"Ha ammesso che è una presa in giro": l'UNC smonta il piano Meloni sulle accise (e spiega quanto stiamo perdendo)

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12 marzo 2026, 11.39
giorgia meloni in una foto di archivio la presse
Il dibattito sul caro carburanti si infiamma in seguito alle recenti dichiarazioni in Parlamento della Presidente del Consiglio. Le parole di Giorgia Meloni sul mancato utilizzo del meccanismo dell'accisa mobile hanno infatti innescato la dura reazione dell'Unione Nazionale Consumatori (UNC). Attraverso il suo presidente, Massimiliano Dona, l'associazione ha accusato l'Esecutivo di inazione e di aver ignorato soluzioni alternative che avrebbero portato a un risparmio immediato per gli automobilisti italiani.
Ecco, nel dettaglio, i punti critici sollevati dall'UNC e l'analisi della situazione.

L'accisa mobile e l'intervento "fuori tempo massimo"

Il nodo centrale dello scontro riguarda l'applicazione dell'accisa mobile. La premier ha spiegato alle Camere di non aver attivato il meccanismo poiché gli extra-gettiti derivanti dall'IVA non sono sufficienti a garantire un taglio che sia realmente percepibile dai cittadini. La strategia del Governo prevede quindi di intervenire solo quando l'aumento dei prezzi alla pompa diventerà "strutturale" e l'impatto reale.
Questa posizione è stata aspramente criticata da Massimiliano Dona, che l'ha definita una conferma della "bufala dell'accisa mobile". Secondo l'UNC, attendere che il rincaro diventi strutturale significa intervenire quando l'inflazione avrà già colpito il sistema economico.
  • La critica sulle tempistiche: "La Meloni ci ha detto ieri che interverrà quando oramai sarà già scattata la spirale inflazionistica, dopo che i buoi saranno scappati dalla stalla", sottolinea Dona, ricordando come l'associazione avesse già avvertito il Governo dell'inefficacia di meccanismi complessi come quelli previsti dal decreto legge n. 5/2023.

L'impatto sui portafogli è già reale

A destare ulteriore disappunto nell'associazione dei consumatori è l'affermazione secondo cui l'impatto sui cittadini non sarebbe ancora tangibile.
L'UNC smentisce questa tesi portando all'attenzione dati pratici e quotidiani: "Evidentemente la Meloni non va più a fare il pieno come qualche anno fa", provoca Dona, facendo notare che nel giro di soli 8 giorni un pieno di gasolio è arrivato a costare oltre 10 euro in più. Un rincaro netto e immediato che pesa direttamente sulle famiglie e sui costi di logistica.

La "quarta strada" ignorata per l'allineamento delle accise

Il secondo tema affrontato riguarda il futuro allineamento delle accise tra benzina e diesel. La premier ha illustrato in Parlamento tre possibili scenari per livellare l'imposizione fiscale sui due carburanti. L'UNC, tuttavia, accusa il Governo di aver deliberatamente omesso una "quarta strada", molto più vantaggiosa per i contribuenti.
La proposta dell'Unione Nazionale Consumatori prevede un allineamento al ribasso. Attualmente, l'accisa sulla benzina si attesta a 67,29 centesimi al litro. Se il livellamento non venisse fatto verso il basso, lo Stato incasserebbe — secondo le stime dell'associazione — un extra-gettito di ben 552,4 milioni di euro nel solo 2026.

Cosa chiede l'UNC:

  • Rinunciare a questo tesoretto fiscale.
  • Restituire immediatamente queste risorse ai cittadini.
  • Utilizzare i fondi per abbassare strutturalmente le accise di 10 centesimi al litro per la benzina e di 20 centesimi per il gasolio, senza ricorrere a "meccanismi mirabolanti".
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