Ricarica l’auto elettrica e riceve una bolletta shock: 27 euro per soli 6 kWh. Il mistero della "ricarica fantasma"

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08 maggio 2026, 10.59
La Cupra Born VZ Timanfaya durante la fase di ricarica
Può un "pieno" di energia per un'auto elettrica trasformarsi in un incubo finanziario e burocratico? La risposta, purtroppo, è sì. A sollevare il velo su una disfunzione tecnologica e tariffaria che preoccupa i possessori di veicoli a zero emissioni è il portale specializzato Vaielettrico, che ha documentato l'incredibile disavventura di un utente, trovatosi a pagare oltre 4 euro per un singolo kilowattora a causa di un guasto di sistema.
Il caso riapre il dibattito sulla trasparenza delle colonnine di ricarica e sull'affidabilità delle comunicazioni tra i diversi operatori del settore.

L'antefatto: una domenica a Riccione e una wallbox "cieca"

Come riportato dalla fonte Vaielettrico, la vicenda ha come protagonista Massimo, un guidatore esperto di auto elettriche. Domenica 3 maggio, l'automobilista ha collegato la propria vettura a una wallbox del circuito Repower situata all'esterno di una struttura ricettiva a Riccione, attivando la sessione tramite una tessera RFID del circuito Elli (di proprietà del gruppo Volkswagen).
L'abbonamento di Massimo prevede condizioni apparentemente chiare:
  • Una tariffa fissa di 0,61 euro/kWh per le colonnine in corrente alternata (AC).
  • Una tariffa di occupazione (penale) di 0,05 euro al minuto applicata solo dopo le prime 4 ore (240 minuti) di sosta, nella fascia oraria diurna (dalle 9:00 alle 21:00).
Il problema strutturale di partenza risiede nell'hardware: la wallbox utilizzata era priva di display informativo, impedendo all'utente di monitorare l'avanzamento dei kWh erogati. Inoltre, l'utilizzo della tessera RFID non ha permesso all'applicazione Elli di fornire un tracciamento in tempo reale della sessione.

Il salasso: 24 ore di sosta addebitate per errore

Dopo circa 5 ore e 40 minuti, l'automobilista ha scollegato il veicolo per fare ritorno a casa, notando un livello di carica della batteria sospettosamente basso (salito di appena il 10%). Mettendo in conto una normale penale per l'occupazione extra della colonnina (circa un'ora e mezza oltre il limite gratuito), la stima della spesa si aggirava intorno ai 15-20 euro totali.
Il giorno successivo, la fattura ha svelato un quadro tecnico disastroso. Il documento contabile riportava un addebito totale di 27,15 euro, giustificato da una serie di anomalie di sistema:
  1. Erogazione interrotta: La ricarica si è bloccata inspiegabilmente dopo meno di un'ora, erogando la miseria di 6,4 kWh (costo effettivo dell'energia: 3,90 euro).
  2. Sessione infinita: Il sistema non ha registrato la disconnessione dell'auto avvenuta nel primo pomeriggio di domenica. Al contrario, ha mantenuto attiva la sessione fino alle 9:51 del lunedì mattina.
  3. Penale astronomica: A causa di questo errore di comunicazione, il software ha calcolato ben 465 minuti di "occupazione abusiva" (oltre otto ore tariffabili), generando un costo aggiuntivo a tempo di 23,25 euro.
Il risultato finale? Un costo di circa 4,24 euro per ogni kWh, una cifra fuori da ogni logica di mercato.

Le cause del disservizio e la richiesta di rimborso

Secondo l'analisi condotta da Vaielettrico, l'incidente non è imputabile a una malafede degli operatori, ma a un grave e simultaneo tilt di hardware, software e connettività. Si è verificato un evidente problema di comunicazione (mancato handshake di chiusura) tra il CPO (Charging Point Operator, ovvero Repower) e il fornitore del servizio di mobilità MSP (Elli).
L'automobilista, in possesso di prove inconfutabili che smontano la fattura (tra cui l'orario di ingresso al casello autostradale la domenica pomeriggio e un certificato medico per una visita il lunedì mattina ad un'ora incompatibile con la disconnessione della colonnina), ha già avviato le procedure per richiedere il rimborso.
Questa vicenda, seppur risolvibile tramite l'assistenza clienti, accende un faro su una criticità reale della transizione ecologica: l'infrastruttura di ricarica deve garantire totale trasparenza e sistemi di fail-safe automatici per impedire che errori telematici si trasformino in bollette shock per l'utente finale.
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