"La fretta ha distrutto l'industria": il duro atto d'accusa di Horacio Pagani sull'auto elettrica

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27 luglio 2026, 12.21
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Il fondatore dell'omonima casa di hypercar interviene nel dibattito sulla transizione energetica europea: "L'elettrico è diventato un'ideologia. Il paradosso? L'energia si produce ancora con i combustibili fossili".
Il dibattito sulla transizione verso la mobilità a zero emissioni si arricchisce di una voce autorevole e fortemente critica: quella di Horacio Pagani. Il patron dell'azienda modenese celebre per la produzione di hypercar esclusive ha rilasciato dichiarazioni decise ai microfoni di Quattroruote, puntando il dito contro le modalità e le tempistiche imposte dall'Unione Europea per il passaggio all'auto elettrica.
Secondo Pagani, l'approccio europeo non è il frutto di una scelta razionale e ponderata, bensì l'esito di una spinta ideologica che sta causando danni strutturali all'intero comparto automobilistico.

Il nodo industriale e la corsa al 2035

Al centro dell'analisi dell'imprenditore italo-argentino c'è la scadenza del 2035, anno in cui l'Unione Europea ha fissato lo stop alla vendita di auto con motori endotermici. Una deadline giudicata troppo ravvicinata, che non ha tenuto conto della complessità della filiera.
"Il mondo dell'elettrico è diventato una cosa completamente ideologica, quindi hanno distrutto — o quasi distrutto — la filiera e l'industria automobilistica tradizionale. Con questa fretta per fare queste macchine elettriche, che ci può stare, ma ci vuole il tempo."
Inizialmente, le direttive comunitarie non prevedevano distinzioni tra i colossi dell'automotive e i costruttori di nicchia. Solo in un secondo momento, in seguito a serrate trattative, le istituzioni hanno aperto un tavolo di confronto per valutare deroghe specifiche per i piccoli e medi produttori di auto ad altissime prestazioni, come la stessa Pagani.

Il paradosso energetico

Pagani solleva inoltre un problema infrastrutturale e logico spesso dibattuto, ovvero l'origine dell'energia necessaria per alimentare il nuovo parco circolante. L'imprenditore evidenzia un paradosso fondamentale della transizione:
"Non possiamo pensare che la macchina elettrica salvi il pianeta dal momento che ancora produciamo l'energia con delle fonti fossili. Un pannello fotovoltaico non è in grado di far funzionare questa macchina elettrica, quindi credo che ci sia stata un'esasperazione da parte della Comunità Europea."

Una mobilità a due velocità

Nonostante le aspre critiche alle tempistiche e all'impostazione politica, Pagani non boccia la tecnologia elettrica in senso assoluto, ma la ridimensiona al suo contesto più logico: la mobilità urbana.
Per il costruttore, i veicoli a batteria rappresentano una soluzione estremamente interessante per le aree ad alta densità demografica. "Per girare a Milano ti serve una macchina che puoi attaccare dove attacchi il ferro da stiro", ha sintetizzato efficacemente, sottolineando come in contesti urbani non servano potenze nell'ordine dei 1.000 cavalli.

Il lusso e l'elettrico: strade divergenti

Le parole di Pagani riflettono anche le dinamiche di un segmento di mercato estremamente peculiare: quello delle hypercar plurimilionarie. Ad oggi, la clientela dei collezionisti mostra uno scarso interesse per le vetture sportive alimentate a batteria, preferendo le emozioni, il sound e la meccanica dei tradizionali propulsori a combustione.
Non è un caso che i marchi della Motor Valley stiano affrontando questa sfida attraverso strategie diversificate. Mentre Pagani mantiene la sua posizione critica, altri brand stanno esplorando percorsi inediti. Ne è un esempio la Ferrari, che con il recente progetto "Luce" ha scelto di non limitarsi a realizzare una supercar elettrica tradizionale, ma ha optato per una vettura sui generis, inaugurando un segmento mai esplorato prima dalla casa di Maranello per rispondere a un mercato in profonda trasformazione.
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