Ho provato la Microlino alla Design Week di Milano, la microcar torinese che fa girare le teste

Prove su strada
di Simone Bocca
24 aprile 2026, 7.31
Nell'immagine si vede la Microlino davanti ad Alimonti
C'è un veicolo che in questi giorni ha catturato l'attenzione di milanesi e turisti tra i vicoli del Fuorisalone: è la Microlino, la microcar elettrica 100% Made in Italy prodotta a Torino, protagonista di una partnership inedita con il collettivo di design Etereo durante la Milano Design Week 2026. Mentre Etereo presentava le sue nuove collezioni di collectible design tra le strade della città, dalle 5VIE a Via Montenapoleone, fino a Corso Venezia, la flotta di Microlino ha offerto ai visitatori un modo del tutto originale di spostarsi da un'installazione all'altra. Un abbinamento non casuale: entrambi i protagonisti condividono una visione del design come linguaggio contemporaneo, capace di fondere estetica e funzione. Così ho colto l'occasione per mettermi al volante e capire com'è guidarla davvero.

Un oggetto che parla da solo

Nell'immagine si vede la Microlino aperta frontalmente
Prima ancora di accenderla, la Microlino fa il suo lavoro: attira. Le sue forme tondeggianti e compatte, ispirate all'iconica Isetta degli anni Cinquanta, sono capaci di far rallentare i passanti e strappare sorrisi spontanei, e lo dico per esperienza diretta, avendola guidata per le strade del centro. Lunga appena 2,51 metri e larga 1,50, ha la presenza scenica di un oggetto di design più che di un'automobile tradizionale e non a caso Etereo l'ha scelta come simbolo mobile della sua settimana milanese.
Il punto d'accesso è uno dei dettagli più caratteristici: la porta si apre frontalmente, come uno sportello di frigorifero, e si sale a bordo facendo un piccolo passo avanti. Una volta seduto, la sorpresa è piacevole: l'abitacolo è più generoso di quanto la carrozzeria lasci presupporre. Il panchetto anteriore scorre per adattarsi a gambe di diverse misure, i finestrini laterali scorrono a mano lasciando entrare l'aria, e il tettuccio apribile, anch'esso manuale, trasforma la guida in città in qualcosa di quasi cabrio. In una giornata milanese di aprile, con il sole e la brezza leggera, mi sono sorpreso a godermi il tragitto più del previsto. E il bagagliaio posteriore, con i suoi 230 litri di capienza dichiarata, stupisce: più generoso di molte citycar tradizionali, inclusa la prima FIAT Panda.

In marcia per le strade di Milano

Nell'immagine si vede la Microlino per le strade di Milano
Su strada, la Microlino si trova nel suo habitat naturale. Il motore elettrico da 12 kW (circa 17 CV) eroga la sua coppia in modo immediato e fluido, rendendo gli spunti nel traffico reattivi e sicuri, specialmente in modalità “Sport”, attivabile premendo il pulsante centrale nel selettore di marcia posizionato a sinistra rispetto al volante.
Districarsi tra i taxi e le biciclette del centro è quasi divertente: le dimensioni contenute permettono di infilarsi in spazi che per qualsiasi altra auto sarebbero impraticabili. E al momento di parcheggiare, la Microlino diventa semplicemente imbattibile: in un singolo posto auto standard trovano spazio agevolmente tre esemplari affiancati. Sembra incredibile ma l’ho visto con i miei occhi parcheggiando all’arrivo di una delle tappe durante la giornata.
A tutto questo si aggiunge una sensazione di freschezza e leggerezza che raramente si prova a bordo di un veicolo elettrico: i grandi vetri apribili, il tetto scorrevole e la posizione di guida raccolta creano un contatto diretto con l'ambiente urbano che ricorda più una passeggiata che uno spostamento.

Qualche compromesso da mettere in conto, ma che stile

Nell'immagine si vedono gli interni della Microlino
Come ogni prodotto dall'identità forte, la Microlino richiede anche qualche adattamento. Lo sterzo è privo di assistenza e questo si avverte soprattutto nelle manovre a bassa velocità, quando bisogna applicare una certa forza al volante. In retromarcia, in particolare, ci vuole un po' di muscolo in più di quanto ci si aspetti. Una volta in movimento il feeling migliora, anche se ho percepito un certo margine di gioco che invita a non forzare i ritmi oltre la sua vocazione urbana.
L'impianto frenante richiede anch'esso un po' di familiarità: gli spazi di arresto sono più lunghi rispetto a quanto si è abituati, e nei primi chilometri ho dovuto ricalibrare istintivamente le distanze di sicurezza. Niente di drammatico, ma è una di quelle cose che si percepiscono subito e che vale la pena sapere prima di salire a bordo. La spinta, invece, è realmente brillante per essere un veicolo di questa tipologia, così come anche l'autonomia, ai vertici del segmento.
Sul fronte degli interni, la cura estetica degli esterni non si riflette del tutto nella qualità tattile dei materiali dell'abitacolo, che appaiono funzionali più che raffinati. Chi si avvicina alla Microlino aspettandosi una coerenza premium tra fuori e dentro potrebbe restare un po' sorpreso. Il piccolo display touch, inoltre, non brilla per reattività.

Una tela su quattro ruote

C'è un aspetto della Microlino che va oltre la guida e che durante questa Design Week è emerso con chiarezza: la sua straordinaria vocazione alla personalizzazione. Non si tratta solo di scegliere il colore della carrozzeria tra le numerose opzioni disponibili, la Microlino si propone come una vera e propria superficie progettuale, capace di assorbire e restituire l'identità di chi la indossa. Un concetto che in questi giorni a Milano si è tradotto in collaborazioni concrete.
Proprio durante il Fuorisalone 2026, Microlino ha stretto una partnership con C&C Milano, storico marchio tessile milanese, per cui è stata allestita una flotta personalizzata con il logo dell'azienda riprodotto sulla carrozzeria. Un lavoro di personalizzazione realizzato artigianalmente, che ha trasformato le microcar in veri e propri strumenti di comunicazione su quattro ruote. Non è un caso isolato: sempre in questi giorni, la collaborazione con My Style Bags ha dato vita a un'edizione limitata in cui le iniziali del cliente possono essere applicate sulla carrozzeria e riprese poi su accessori coordinati, un livello di personalizzazione bespoke che pochi veicoli al mondo, tantomeno in questa fascia, possono offrire.

Un veicolo (e un'idea) per la città del futuro

La Microlino non ambisce a essere un'automobile nel senso tradizionale del termine, e non ha senso valutarla come tale. È piuttosto una risposta concreta a un problema molto concreto: muoversi in una grande città europea senza stress, senza emissioni, e, perché no, con una certa dose di personalità. In questo senso, la Milano Design Week era la vetrina perfetta per lei: un contesto dove l'identità di un oggetto conta quanto la sua funzione.
Come ha dichiarato Uberto Gavazzi, Country Manager Italia di Microlino, la sua visione è quella di "una mobilità che non è solo funzionale, ma anche espressione di design e cultura contemporanea" e, a bordo di questa piccola torinese, tra i cortili del Fuorisalone, quella visione si percepisce concretamente.
Per chi vive in città, affronta quotidianamente il traffico e cerca qualcosa di diverso dalla solita utilitaria, la Microlino merita senza dubbio una prova. Basta salire a bordo, aprire il tettuccio, e lasciare che sia lei a presentarsi da sola.
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