Spesso
si assiste a una forte tendenza, all’interno della storia delle automobili italiane
e soprattutto quando si ha a che fare con l'età d'oro della Carrozzeria, a “romanticizzare” il mestiere dello stilista. Si tende a ridurlo
alla figura del genio solitario che, unicamente da solo, dà forma alla vettura
perfetta. Per quanto alcune figure e vetture in effetti si siano espresse in
questo modo (come per esempio nel caso di Giovanni Michelotti), quello
dello stilista è stato nella maggioranza dei casi un lavoro a più voci,
dove ogni contributo era fondamentale alla riuscita del progetto. Altrettanto
spesso, all’interno di questa storia, sono ugualmente
importanti i grandi “direttori d’orchestra”: figure capaci di
organizzare il lavoro in qualità di ottimi imprenditori dotati di grande
intuito, talento e occhio per forme e prodotti. Un esempio eccellente in tal
senso fu Nuccio Bertone, ma lo fu altrettanto anche Mario Felice
Boano.
L’uomo
dietro le quinte
Mario
Felice Boano
non era propriamente uno stilista o designer in senso stretto. In effetti, all’epoca, testimonianze a
lui molto vicine riportavano un giudizio netto: “non sapeva nemmeno
come disegnare un cerchio con una matita”. Si tratta di una dichiarazione
brutale, se vogliamo, ma che non ne svilisce affatto la figura. Al contrario,
essa ci aiuta a definire meglio l’importante ruolo che ha svolto all’interno della storia
della Carrozzeria italiana. Mario Felice era l'uomo che si assicurava
che le persone giuste fossero nei posti giusti, che le commissioni
arrivassero dalla porta e che l'officina funzionasse correttamente. Inoltre,
egli vigilava affinché l’auto fosse disegnata con carattere,
equilibrio e coerenza, senza ovviamente escludere suoi interventi
diretti su disegni e modelli.
La
formazione tra Stabilimenti Farina e Pinin Farina
La
sua storia professionale iniziò alla Stabilimenti Farina, una delle
istituzioni fondanti della cultura della Carrozzeria italiana. Qui Boano imparò
il linguaggio della produzione, il dialogo
necessario tra ingegneria e stile e le esigenze pratiche dell'artigianato. Era
il tipo di ambiente che insegnava non solo come venivano costruite le auto, ma
come funzionava un'officina, come venivano gestite le commissioni e come l’eleganza doveva
coesistere con la fattibilità tecnica. Da lì, nel 1930, si trasferì alla Pinin
Farina: questi furono gli anni che lo plasmarono in modo decisivo. Non lo
fecero come stilista (per quanto sapesse bene come si disegnava un’automobile), ma come
uomo capace di una comprensione istintiva di come la bellezza
automobilistica si dovesse tradurre in acciaio. Se Farina gli diede la
disciplina, Pinin Farina ne affinò la comprensione di come l'artigianato, lo
stile e il metodo industriale dovessero lavorare insieme.
La
nascita della “FMB”
Attorno
al 1940, Felice Mario Boano lasciò gli Stabilimenti Farina, di
cui era diventato direttore tecnico, per
aprire una propria scoccheria in via Giacinto Collegno 14. Inizialmente
lavorò come fornitore di modelli in legno e di scocche metalliche grezze per
conto di altri fornitori, primo fra tutti la Ghia. L'azienda prese il
nome di “E. Mario Boano Scocche
per Automobili”,
ma inizialmente, quando il nome di Boano non era ancora così famoso, veniva
spesso abbreviata semplicemente con le sue iniziali: FMB. In questa fase
embrionale, l'attività si concentrava sulla solidità costruttiva, ponendo le
basi per quello che sarebbe diventato un punto di riferimento per i grandi nomi
del design torinese del dopoguerra.
