Il fondatore dell'omonima casa di hypercar interviene nel
dibattito sulla transizione energetica europea: "L'elettrico è diventato
un'ideologia. Il paradosso? L'energia si produce ancora con i combustibili
fossili".
Il dibattito sulla transizione verso la mobilità a zero
emissioni si arricchisce di una voce autorevole e fortemente critica: quella di
Horacio Pagani. Il patron dell'azienda modenese celebre per la produzione di
hypercar esclusive ha rilasciato dichiarazioni decise ai microfoni di Quattroruote,
puntando il dito contro le modalità e le tempistiche imposte dall'Unione
Europea per il passaggio all'auto elettrica.
Secondo Pagani, l'approccio europeo non è il frutto di una
scelta razionale e ponderata, bensì l'esito di una spinta ideologica che sta
causando danni strutturali all'intero comparto automobilistico.
Il nodo industriale e la corsa al 2035
Al centro dell'analisi dell'imprenditore italo-argentino c'è
la scadenza del 2035, anno in cui l'Unione Europea ha fissato lo stop alla
vendita di auto con motori endotermici. Una deadline giudicata troppo
ravvicinata, che non ha tenuto conto della complessità della filiera.
"Il mondo dell'elettrico è diventato una cosa
completamente ideologica, quindi hanno distrutto — o quasi distrutto — la
filiera e l'industria automobilistica tradizionale. Con questa fretta per fare
queste macchine elettriche, che ci può stare, ma ci vuole il tempo."
Inizialmente, le direttive comunitarie non prevedevano
distinzioni tra i colossi dell'automotive e i costruttori di nicchia. Solo in
un secondo momento, in seguito a serrate trattative, le istituzioni hanno
aperto un tavolo di confronto per valutare deroghe specifiche per i piccoli e
medi produttori di auto ad altissime prestazioni, come la stessa Pagani.
Il paradosso energetico
Pagani solleva inoltre un problema infrastrutturale e logico
spesso dibattuto, ovvero l'origine dell'energia necessaria per alimentare il
nuovo parco circolante. L'imprenditore evidenzia un paradosso fondamentale
della transizione:
"Non possiamo pensare che la macchina elettrica salvi
il pianeta dal momento che ancora produciamo l'energia con delle fonti fossili.
Un pannello fotovoltaico non è in grado di far funzionare questa macchina
elettrica, quindi credo che ci sia stata un'esasperazione da parte della
Comunità Europea."
Una mobilità a due velocità
Nonostante le aspre critiche alle tempistiche e
all'impostazione politica, Pagani non boccia la tecnologia elettrica in senso
assoluto, ma la ridimensiona al suo contesto più logico: la mobilità urbana.
Per il costruttore, i veicoli a batteria rappresentano una
soluzione estremamente interessante per le aree ad alta densità demografica. "Per
girare a Milano ti serve una macchina che puoi attaccare dove attacchi il ferro
da stiro", ha sintetizzato efficacemente, sottolineando come in
contesti urbani non servano potenze nell'ordine dei 1.000 cavalli.
Il lusso e l'elettrico: strade divergenti
Le parole di Pagani riflettono anche le dinamiche di un
segmento di mercato estremamente peculiare: quello delle hypercar
plurimilionarie. Ad oggi, la clientela dei collezionisti mostra uno scarso
interesse per le vetture sportive alimentate a batteria, preferendo le
emozioni, il sound e la meccanica dei tradizionali propulsori a combustione.
Non è un caso che i marchi della Motor Valley stiano
affrontando questa sfida attraverso strategie diversificate. Mentre Pagani
mantiene la sua posizione critica, altri brand stanno esplorando percorsi
inediti. Ne è un esempio la Ferrari, che con il recente progetto
"Luce" ha scelto di non limitarsi a realizzare una supercar elettrica
tradizionale, ma ha optato per una vettura sui generis, inaugurando un
segmento mai esplorato prima dalla casa di Maranello per rispondere a un
mercato in profonda trasformazione.