Akio Toyoda ci riprova: "Auto elettriche? A parità di numeri inquinano tre volte più delle ibride"

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05 febbraio 2026, 10.56
akio toyoda davanti alla scritta toyota2024
Il numero uno di Toyota lancia un nuovo affondo contro l'elettrificazione forzata: secondo il manager giapponese, il mix energetico attuale e i costi sociali rendono l'ibrido una scelta ecologicamente ed economicamente superiore. E i dati di vendita globali sembrano dargli ragione.
Mentre l'Occidente accelera verso il divieto dei motori termici, dal Giappone arriva una frenata brusca, argomentata e supportata da numeri che faranno discutere. Akio Toyoda, presidente del colosso automobilistico Toyota, è tornato a criticare senza mezzi termini l'ossessione dell'industria per il "tutto elettrico", sostenendo una tesi controcorrente: in determinate condizioni, i veicoli a batteria (BEV) possono avere un impatto ambientale peggiore rispetto alla tecnologia ibrida.

La matematica delle emissioni secondo Toyoda

In dichiarazioni rilasciate ad Automotive News, Toyoda ha messo sul tavolo un paragone destinato a riaccendere il dibattito sulla transizione ecologica. Secondo il top manager, "9 milioni di auto puramente elettriche genererebbero le stesse emissioni totali di 27 milioni di veicoli ibridi".
Il ragionamento di Toyoda non si limita allo scarico dell'auto (che nell'elettrico è a zero emissioni), ma guarda alla filiera completa well-to-wheel (dal pozzo alla ruota). Il punto critico rimane la produzione di energia elettrica. In nazioni dove la rete dipende ancora pesantemente da centrali a carbone o termiche – come lo stesso Giappone – ricaricare milioni di auto elettriche sposta semplicemente l'inquinamento dal tubo di scappamento alla ciminiera della centrale.
"Se avessimo prodotto 9 milioni di elettriche in Giappone invece che ibride, le emissioni totali di carbonio sarebbero aumentate, non diminuite", ha sentenziato Toyoda. Non è un numero a caso: 27 milioni è esattamente la cifra di veicoli ibridi venduti da Toyota dal lancio della prima Prius a oggi.

L'allarme occupazione e la strategia industriale

Oltre alla questione ambientale, il presidente di Toyota ha sollevato un secondo scudo a difesa del motore termico ed ibrido: la tenuta sociale. Una transizione troppo rapida verso l'elettrico puro, secondo Toyoda, rischia di smantellare un intero ecosistema industriale. Milioni di posti di lavoro nella catena di fornitura globale – dai produttori di pistoni e cambi ai fornitori di componentistica tradizionale – verrebbero cancellati, con conseguenze economiche devastanti.
Questa visione spiega la strategia "multi-percorso" del marchio: non rifiutare l'elettrico, ma affiancarlo a ibrido full, plug-in e idrogeno, lasciando che sia il mercato e la realtà infrastrutturale a dettare i tempi, e non solo le normative.

Tra realismo e interessi di parte

Le dichiarazioni di Toyoda vanno lette con la lente dell'analista. Sebbene studi indipendenti confermino che l'auto elettrica, sul lungo periodo (ciclo di vita completo), compensi il "debito di carbonio" iniziale dovuto alla produzione delle batterie, la critica di Toyota si concentra sul breve-medio termine e sull'inefficienza delle reti elettriche attuali.
È una visione conservatrice? Forse. Ma i risultati danno ragione ad Akio Toyoda. Nel 2025, Toyota si è confermata per il sesto anno consecutivo il primo costruttore al mondo, trainata proprio dal successo globale dei suoi modelli ibridi.
La previsione finale del presidente suona come una sentenza per i sostenitori dell'elettrico a tutti i costi: "La quota di mercato delle auto elettriche non supererà mai il 30%". Il restante 70%, secondo la visione di Toyota, sarà appannaggio di ibride e nuove tecnologie a idrogeno. Resta da vedere se sarà il tempo o il legislatore a smentire il manager che sta sfidando il pensiero unico dell'automotive.
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