La
guida della Ghia
Nel
1944, alla morte di Giacinto Ghia, con la cui famiglia Boano aveva uno
stretto rapporto di fiducia, ne divenne comproprietario. Questo avvenne pur
senza abbandonare la sua “Scoccheria Boano”, che proseguì l'attività
in modo sostanzialmente indipendente. Nel primo dopoguerra, Boano propose un
tipo standard di scocca per giardinetta su base FIAT 1100. Questa
soluzione venne acquistata da diversi carrozzieri, anche di piccole dimensioni,
che provvedevano poi a completarla e rifinirla secondo il proprio gusto
personale. La presenza di Boano alla Ghia proseguì proficuamente fino al 1954,
quando i contrasti con il nuovo socio Luigi Segre lo costrinsero a
lasciare l'azienda, portandolo a una nuova evoluzione della sua carriera
imprenditoriale.
Dopo
l'uscita dalla Ghia, Boano decise di trasformare la sua scoccheria in una vera
e propria carrozzeria. In questa impresa lavorò insieme a suo figlio Gian
Paolo e a suo genero Luciano Pollo, che era anche uno dei titolari
della Carrozzeria Ellena. La FMB venne dunque liquidata e sostituita
dalla “Boano S.p.A.” e dalla nuova “Boano Lavorazioni Speciali”. Quest'ultima era
formalmente di proprietà di Pollo e, in pratica, condivideva con la “Ellena Lavorazioni Speciali” una nuova sede
situata in via Arnaldo da Brescia 75. In questa fase, Boano continuò inizialmente
a lavorare come sub-fornitore di scocche per altri prestigiosi carrozzieri,
consolidando la sua rete di contatti industriali.
Produzioni
tra Italia e USA
Tra
le collaborazioni come subfornitore si ricordano quella con Viotti per
la FIAT 600 Coupé, con la stessa FIAT per la 1900 Granluce e con l'Alfa Romeo per la 1900 Primavera. Realizzò, però, anche diversi
esemplari unici e piccole serie su commissione: si ricordano dal 1953 le varie Abarth 207 A, 208 A, 209 A e 210 A (sviluppate su base FIAT 1100 e 600), la coupé Renault
Fregate
Abarth (1954) e alcune granturismo su base Alfa Romeo, come la
1900 C SS del 1956 (da ricordare l’Alfa Romeo 6C 3000 CM costruita
per Juan Perón, allora presidente dell’Argentina), per poi
arrivare alle Ferrari 250 GT e 410 Superamerica (1955). Una delle
produzioni in serie più significative della sua carriera fu proprio quella
della Ferrari 250 GT, la cui realizzazione gli fu subappaltata
direttamente da Pininfarina.
Fra le concept-car più interessanti del periodo vanno ricordate la Chrysler Corsair (1956), la Lincoln Indianapolis
(1955)
e la curiosa coupé su
châssis Jaguar XK140 Coupè (1955) disegnata da Raymond
Loewy. Tutte queste vetture risalgono al 1955, a dimostrazione del livello
di prestigio internazionale che Boano aveva raggiunto, muovendosi senza alcuno
sforzo tra Maranello e Detroit. Ma tra questi progetti “statunitensi”,
il più famoso divenne quasi certamente quello per la Chrysler 300B Coupè (1956) costruita per Gianni Agnelli. L'auto fu consegnata
senza badge Chrysler: all'interno della FIAT era infatti effettivamente
vietato ad Agnelli farsi vedere alla guida di un'automobile della concorrenza,
rendendo necessario questo accorgimento estetico.
Gli
ultimi progetti e la chiamata di FIAT
Per
conto proprio, Boano costruì e vendette alcune FIAT 600 e 1100
caratterizzate da elaborazioni estetiche, come al 600 Elegance
(1956), oltre a delle coupé su base Lancia
Appia e FIAT 1100 e alla Torpedo Marina (1956), ovvero una
Spiaggetta su base FIAT 600 Multipla. Tuttavia, la svolta
definitiva arrivò nel 1957, quando i Boano vennero incaricati dalla FIAT stessa
di costituirne il nuovo Centro Stile. In virtù di questo prestigioso
impegno diretto con la casa madre, decisero di cedere la loro azienda a Ezio
Ellena e Luciano Pollo. Le commesse vennero tutte dirottate sulla Carrozzeria
Ellena, che acquisì il controllo diretto della Lavorazioni Speciali
(rinominata Ellena Lavorazioni Speciali), mentre la Boano S.p.A.
esistette formalmente fino al 1959, per poi essere definitivamente liquidata.