Il sette volte iridato, ora in Ferrari, ha completato la
vendita della sua celebre collezione di auto da 15 milioni di euro. Motivi
etici, ma non solo: la nuova frontiera degli investimenti di Lewis sono le
"figurine" rare.
Il rombo dei V12 lascia spazio al fruscio silenzioso delle
bustine protettive. In quella che è forse la sua manovra più sorprendente fuori
dal circuito, Lewis Hamilton ha definitivamente chiuso le porte del suo
leggendario garage privato. La notizia, circolata già alla fine dello scorso
anno, trova oggi conferme definitive e dettagli inediti che disegnano il nuovo
profilo del pilota Ferrari: meno benzina, più nostalgia e investimenti
alternativi.
Addio a Zonda e LaFerrari
La collezione di Hamilton non era una semplice raccolta di
auto, ma un curatissimo museo di ingegneria automobilistica. Tra i pezzi ceduti
figurano la Pagani Zonda 760 LH (personalizzata appositamente per lui),
una Shelby Cobra 427 del 1966, la LaFerrari Aperta e la McLaren
P1. Il valore stimato dell'operazione si aggira intorno ai 15 milioni di
euro.
"Non guido più le mie auto, non ha senso tenerle
ferme," aveva anticipato il campione britannico, citando anche una
crescente sensibilità ambientale che mal si conciliava con un parco auto ad
alte emissioni. Ma dietro la liquidazione degli asset a quattro ruote c'è
l'ascesa di una nuova passione, apparentemente infantile ma economicamente
serissima: le Trading Cards.
La nuova "febbre" delle figurine
In una recente intervista che ha spiazzato i fan, Hamilton
ha confessato di aver riscoperto un hobby della sua infanzia, trasformandolo in
un asset di investimento. "Sto collezionando carte," ha
rivelato il pilota. "È come con i Pokémon o Star Wars. Da bambino
scambiavo le figurine dei calciatori a scuola, ora la collezione sta crescendo
e compro nuove carte ogni settimana".
Non si tratta di un passatempo minore. Il mercato delle trading
cards (o figurine da collezione) è esploso negli ultimi tre anni,
diventando un asset class paragonabile all'arte contemporanea o agli orologi di
lusso. Hamilton, con il fiuto che lo contraddistingue anche nel business, si è
posizionato su questo mercato in tempi non sospetti, siglando già nel 2025 una
partnership esclusiva con il colosso Topps.
Un business da record
L'interesse di Hamilton per questo mondo non è casuale. Il
pilota è rimasto folgorato quando, alla fine del 2024, una singola carta a lui
dedicata (una Topps Chrome F1 Superfractor autografata, pezzo unico) è
stata battuta all'asta per la cifra record di oltre 1 milione di dollari.
"È folle pensare che un pezzetto di cartone possa
valere tanto, ma la storia che c'è dietro, la rarità, è ciò che
affascina," ha commentato Lewis. Sostituire la manutenzione onerosa di
una supercar con la gestione di un portfolio di carte rare (che non richiedono
garage, assicurazioni RC auto o benzina) sembra essere la nuova strategia di
diversificazione del patrimonio del numero 44.
Mentre in pista cerca di riportare il titolo a Maranello,
nel privato Hamilton sembra aver trovato una nuova "zona" dove la
velocità non conta: conta solo la rarità. E se un tempo il suo status symbol
era una Shelby del '66, nel 2026 potrebbe essere una carta olografica di
Pikachu o un rookie card di Michael Jordan.