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Quella passione per il “lunotto inverso”: le auto controcorrente

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Se oggi ci fermassimo un’attimo ad osservare per intero l’evoluzione del design dell’automobile, ci renderemmo facilmente conto di quanto sia stato continuo, febbrile, propositivo e incredibilmente diversificato: tra soluzioni tecniche inventate o mutate da altri settori, cambiamenti sociali nel gusto e nelle tensioni, stravolgimenti storici, necessità di produzione e innovazione incessante l’automobile ha spinto e assorbito tutte queste istanze, esprimendole attraverso nuovi paradigmi estetici e progettuali.

Ma se mettiamo a fuoco tale evoluzione, ci si rende altrettanto conto che tra i grandi “movimenti stilistici” che hanno forgiato in maniera più radicale il design dell’auto (ad esempio art decò, futurismo, streamline, ispirazione aeronautica, linea a cuneo e via dicendo) esistono dei piccoli movimenti, a volte effimeri, che però portarono all’interno di un certo momento storico a curiose innovazioni, forme di espressione. Sono spesso figlie anch’esse di necessità tecniche e mode, ma anche di quella voglia instancabile di innovare, proporre, avanzare.

Tra le tante che possiamo rintracciare, una in particolare è passata un pò inosservata come movimento innovativo, ma è ancora oggi paradossalmente ricordata da tutti se immediatamente collegata ad un modello: la Ford Anglia (105E) del 1959. Esatto, ricordate bene; quella con il lunotto inverso (o girato al contrario come spesso si sente dire).

Sorprenderà sapere che fu molto più di quello che apparve (per molti una stranezza), e che in realtà quella Anglia per quanto ne divenne nel tempo l’esempio ideale, non fu la prima ad introdurlo; tanti di più i modelli quanto le motivazioni della nascita di un piccolo rivoluzionario paradigma

FIAT 500 coupé pinin farina

Dalla Pinin Farina il primo passo

Al Salone di Ginevra del 1956 nello stand Pinin Farina i visitatori trovarono una delle prime elaborazione su base Fiat 600, la nuova utilitaria torinese presentata solo l’anno precedente allo stesso Salone. Ciò che videro dovette risultare parecchio spiazzante in quanto l’idea della Pinin Farina era si di proporre una elaborazione coupé, ma secondo principi completamente nuovi. La Fiat 600 Coupé Pinin Farina mostrava un particolarissimo montante “C” inclinato negativamente e che invertiva la tipica inclinazione del lunotto. Questa soluzione venne sperimentata per diverse ragioni: maggiore efficienza aerodinamica (i flussi si staccano meglio dal bordo netto del tetto riducendo le turbolenze che rallentano il veicolo risucchiandolo all’indietro) e la necessità di massimizzare l’abitabilità interna estendendola al limite massimo, senza però intralciare l’apertura del cofano motore posteriore; solo un montante inclinato negativamente poteva mettere d’accordo tutte le esigenze.

Similmente farà la Autobianchi Bianchina “Quattroposti” del 1962, dove per poter ottenere maggiore spazio in abitacolo ed una “nobile” carrozzeria a tre volumi, si raddrizzò il lunotto estendendo il montante “C”, che di fatto scavalca il cofano motore. Tale soluzione volò fino in Giappone, dove la piccola berlina a tre/quattro porte e motore posteriore Mazda Carol P360 del 1962, tornò ad inclinare negativamente montanti e lunotto.

