All’inizio degli
anni Sessanta, l’
Italia divenne uno
dei principali paesi di riferimento nella
ricerca sull’efficienza aerodinamica. In questo contesto nacque la
Pininfarina X del 1960,
uno dei risultati più
sperimentali e innovativi sviluppati dall’azienda, che per molti anni avrebbe continuato a dedicare
grande attenzione allo studio dell’aerodinamica
attraverso
prototipi e vetture di serie.
La vettura fu progettata in collaborazione
con Alberto Morelli, professore del Politecnico di Torino e studioso
di aerodinamica applicata ai trasporti aerei. Pininfarina gli chiese di estendere
i suoi studi aerodinamici al campo automobilistico, con l’obiettivo di progettare una vettura familiare a bassa
resistenza aerodinamica, capace di ottenere velocità superiori e consumi
ridotti a parità di motore.
Il risultato fu una vettura a forma
di goccia, caratterizzata da una sezione anteriore stretta che si
espandeva nella zona centrale e si allungava verso il posteriore.
Questa particolare configurazione portò a una curiosa disposizione
romboidale delle quattro ruote: una ruota centrale anteriore, due
ruote laterali molto arretrate e una ruota centrale posteriore.
Le ampie pinne posteriori
non rappresentavano un semplice richiamo alla moda stilistica diffusa negli Stati
Uniti, ma avevano una precisa funzione tecnica: contrastare la perdita
di stabilità causata dalla forma aerodinamica estremamente esasperata.
Con questa configurazione la Pininfarina X raggiungeva una velocità di 150
km/h, circa il 20% in più rispetto a una Fiat 1100 di serie. Il
motore utilizzato era infatti il quattro cilindri in linea da 1.089 cc e 43
CV della Fiat 1100.
Il coefficiente di penetrazione
aerodinamica, cioè il numero adimensionale che quantifica la
resistenza di un oggetto in un ambiente fluido come l’aria, era pari a 0,23:
un valore straordinario per l’epoca,
equivalente a quello delle vetture stradali più aerodinamiche di oggi.
Pininfarina Studio Cr 25 (1974)
Nel 1972, Pininfarina inaugurò presso
la sede di Grugliasco una galleria del vento che all’epoca era considerata la più avanzata al mondo,
progettata per lavorare su vetture in scala reale (1:1).
Per dimostrare concretamente le
potenzialità della nuova struttura, nell’autunno del 1974,
al Salone di Torino, venne presentata una vettura prototipo: la Pininfarina
Studio Cr 25, con carrozzeria disegnata da Aldo
Brovarone. Sebbene il progetto fosse principalmente sperimentale, il
concept era immaginato per il marchio Ferrari e presentava infatti alcune
caratteristiche stilistiche riconoscibili, vicine al linguaggio formale delle
vetture di Maranello.
La Studio Cr 25
era una coupé a due porte e quattro posti, caratterizzata da un coefficiente di resistenza
aerodinamica di soli 0,256, valore da cui derivava anche il nome del
modello. Il prototipo introdusse diversi elementi tecnici innovativi,
tra cui: un’ala
integrata nello spoiler del paraurti anteriore, capace di sollevarsi all’indietro
per ridurre la turbolenza dell’aria
attorno ai passaruota e alle ruote, triangoli
sui montanti posteriori che si aprivano in fase di decelerazione, cerchi
“pieni” ampi
paraurti ad assorbimento.
Proprio questi paraurti ad
assorbimento dividevano visivamente l’auto in due segmenti distinti. Nella parte
inferioreera presente una lunga griglia di ventilazione che
convogliava l’aria
verso i radiatori. Nella parte posteriore comparivano invece lunghe
pinne di raccordo che si estendevano fino a raggiungere l’alettone posteriore, progettato per generare deportanza.
Su questo modello, alto soltanto
1,1 metri, si ipotizzò l’utilizzo
di un motore Ferrari 12 cilindri Boxer. Tuttavia questo esercizio di
stile ebbe poche possibilità di diventare un modello di produzione,
anche se alcune soluzioni furono successivamente adottate sulla Ferrari
Mondial, come la presa d’aria
lamellare orizzontale sul cofano anteriore.
Pininfarina CNR (1978)
Il riconoscimento della Pininfarina
CNR con il Compasso d’Oro
Award nel 1979 evidenziò l’eccezionale processo di approfondimento progettuale
che l’azienda aveva continuato a sviluppare
nel campo dell’aerodinamica
e della forma.
Il premio fu assegnato specificamente
per la sua “Forma Aerodinamica Ideale”, risultato di un progetto di ricerca teorica e
sperimentale promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
La forma aerodinamica della Pininfarina CNR raggiunse un coefficiente di resistenza di appena 0,20,
un valore notevolmente basso per l’epoca. Un
coefficiente più basso indica infatti una minore resistenza dell’aria,
che si traduce in maggiore efficienza nei consumi e prestazioni
complessive migliori.
