Volkswagen, l'ultimatum di Oliver Blume: "Grandi investimenti non più sostenibili"

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28 gennaio 2026, 15.45
oliver-blume ceo di volkswagen
Finito il doppio incarico con Porsche, il CEO si trova con le spalle al muro: 48 miliardi di valore bruciati e lo spettro dei dazi USA. Il suo avvertimento gela mercati e politica: senza certezze, si chiudono i rubinetti.
Il tempo degli alibi è finito il primo gennaio. Oliver Blume non è più il manager "part-time" diviso tra Stoccarda e Wolfsburg. Ora è solo al comando della nave ammiraglia Volkswagen, e la tempesta che sta affrontando è forse la più violenta della storia recente del gruppo.
Gli investitori hanno perso la pazienza. I numeri, spietati svelati da Automotive News Europe, dicono che sotto la sua gestione congiunta il valore di mercato di VW e Porsche si è contratto di circa 48 miliardi di euro. Non c'è più la "rete di sicurezza" dei profitti Porsche a mascherare le difficoltà del marchio principale. Ora Blume deve portare risultati, e in fretta.
Ma il CEO ha deciso di giocare d'attacco, lanciando un monito che suona come un vero e proprio allarme rosso per la politica tedesca e internazionale. Schiacciato tra la crisi delle vendite in Cina e la minaccia imminente di nuovi dazi USA sotto una possibile presidenza Trump, Blume ha pronunciato parole che segnano un punto di non ritorno.
Parlando delle prospettive future, e specificamente degli investimenti legati all'export (come per Audi negli USA), Blume è stato lapidario:
"A fronte di un onere tariffario invariato, ulteriori grandi investimenti non sono finanziariamente sostenibili. Ciò di cui abbiamo bisogno sono la riduzione dei costi nel breve termine e condizioni commerciali affidabili."
"Non finanziariamente sostenibili". È la frase che gela il sangue. Significa che il colosso tedesco è pronto a tirare il freno a mano sugli investimenti strategici se il clima geopolitico non offrirà garanzie.
La strategia è chiara: non si può più spendere sperando nella crescita. La priorità assoluta diventa il taglio dei costi, brutale e immediato, specialmente negli stabilimenti tedeschi, ormai troppo costosi rispetto alla concorrenza globale. Il 2026 non è solo un nuovo anno per Blume: è l'anno della verità in cui si decide il destino del più grande costruttore d'Europa.
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