Se vi emozionate davanti al sound di un V8, se apprezzate
l'aerodinamica di una supercar o se risparmiate una vita per mettervi in garage
l'auto dei vostri sogni, la diagnosi è servita: siete solo uomini insicuri in
cerca di una compensazione anatomica. Non è la battuta di un comico, ma la tesi
centrale di una vera e propria ricerca pubblicata dal Dipartimento di
Psicologia Sperimentale dell’University College di Londra (UCL).
Con il titolo – a dir poco inequivocabile – di "Small
penises and fast cars: evidence for a Psychological link" (Peni
piccoli e auto veloci: prove di un legame psicologico), un gruppo di accademici
britannici ha deciso di ergersi a giudice della passione automobilistica,
riducendo l'amore per la meccanica a un banale e volgare complesso di
inferiorità.
Un esperimento basato sull'inganno psicologico
Per dimostrare questa suggestiva (e forse preconcetta)
teoria, i ricercatori hanno preso a campione 200 uomini di età compresa tra i
18 e i 74 anni. Ma è il metodo utilizzato a lasciare perplessi.
Agli intervistati gli scienziati hanno comunicato loro che
le dimensioni medie dell'organo genitale maschile fossero decisamente superiori
alla realtà. L'obiettivo era creare artificialmente un senso di inadeguatezza
nel campione, inducendo gli uomini a credere di essere anatomicamente
"sotto la media". In questo stato di presunta frustrazione indotta, è
stata posta loro – nascosta tra altre domande – la fatidica questione: quanto
desiderassero un'auto sportiva. Il risultato sbandierato dai ricercatori è che
gli uomini (specialmente gli over 30) indotti a sentirsi "meno
dotati" mostravano una maggiore propensione all'acquisto di una vettura ad
alte prestazioni.
In difesa dell'automobile: ingegneria, non compensazione fallica
Lo studio londinese del 2023 sembra ignorare completamente
la realtà dei fatti e la complessità della cultura motoristica. Condannare
l'amore per le auto sportive come una mera "protesi dell'ego"
significa mortificare decenni di progresso tecnologico, design industriale e
successi sportivi. Chi ama un'auto sportiva ne apprezza il bilanciamento dei
pesi, la precisione dello sterzo, l'estetica mozzafiato firmata da grandi
designer e il patrimonio storico del marchio. Piace l'oggetto in sé, per le
emozioni che trasmette alla guida.
Inoltre, la ricerca sembra cadere in un macroscopico
pregiudizio di genere: associa esclusivamente al maschio insicuro il desiderio
di velocità, ignorando del tutto il crescente numero di donne appassionate di
automobilismo e motorsport.
La pretesa di dover attribuire a ogni costo una valenza
patologica o compensativa all'acquisto di una vettura sportiva (come se un
cofano lungo dovesse per forza sostituire qualcos'altro) appare oggi
tristemente anacronistica.
Mentre gli appassionati continuano a ritrovarsi nei raduni,
nei track-day e nei saloni per celebrare l'eccellenza motoristica, l'amara
constatazione è che forse il vero complesso di inferiorità non risiede nel
garage di chi acquista una sportiva, ma in chi non riesce ad accettare che una
bella automobile possa semplicemente essere amata per quello che è.