Dagli USA una nuova funzionalità

Ma se per le due piccole berline arriviamo già negli anni Sessanta, per la gigantesca Mercury Turnpike Cruiser 2-door Hardtop torniamo al 1957. Qui la soluzione venne sfruttata in modo completamente diverso (già per dimensioni differenti e motore anteriore), dove il lunotto quasi verticale è adagiato su un montante C fortemente inclinato, produce una ampia tegolatura che permette l’apertura del lunotto anche in caso di pioggia, in quanto i flussi d’aria staccandosi dal bordo lo avrebbero permesso. Inoltre ciò consentiva di ottenere l’apertura “a giorno” delle superfici, tanto cara all’automobilista statunitense del tempo. Altre vetture furono la Lincoln Continental Mark III Landau del 1958 che, per le stesse motivazioni adotta tale soluzione ponendosi come co-innovatrice sul mercato americano e la futuristica Ford La Galaxie Concept Car dello stesso anno. A farne particolare elemento di riconoscibilità sarà la Mercury Park Lane Breezeway Sedan del 1964, dove la parola “Breezeway” identifica la soluzione elevandola ad elemento di rilievo dell’intera vettura.

Le iconiche Anglia, AMI 6 e le altre “Special”

Nel frattempo arriviamo al 1959, anno di lancio della Ford Anglia 105E che produce talmente tanto clamore con quel suo lunotto inverso da diventare l’auto simbolo di questa soluzione. L’idea qui era più che altro legata all’ottenimento di una maggiore sensazione di abitabilità interna mantenendo la forma a tre volumi. Da non dimenticare il fatto che la Anglia era appunto un prodotto Ford, e che Mercury era di proprietà della stessa Casa.

La soluzione continuò ad incuriosire, promettendo utilizzi con risultati sempre diversi; difatti anche i nostri Carrozzieri continuarono a esprimersi in questa direzione. Tra le interpretazioni la Fiat 1500 Coupé di Ghia (1958) e in particolare la Fiat 1500 Coupé di SAVIO (1960), che rese il significato originale della parola “coupè” (ovvero tagliato) elemento chiave del progetto, con quel suo montante così netto e apribile come le statunitensi.

Molto curiosa per uso e risultato finale fu l’applicazione del concetto sull’Alfa Romeo Giulietta “6 posti” carrozzata da Colli intorno al 1960, caratterizzata da un telaio allungato per “trasporti importanti” con padiglione che termina utilizzando montanti inversi: ciò derivò probabilmente dalla necessità di ottenere un abitacolo estremamente ampio mantenendo ancora l’immagine da berlina di rappresentanza.

Altra automobile divenuta celebre come la Anglia fu la Citroen Ami 6 del 1961, frutto della necessità di impostare una berlina sul telaio della 2CV: possiamo dire (come avvenne per certi versi anche sulla Bianchina) che qui l’organizzazione inedita di montante e lunotto fu l’unica soluzione per tirare fuori una tipologia precisa di auto da un telaio che non permetteva troppi margini di azione. 

A chiudere idealmente la carrellata, la straordinaria Chevrolet Corvette Rondine di Pininfarina del 1963 che, nella sua prima versione sfoggiò un padiglione tagliato di netto dal montante posteriore fortemente inclinato.

chevrolet corvette rondine

Evoluzione di una innovazione

Al temine di questo piccolo viaggio emerge come spesso furono necessità tecniche e sperimentali a richiedere ed evolvere questa soluzione, ma certamente anche l’aspetto della moda ebbe il suo ruolo; spesso le vetture potevano contare su una linea percettivamente più sportiva, bassa e dinamica

C’è da dire che se da una parte tale soluzione non piacque a tutti (Ford chiamò Giovanni Michelotti per disegnare la Anglia lanciando la versione Torino con montante tradizionale), dall’altra produrrà interessanti evoluzioni che, forse estremizzando, ne sono figlie; come quell’insieme montante/lunotto che nel 1965 farà la sua comparsa sulla Dino Berlinetta Speciale di Pininfarina per “aggirare” la posizione del motore (come fu sulla Autobianchi Bianchina), o la verticalità del lunotto di NSU Ro 80 2 Porte + 2 di Pininfarina (Paolo Martin, 1971) e della Renault Project 129 (Mario Bellini, 1981) all’insegna di spazio e aerodinamica.

Autore: Federico Signorelli

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