul lato sinistro, che integra il lunotto in un unico elemento
solido. A completare l'adeguamento alle normative stradali, nel paraurti
posteriore hanno fatto la loro comparsa i catarifrangenti obbligatori, del
tutto assenti sul modello da esposizione.