Forse Stellantis ha trovato un nuovo motore (4 cilindri benzina) per l'Europa: ecco l'Hurricane 4

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12 marzo 2026, 11.45
primo piano del motore hurricane 4 smontato con tutte le parti a vista su sfondo scuro
Quando si parla di motorizzazioni in casa Stellantis, il dibattito europeo è spesso monopolizzato dalle discussioni — e talvolta dalle polemiche — legate al ben noto PureTech 1.2, un tre cilindri che, pur diffuso su larga scala, ha lasciato qualche ombra sulla percezione di affidabilità da parte del pubblico. Eppure, esplorando i meandri ingegneristici del gruppo guidato da Antonio Filosa, si scopre l'esistenza di un progetto termico infinitamente più ambizioso e tecnologicamente sofisticato.
Si chiama Hurricane 4 (o Hurricane 4 Turbo) e, al momento, rappresenta un'esclusiva del mercato nordamericano, dove ha da poco debuttato sotto il cofano della rinnovata Jeep Grand Cherokee 2026. Se i vertici decidessero di importarlo nel Vecchio Continente, Stellantis si ritroverebbe tra le mani una carta tecnica fondamentale per rilanciare le ambizioni dei suoi marchi premium.

Molto più di un "semplice" quattro cilindri

Nato negli Stati Uniti e sviluppato a stretto contatto con l'orbita Jeep e Chrysler, l'Hurricane 4 è un propulsore da 2.0 litri a quattro cilindri in linea capace di erogare numeri di primissimo piano: 324 cavalli a 6.000 giri e 450 Nm di coppia massima (332 lb-ft), di cui il 90% disponibile in un arco di erogazione vastissimo, tra i 2.600 e i 5.600 giri.
Si tratta di un rapporto di ben 162 CV/litro, un valore che pone questo motore in diretta concorrenza con unità notoriamente prestazionali, ma con una differenza sostanziale: l'Hurricane 4 non nasce esclusivamente per auto compatte ad alte prestazioni, ma per muovere con disinvoltura i voluminosi e pesanti SUV di segmento E e D.

La tecnologia a pre-camera: un tocco di Maserati

La vera unicità di questo motore non risiede però solo nella potenza bruta, ma nel raffinatissimo lavoro svolto sulla combustione. L'Hurricane 4 adotta una tecnologia di accensione a getto turbolento (Turbulent Jet Ignition - TJI), una soluzione tecnica derivata direttamente dal mondo delle corse e già vista a bordo del celebre V6 Nettuno della Maserati MC20.
In estrema sintesi, la miscela aria-carburante viene accesa all'interno di una piccola pre-camera situata sopra il cilindro principale; l'espansione dei gas innesca poi una combustione rapidissima e uniforme nel cilindro sottostante. Il sistema si avvale di una doppia iniezione (diretta ad alta pressione a 350 bar e indiretta PFI) e, particolarità assoluta per un propulsore di questa fascia, due candele per cilindro: una dedicata alla pre-camera e l'altra alla camera di combustione principale.
Tutto questo, unito a un rapporto di compressione elevatissimo (12:1) e a un turbocompressore a geometria variabile (VGT) capace di pressioni fino a 2,4 bar, permette di ottenere non solo prestazioni fulminee in basso, ma un incremento di potenza del 20% abbinato a un taglio dei consumi del 10% rispetto ai precedenti 2.0 litri del gruppo.

Un jolly per le future Alfa Romeo e Maserati?

Il punto cruciale della questione è squisitamente geografico: l'Hurricane 4, attualmente, è riservato agli USA. Ma cosa accadrebbe se Stellantis decidesse di traghettarlo in Europa?
La risposta è semplice: andrebbe a colmare un vuoto tecnologico significativo. Un motore quattro cilindri di tale caratura ingegneristica, se opportunamente tarato per superare le rigidissime normative antinquinamento europee, rappresenterebbe la soluzione ideale per equipaggiare modelli chiave del futuro. Vetture come le nuove generazioni di Alfa Romeo Giulia e Stelvio (costruite sulla piattaforma STLA Large) necessitano disperatamente di propulsori termici all'altezza del loro blasone dinamico. Lo stesso discorso vale per Maserati, dove un 2.0 così raffinato potrebbe fungere da eccellente base di partenza (magari elettrificata) per le versioni entry-level del Tridente.
Ovviamente, in un'Europa dominata dalle normative sulle emissioni, è altamente improbabile che l'Hurricane 4 possa sbarcare in forma puramente "tradizionale". È molto più realistico immaginarlo come cuore pulsante di sofisticati sistemi ibridi Plug-in (PHEV) o Mild Hybrid, capaci di innalzare la potenza complessiva a ridosso della soglia dei 400 CV.
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