Può un "pieno" di energia per un'auto elettrica
trasformarsi in un incubo finanziario e burocratico? La risposta, purtroppo, è
sì. A sollevare il velo su una disfunzione tecnologica e tariffaria che
preoccupa i possessori di veicoli a zero emissioni è il portale specializzato Vaielettrico,
che ha documentato l'incredibile disavventura di un utente, trovatosi a pagare
oltre 4 euro per un singolo kilowattora a causa di un guasto di sistema.
Il caso riapre il dibattito sulla trasparenza delle
colonnine di ricarica e sull'affidabilità delle comunicazioni tra i diversi
operatori del settore.
L'antefatto: una domenica a Riccione e una wallbox "cieca"
Come riportato dalla fonte Vaielettrico, la vicenda
ha come protagonista Massimo, un guidatore esperto di auto elettriche. Domenica
3 maggio, l'automobilista ha collegato la propria vettura a una wallbox del
circuito Repower situata all'esterno di una struttura ricettiva a
Riccione, attivando la sessione tramite una tessera RFID del circuito Elli
(di proprietà del gruppo Volkswagen).
L'abbonamento di Massimo prevede condizioni apparentemente
chiare:
- Una
tariffa fissa di 0,61 euro/kWh per le colonnine in corrente
alternata (AC).
- Una
tariffa di occupazione (penale) di 0,05 euro al minuto applicata
solo dopo le prime 4 ore (240 minuti) di sosta, nella fascia oraria diurna
(dalle 9:00 alle 21:00).
Il problema strutturale di partenza risiede nell'hardware:
la wallbox utilizzata era priva di display informativo, impedendo all'utente di
monitorare l'avanzamento dei kWh erogati. Inoltre, l'utilizzo della tessera
RFID non ha permesso all'applicazione Elli di fornire un tracciamento in tempo
reale della sessione.
Il salasso: 24 ore di sosta addebitate per errore
Dopo circa 5 ore e 40 minuti, l'automobilista ha scollegato
il veicolo per fare ritorno a casa, notando un livello di carica della batteria
sospettosamente basso (salito di appena il 10%). Mettendo in conto una normale
penale per l'occupazione extra della colonnina (circa un'ora e mezza oltre il
limite gratuito), la stima della spesa si aggirava intorno ai 15-20 euro
totali.
Il giorno successivo, la fattura ha svelato un quadro
tecnico disastroso. Il documento contabile riportava un addebito totale di 27,15
euro, giustificato da una serie di anomalie di sistema:
- Erogazione
interrotta: La ricarica si è bloccata inspiegabilmente dopo meno di
un'ora, erogando la miseria di 6,4 kWh (costo effettivo
dell'energia: 3,90 euro).
- Sessione
infinita: Il sistema non ha registrato la disconnessione dell'auto
avvenuta nel primo pomeriggio di domenica. Al contrario, ha mantenuto
attiva la sessione fino alle 9:51 del lunedì mattina.
- Penale
astronomica: A causa di questo errore di comunicazione, il software ha
calcolato ben 465 minuti di "occupazione abusiva" (oltre otto
ore tariffabili), generando un costo aggiuntivo a tempo di 23,25 euro.
Il risultato finale? Un costo di circa 4,24 euro per ogni
kWh, una cifra fuori da ogni logica di mercato.
Le cause del disservizio e la richiesta di rimborso
Secondo l'analisi condotta da Vaielettrico,
l'incidente non è imputabile a una malafede degli operatori, ma a un grave e
simultaneo tilt di hardware, software e connettività. Si è verificato un
evidente problema di comunicazione (mancato handshake di chiusura) tra il CPO
(Charging Point Operator, ovvero Repower) e il fornitore del servizio di
mobilità MSP (Elli).
L'automobilista, in possesso di prove inconfutabili che
smontano la fattura (tra cui l'orario di ingresso al casello autostradale la
domenica pomeriggio e un certificato medico per una visita il lunedì mattina ad
un'ora incompatibile con la disconnessione della colonnina), ha già avviato le
procedure per richiedere il rimborso.
Questa vicenda, seppur risolvibile tramite l'assistenza
clienti, accende un faro su una criticità reale della transizione ecologica:
l'infrastruttura di ricarica deve garantire totale trasparenza e sistemi di
fail-safe automatici per impedire che errori telematici si trasformino in
bollette shock per l'utente finale.