L'ex designer del Biscione apre ancora gli archivi
segreti: ecco la versione "Cross" della MiTo che avrebbe anticipato
le mode di 15 anni. Ma il progetto fu fermato per non danneggiare il rilancio
dello Scorpione.
Se la
MiTo Cabrio è un rimpianto "romantico",
quello che Juan Manuel Diaz ha svelato nelle scorse ore ha il sapore amaro
dell'occasione strategica mancata. L'ex designer di
Alfa Romeo ha pubblicato
sui social, grazie all'ausilio delle moderne ricostruzioni con
Intelligenza
Artificiale, le immagini di una
Cross Coupé su base MiTo. Un
progetto radicale, sviluppato tra il 2006 e il 2008, che avrebbe potuto
cambiare le sorti del segmento B premium molto prima dell'esplosione della moda
dei SUV sportivi.
Il "Progetto 955 Junior" e la famiglia mai nata
Tutto nasce nel 2006, quando il board del design chiese a un
ristretto team di creativi di immaginare una vera e propria
"famiglia" di veicoli basata sulla piattaforma della futura MiTo
(codice interno Project 955 "Junior"). L'idea era quella di
non limitarsi alla sola compatta a tre porte, ma di espandere la gamma con
declinazioni più audaci.
Tra le proposte emerse, spiccava questa Cross Coupé:
una vettura che Diaz descrive come una "reskin" completa della
carrozzeria, caratterizzata da linee aggressive, sculture muscolari e un
carattere "quasi ribelle". Non una semplice MiTo rialzata, ma un
modello con una personalità propria, pensato per essere "piccolo nelle
dimensioni, ma sfacciatamente audace".
I 250 CV e il problema dei "7 milioni"
Il cuore pulsante di questo progetto era una piattaforma ad
alte prestazioni capace di gestire fino a 250 CV. Questa architettura
era la stessa destinata alla leggendaria MiTo GTA, un concetto che
arrivò a un passo dalla produzione ma che fu cancellato all'ultimo miglio.
Diaz rivela un dettaglio finanziario inedito e cruciale: fu Sergio
Marchionne in persona a fermare tutto. Le modifiche necessarie all'assale
anteriore, l'allargamento delle carreggiate e i cambiamenti alla
componentistica avrebbero richiesto un investimento extra di circa 7 milioni
di euro. Una cifra che oggi appare irrisoria per lo sviluppo di un'auto, ma
che all'epoca fu giudicata eccessiva per un modello di nicchia in un momento
delicato per il gruppo.
La "minaccia interna" ad Abarth
Ma non fu solo una questione di soldi. C'era un problema
politico: il cannibalismo interno. Nel 2007, il Gruppo FIAT stava
rilanciando in grande stile il marchio Abarth con la Grande Punto.
Secondo Diaz, una famiglia di piccole Alfa Romeo
"iper-vitaminizzate" (la MiTo GTA e questa Cross Coupé da 250 CV) fu
percepita come una "minaccia interna" per lo Scorpione, che
stava appena iniziando il suo capitolo moderno. Avere in casa una cugina Alfa
più potente, più aggressiva e tecnicamente più raffinata avrebbe potuto
oscurare il debutto delle sportive torinesi.
Dal tavolo da disegno all'IA
Render di Juan Manuel Diaz
Per quasi vent'anni, queste idee sono rimaste confinate in
schizzi su carta e modelli in scala 1:4, nascosti negli uffici del Centro
Stile. Oggi, grazie all'Intelligenza Artificiale, Diaz ha potuto dare a quel
"sogno proibito" una forma visiva chiara e definita, mostrando
un'auto che sembra pronta per entrare in concessionaria domani mattina.
"Alcune idee restano sul tavolo. Altre sono
semplicemente rimaste nel tempo", conclude il designer. Ma guardando
queste immagini, resta la sensazione che Alfa Romeo avesse in mano le carte per
anticipare il mercato di un decennio, se solo la politica aziendale avesse
avuto il coraggio di osare.