Faceva BlaBlaCar con l'auto aziendale: licenziato perde il posto e 31.650 euro di indennità

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09 luglio 2026, 10.04
Autostrada al tramonto con diverse auto che la percorrono in entrambi i sensi
L'utilizzo dell'autovettura di servizio per trasportare passeggeri a pagamento tramite piattaforme di carpooling può comportare gravi conseguenze per il lavoratore, fino alla perdita dell'impiego e delle relative indennità risarcitorie. È quanto evidenzia una vicenda giudiziaria francese che ha visto un dipendente licenziato per aver offerto passaggi a pagamento durante i propri spostamenti professionali.

I fatti e l'indagine aziendale

La vicenda ha avuto inizio nel febbraio del 2015. Durante i viaggi di lavoro effettuati regolarmente tra le città di Bordeaux e Nantes, un quadro aziendale ha inserito diversi annunci sulla piattaforma BlaBlaCar, offrendo posti a bordo della propria auto aziendale al prezzo di 20 euro ciascuno.
Una volta venuto a conoscenza della situazione, il datore di lavoro ha incaricato un ufficiale giudiziario di constatare e verbalizzare ufficialmente la presenza degli annunci in rete. Le indagini successive hanno appurato che non si trattava di un evento sporadico: nell'arco di un periodo di quattro anni, il dipendente aveva pubblicato un totale di 112 annunci, traendo un guadagno personale continuativo grazie all'utilizzo del mezzo di proprietà dell'azienda. A seguito della convocazione per il colloquio preventivo, l'uomo è stato licenziato per aver utilizzato un bene aziendale a fini di lucro personale.

Il ribaltamento in appello e il nodo assicurativo

In un primo momento, il tribunale del lavoro (conseil de prud'hommes) si era espresso a favore del dipendente, condannando l'impresa a versargli 31.650 euro a titolo di indennità. Questa decisione è stata tuttavia completamente ribaltata e annullata dalla Corte d'Appello di Rennes.
Secondo quanto spiegato dall'avvocato esperto in diritto del lavoro Adrien Camus, l'elemento determinante ai fini del giudizio non è stato l'ammontare complessivo delle somme percepite dal dipendente, quanto il rischio legale a cui è stata esposta la società. Il contratto di assicurazione stipulato dall'azienda per i veicoli di funzione vietava infatti espressamente il trasporto di passeggeri dietro remunerazione. Di conseguenza, nell'eventualità di un sinistro stradale, l'azienda avrebbe corso il rischio di non essere coperta dalla propria assicurazione.

La decisione dei magistrati

La corte ha stabilito che la frequenza sistematica e le modalità organizzative degli annunci superavano i limiti della semplice condivisione delle spese, pratica abitualmente associata al concetto di carpooling. I giudici hanno quindi ritenuto che il dipendente svolgesse una vera e propria attività remunerata senza aver ottenuto alcuna autorizzazione preventiva da parte del datore di lavoro.
Il licenziamento è stato pertanto giudicato pienamente fondato. A seguito della sentenza definitiva, il lavoratore ha perso il diritto ai 31.650 euro che gli erano stati riconosciuti in prima istanza ed è stato inoltre condannato a corrispondere una somma pari a 500 euro al suo ex datore di lavoro per il rimborso delle spese di giustizia.
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