L'analisi dei dati UNRAE svela un settore in sofferenza
strutturale: nonostante il rimbalzo finale, il 2025 chiude in negativo.
Crollano le vendite ai privati e il divario con il pre-Covid è ormai
incolmabile (-20,4%). Elettrico: l'Italia resta fanalino di coda in Europa.
Il mercato dell’auto in Italia chiude il 2025 offrendo una
fotografia a due velocità, dove il lieve rialzo dell’ultimo mese rischia di
offuscare una realtà ben più complessa e stagnante. Secondo i dati diffusi da UNRAE,
se dicembre ha registrato un incremento del 2,2% (con 108.075 unità), il
bilancio complessivo dell’anno segna una flessione del 2,1%. Il totale
delle immatricolazioni si ferma a 1.525.722 unità: un volume che certifica un
divario strutturale del 20,4% rispetto ai livelli del 2019, anno di
riferimento pre-pandemico.
Il settore appare dunque "congelato", incapace di
recuperare i volumi perduti e fortemente dipendente da dinamiche di
incentivazione statale che, come dimostrato nell'ultimo mese, generano picchi
di domanda volatili senza risolvere i nodi strutturali.
L'effetto "elastico" degli incentivi e il ritardo sull'elettrico
L'andamento di dicembre è stato significativamente
influenzato dalla riapertura dei fondi residui del programma governativo del
MASE. I voucher, tornati disponibili il 23 dicembre, sono stati esauriti in
poche ore, spingendo la quota delle vetture elettriche pure (BEV) all'11%
nel mese (un raddoppio rispetto al 5,4% del dicembre 2024).
Tuttavia, l'analisi sui 12 mesi restituisce un quadro ben
diverso e preoccupante per la transizione energetica nazionale. Nell'intero
2025, la quota di auto ricaricabili (BEV + PHEV) si ferma al 12,7%, un
dato che pone l'Italia in netto ritardo rispetto alla media dei principali
mercati europei (EU30). Nello specifico:
- BEV
(Elettriche pure): 6,2% di quota annua.
- PHEV
(Plug-in Hybrid): 6,5% di quota annua.
L'assenza di una pianificazione a lungo termine ha reso il
2025, definito dagli analisti "cruciale", un anno di sostanziale
stallo per l'elettrificazione del parco circolante.
Il crollo delle motorizzazioni tradizionali
Sotto il profilo delle alimentazioni, il 2025 segna un
drastico ridimensionamento del motore a benzina. Il calo è evidente sia nei
volumi che nella quota di mercato:
- Benzina:
chiude l'anno al 24,3%, perdendo 4,7 punti percentuali. Il dato di
dicembre è ancora più marcato, con una discesa al 19,2% e una perdita di
oltre il 30% dei volumi.
- Diesel:
prosegue la flessione, attestandosi al 9,4% su base annua.
- Ibride
(HEV): si confermano la tecnologia preferita dagli italiani,
raggiungendo il 44,4% di share (+4,2 punti), trainate soprattutto
dalle soluzioni "mild hybrid".
Chi compra le auto: soffrono i privati, tiene il noleggio
L'analisi della struttura del mercato evidenzia una
progressiva contrazione del potere d'acquisto delle famiglie. Il canale dei privati
perde 4,2 punti percentuali nel 2025, scendendo al 53,8% di quota. Al
contrario, il settore è sostenuto dal noleggio a lungo termine, che
cresce fino a coprire il 22,7% del mercato (+2,8 punti), e dal noleggio
a breve termine, che sale al 5,8%. Questo spostamento indica una trasformazione
nelle modalità di accesso alla mobilità, sempre più orientata verso l'uso
piuttosto che il possesso, specialmente in un contesto di incertezza economica.
Le prospettive 2026 e il nodo della fiscalità
Il Presidente di UNRAE, Roberto Pietrantonio, ha
sottolineato l'assenza, ad oggi, di misure di sostegno per il 2026, definendo
"dannosi" i rumours non confermati su futuri incentivi che potrebbero
paralizzare ulteriormente la domanda. L'associazione propone un cambio di
strategia, spostando l'attenzione dai bonus all'acquisto verso una revisione
della fiscalità delle auto aziendali.
Secondo le stime UNRAE, con un investimento erariale
limitato a circa 85 milioni di euro, si potrebbero incentivare oltre
100.000 vetture aziendali nella fascia 0-60 g/km di CO2. Tale manovra avrebbe
il duplice effetto di accelerare la transizione nelle flotte e di alimentare,
nel giro di 3-4 anni, il mercato dell'usato con veicoli di ultima generazione
accessibili alle fasce meno abbienti.
Lo scenario europeo
Il quadro nazionale si inserisce in un contesto europeo in
evoluzione. Il recente "Pacchetto automotive" della Commissione UE ha
rivisto gli obiettivi al 2035, portando il taglio delle emissioni dal 100% al 90%.
Un margine che apre all'utilizzo di e-fuels e biocarburanti, ma che conferma
l'elettrico come tecnologia cardine. Senza un allineamento fiscale e
infrastrutturale dell'Italia alle best practice europee, il rischio concreto è
che il 2026 replichi la stagnazione dell'anno appena concluso.