"L'Alfa che non fu mai prodotta": l’ex designer del Biscione svela la MiTo Cabrio bocciata 20 anni fa

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12 febbraio 2026, 17.10
MiTo Cabrio di colore rosso che corre su una strada con palme sullo sfondo
Render di Juan Manuel Diaz
Juan Manuel Diaz racconta sul proprio profilo social un progetto del 2006: doveva sfidare la Mini, ma il board disse no. Oggi, grazie all'Intelligenza Artificiale, ci mostra come sarebbe dovuta essere.
Nel mondo dell'auto, i cimiteri dei progetti mai nati sono pieni di idee affascinanti. Spesso rimangono solo codici su un foglio Excel o schizzi sbiaditi. Ma oggi, Juan Manuel Diaz – la matita che ha dato vita all'Alfa Romeo MiTo e alla Giulietta – ha deciso di compiere un'operazione inversa: riportare in vita un fantasma del passato utilizzando la tecnologia più avanzata del presente.
Attraverso i suoi canali social, il designer argentino ha mostrato al mondo la Alfa Romeo MiTo Cabrio, un'auto che non esiste e non esisterà mai, ma che è stata "fotografata" oggi con un realismo impressionante grazie all'ausilio dell'Intelligenza Artificiale.

Un progetto reale del 2006, visualizzato solo oggi

vista laterale della Alfa Romeo MiTo cabrio, auto mai uscita in commercio
Render di Juan Manuel Diaz
La storia raccontata da Diaz è precisa: il progetto della MiTo a cielo aperto non è una fantasia odierna, ma fu sviluppato concretamente nel 2006 come esercizio di design. L'obiettivo era ambizioso: portarla in produzione intorno al 2010 per presidiare una nicchia di mercato allora molto vivace e sfidare la rivale di sempre, la Mini Cabrio.
Il dossier arrivò fino al tavolo del board aziendale, ma lì si fermò. "Non è mai andato avanti per una serie di motivi", spiega l'ex designer del Biscione, alludendo alle dinamiche decisionali e industriali del Gruppo FIAT di quegli anni.
Quello che vediamo oggi, però, non sono le vecchie cartelle stampa o i rendering di vent'anni fa. Diaz specifica chiaramente che le immagini pubblicate sono frutto di un'elaborazione moderna: "Quasi due decenni dopo, l'intelligenza artificiale consente di visualizzare queste idee con un livello di realismo che all'epoca non era possibile".

"Non un rimpianto, ma una lezione"

MiTo cabrio posteriore dinamica di colore bianco con mare sullo sfondo di sera
Render di Juan Manuel Diaz
Le immagini generate dall'IA ci restituiscono una vettura dalle proporzioni compatte e muscolose, perfettamente coerente con il linguaggio stilistico dell'epoca, ma con quella pulizia e quella luce che solo i render moderni riescono a conferire. Un "what if" digitale che fa male al cuore degli appassionati, mostrando un'occasione mancata di grande fascino.
Tuttavia, il messaggio di Diaz non è polemico, bensì filosofico. Riguardare oggi quella "bambina" mai nata non serve a nutrire rimpianti, ma a comprendere come il destino di un'auto sia appeso a un filo sottile fatto di tempismo, tecnologia e budget.
"Alcuni progetti non sono sbagliati", conclude il designer con una frase che suona come una sentenza dolceamara. "Sono semplicemente rimasti nel tempo". E oggi, grazie agli algoritmi, quel tempo è stato, almeno visivamente, recuperato.
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