Auto Italia, profondo rosso: l'illusione di dicembre nasconde un mercato al collasso. "Perso un altro anno"

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03 gennaio 2026, 11.00
auto in coda con cielo grigio e benzina ed elettrico
L'analisi dei dati UNRAE svela un settore in sofferenza strutturale: nonostante il rimbalzo finale, il 2025 chiude in negativo. Crollano le vendite ai privati e il divario con il pre-Covid è ormai incolmabile (-20,4%). Elettrico: l'Italia resta fanalino di coda in Europa.
Il mercato dell’auto in Italia chiude il 2025 offrendo una fotografia a due velocità, dove il lieve rialzo dell’ultimo mese rischia di offuscare una realtà ben più complessa e stagnante. Secondo i dati diffusi da UNRAE, se dicembre ha registrato un incremento del 2,2% (con 108.075 unità), il bilancio complessivo dell’anno segna una flessione del 2,1%. Il totale delle immatricolazioni si ferma a 1.525.722 unità: un volume che certifica un divario strutturale del 20,4% rispetto ai livelli del 2019, anno di riferimento pre-pandemico.
Il settore appare dunque "congelato", incapace di recuperare i volumi perduti e fortemente dipendente da dinamiche di incentivazione statale che, come dimostrato nell'ultimo mese, generano picchi di domanda volatili senza risolvere i nodi strutturali.

L'effetto "elastico" degli incentivi e il ritardo sull'elettrico

L'andamento di dicembre è stato significativamente influenzato dalla riapertura dei fondi residui del programma governativo del MASE. I voucher, tornati disponibili il 23 dicembre, sono stati esauriti in poche ore, spingendo la quota delle vetture elettriche pure (BEV) all'11% nel mese (un raddoppio rispetto al 5,4% del dicembre 2024).
Tuttavia, l'analisi sui 12 mesi restituisce un quadro ben diverso e preoccupante per la transizione energetica nazionale. Nell'intero 2025, la quota di auto ricaricabili (BEV + PHEV) si ferma al 12,7%, un dato che pone l'Italia in netto ritardo rispetto alla media dei principali mercati europei (EU30). Nello specifico:
  • BEV (Elettriche pure): 6,2% di quota annua.
  • PHEV (Plug-in Hybrid): 6,5% di quota annua.
L'assenza di una pianificazione a lungo termine ha reso il 2025, definito dagli analisti "cruciale", un anno di sostanziale stallo per l'elettrificazione del parco circolante.

Il crollo delle motorizzazioni tradizionali

Sotto il profilo delle alimentazioni, il 2025 segna un drastico ridimensionamento del motore a benzina. Il calo è evidente sia nei volumi che nella quota di mercato:
  • Benzina: chiude l'anno al 24,3%, perdendo 4,7 punti percentuali. Il dato di dicembre è ancora più marcato, con una discesa al 19,2% e una perdita di oltre il 30% dei volumi.
  • Diesel: prosegue la flessione, attestandosi al 9,4% su base annua.
  • Ibride (HEV): si confermano la tecnologia preferita dagli italiani, raggiungendo il 44,4% di share (+4,2 punti), trainate soprattutto dalle soluzioni "mild hybrid".

Chi compra le auto: soffrono i privati, tiene il noleggio

L'analisi della struttura del mercato evidenzia una progressiva contrazione del potere d'acquisto delle famiglie. Il canale dei privati perde 4,2 punti percentuali nel 2025, scendendo al 53,8% di quota. Al contrario, il settore è sostenuto dal noleggio a lungo termine, che cresce fino a coprire il 22,7% del mercato (+2,8 punti), e dal noleggio a breve termine, che sale al 5,8%. Questo spostamento indica una trasformazione nelle modalità di accesso alla mobilità, sempre più orientata verso l'uso piuttosto che il possesso, specialmente in un contesto di incertezza economica.

Le prospettive 2026 e il nodo della fiscalità

Il Presidente di UNRAE, Roberto Pietrantonio, ha sottolineato l'assenza, ad oggi, di misure di sostegno per il 2026, definendo "dannosi" i rumours non confermati su futuri incentivi che potrebbero paralizzare ulteriormente la domanda. L'associazione propone un cambio di strategia, spostando l'attenzione dai bonus all'acquisto verso una revisione della fiscalità delle auto aziendali.
Secondo le stime UNRAE, con un investimento erariale limitato a circa 85 milioni di euro, si potrebbero incentivare oltre 100.000 vetture aziendali nella fascia 0-60 g/km di CO2. Tale manovra avrebbe il duplice effetto di accelerare la transizione nelle flotte e di alimentare, nel giro di 3-4 anni, il mercato dell'usato con veicoli di ultima generazione accessibili alle fasce meno abbienti.

Lo scenario europeo

Il quadro nazionale si inserisce in un contesto europeo in evoluzione. Il recente "Pacchetto automotive" della Commissione UE ha rivisto gli obiettivi al 2035, portando il taglio delle emissioni dal 100% al 90%. Un margine che apre all'utilizzo di e-fuels e biocarburanti, ma che conferma l'elettrico come tecnologia cardine. Senza un allineamento fiscale e infrastrutturale dell'Italia alle best practice europee, il rischio concreto è che il 2026 replichi la stagnazione dell'anno appena concluso.
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