Il successo di questo progetto dimostrò
con chiarezza l’importanza
dell’aerodinamica
nel design automobilistico. Riducendo il
coefficiente di resistenza, la Pininfarina CNR
avrebbe potuto ridurre significativamente il consumo di carburante, un
aspetto particolarmente rilevante alla fine degli anni Settanta, periodo
segnato da forti aumenti dei prezzi del carburante e da una crescente consapevolezza
ambientale.
Il design innovativo non solo
contribuì a migliorare le prestazioni del veicolo, ma stabilì anche un
punto di riferimento per i progetti automobilistici futuri. Ancora oggi la Pininfarina CNR rappresenta una pietra miliare nella storia dell’automobile, dimostrando come ricerca scientifica e design
innovativo possano generare progressi tecnologici concreti e di grande
impatto.
Pininfarina CNR E2 (1990)
La Pininfarina
CNR E2 era una berlina aerodinamica a
quattro porte, basata sulla Fiat Tipo, sviluppata nel 1990 in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche
(CNR).
L’obiettivo principale del progetto era ottenere la
resistenza aerodinamica più bassa possibile, mantenendo allo stesso tempo elevati
standard di sicurezza.
Questo veicolo innovativo venne
presentato al Salone dell’Auto
di Torino del 1990, dimostrando ancora una volta l’impegno di Pininfarina nel campo del design e dell’ingegneria d’avanguardia, e rilanciando la collaborazione con il CNR
dopo il successo del progetto precedente. Il
risultato fu un’automobile
capace di percorrere 22 km con un litro di carburante a 90 km/h costanti,
raggiungendo una velocità massima di 205 km/h grazie a un coefficiente
aerodinamico CX di 0,193 e a un peso di soli 980 kg. Il motore era
il quattro cilindri da 1.372 cc, esattamente lo stesso montato di
serie sulla Fiat Tipo, con una potenza di 78 cavalli a 6.000 giri/minuto.
Le forme della carrozzeria
erano piene e molto pulite, rastremate all’anteriore e
più decise nella parte posteriore, dove compariva una coda alta e
allungata progettata per favorire il distacco dei flussi d’aria
e limitare le turbolenze. Sopra le ruote posteriori erano presenti
bandelle aerodinamiche che miglioravano lo scorrimento dell’aria lungo la fiancata, riducendo
ulteriormente le turbolenze. A queste soluzioni si aggiungevano vetri e
maniglie delle portiere a filo, paraurti avvolgenti e sotto-scocca
completamente carenato.
Pininfarina Ethos 2 (1993)
La Pininfarina Ethos 2
era un’elegante coupé
che si distingueva per la sua eccezionale efficienza aerodinamica,
raggiungendo un coefficiente di resistenza straordinario di soli 0,19.
Questo modello faceva parte di una trilogia
di prototipi eco-compatibili presentati tra il 1992 e il 1994,
sviluppati per esplorare nuove soluzioni di mobilità sostenibile. Il
progetto nacque dalla collaborazione tra Pininfarina, Orbital Engine
Company, Hydro Aluminium e General
Electric Plastics, con l’obiettivo di dimostrare come design accattivante e
ingegneria ecologica potessero coesistere nello stesso veicolo.
Presentata al Salone di Ginevra del
1993, la Ethos 2 si basava su concetti e tecnologie già introdotti con la Ethos 1, una roadster a due posti. In questo secondo
prototipo venne posta particolare enfasi sulla profilazione della parte
posteriore e sulla silhouette complessiva, elementi fondamentali per
raggiungere gli ambiziosi obiettivi aerodinamici fissati dai progettisti
Pininfarina. I test nella galleria del vento restituirono risultati
eccezionali, dimostrando l’efficacia
di una meticolosa attenzione ai dettagli nella progettazione della carrozzeria.
La forma
aerodinamica e l’utilizzo di materiali innovativi non contribuirono soltanto all’efficienza
energetica, ma permisero anche di creare forme
particolarmente affascinanti. Il progetto combinava infatti materiali
avanzati, tecnologie
a basse emissioni e uno stile distintivo, con l’obiettivo
di realizzare veicoli ecologicamente responsabili ma anche esteticamente
convincenti. La Ethos 2, così come
gli altri prototipi della stessa famiglia, mise in evidenza la capacità di
Pininfarina di innovare e adattarsi ai cambiamenti, stabilendo nuovi standard nella progettazione automobilistica
sostenibile, senza rinunciare a una forte personalità estetica