Finito il doppio incarico con Porsche, il CEO si trova
con le spalle al muro: 48 miliardi di valore bruciati e lo spettro dei dazi
USA. Il suo avvertimento gela mercati e politica: senza certezze, si chiudono i
rubinetti.
Il tempo degli alibi è finito il primo gennaio. Oliver Blume
non è più il manager "part-time" diviso tra Stoccarda e Wolfsburg.
Ora è solo al comando della nave ammiraglia
Volkswagen, e la tempesta che sta
affrontando è forse la più violenta della storia recente del gruppo.
Gli investitori hanno perso la pazienza. I numeri, spietati svelati da Automotive News Europe,
dicono che sotto la sua gestione congiunta il valore di mercato di VW e Porsche
si è contratto di circa 48 miliardi di euro. Non c'è più la "rete di
sicurezza" dei profitti Porsche a mascherare le difficoltà del marchio
principale. Ora Blume deve portare risultati, e in fretta.
Ma il CEO ha deciso di giocare d'attacco, lanciando un
monito che suona come un vero e proprio allarme rosso per la politica tedesca e
internazionale. Schiacciato tra la crisi delle vendite in Cina e la minaccia
imminente di nuovi dazi USA sotto una possibile presidenza Trump, Blume ha
pronunciato parole che segnano un punto di non ritorno.
Parlando delle prospettive future, e specificamente degli
investimenti legati all'export (come per Audi negli USA), Blume è stato
lapidario:
"A fronte di un onere tariffario invariato,
ulteriori grandi investimenti non sono finanziariamente sostenibili. Ciò di cui
abbiamo bisogno sono la riduzione dei costi nel breve termine e condizioni
commerciali affidabili."
"Non finanziariamente sostenibili". È la frase che
gela il sangue. Significa che il colosso tedesco è pronto a tirare il freno a
mano sugli investimenti strategici se il clima geopolitico non offrirà
garanzie.
La strategia è chiara: non si può più spendere sperando
nella crescita. La priorità assoluta diventa il taglio dei costi, brutale e
immediato, specialmente negli stabilimenti tedeschi, ormai troppo costosi
rispetto alla concorrenza globale. Il 2026 non è solo un nuovo anno per Blume:
è l'anno della verità in cui si decide il destino del più grande costruttore
d'Europa.