Juan Manuel Diaz racconta sul proprio profilo social un progetto del
2006: doveva sfidare la Mini, ma il board disse no. Oggi, grazie
all'Intelligenza Artificiale, ci mostra come sarebbe dovuta
essere.
Nel mondo dell'auto, i cimiteri dei progetti mai nati sono
pieni di idee affascinanti. Spesso rimangono solo codici su un foglio Excel o
schizzi sbiaditi. Ma oggi,
Juan Manuel Diaz – la matita che ha dato vita
all'
Alfa Romeo MiTo e alla Giulietta – ha deciso di compiere un'operazione
inversa: riportare in vita un fantasma del passato utilizzando la tecnologia
più avanzata del presente.
Attraverso i suoi canali social, il designer argentino ha
mostrato al mondo la Alfa Romeo MiTo Cabrio, un'auto che non esiste e
non esisterà mai, ma che è stata "fotografata" oggi con un realismo
impressionante grazie all'ausilio dell'Intelligenza Artificiale.
Un progetto reale del 2006, visualizzato solo oggi
Render di Juan Manuel Diaz
La storia raccontata da Diaz è precisa: il progetto della
MiTo a cielo aperto non è una fantasia odierna, ma fu sviluppato concretamente
nel 2006 come esercizio di design. L'obiettivo era ambizioso: portarla
in produzione intorno al 2010 per presidiare una nicchia di mercato
allora molto vivace e sfidare la rivale di sempre, la Mini Cabrio.
Il dossier arrivò fino al tavolo del board aziendale, ma lì
si fermò. "Non è mai andato avanti per una serie di motivi",
spiega l'ex designer del Biscione, alludendo alle dinamiche
decisionali e industriali del Gruppo FIAT di quegli anni.
Quello che vediamo oggi, però, non sono le vecchie cartelle
stampa o i rendering di vent'anni fa. Diaz specifica
chiaramente che le immagini pubblicate sono frutto di un'elaborazione moderna: "Quasi
due decenni dopo, l'intelligenza artificiale consente di visualizzare queste
idee con un livello di realismo che all'epoca non era possibile".
"Non un rimpianto, ma una lezione"
Render di Juan Manuel Diaz
Le immagini generate dall'IA ci restituiscono una vettura
dalle proporzioni compatte e muscolose, perfettamente coerente con il
linguaggio stilistico dell'epoca, ma con quella pulizia e quella luce che solo
i render moderni riescono a conferire. Un "what if" digitale che fa
male al cuore degli appassionati, mostrando un'occasione mancata di grande
fascino.
Tuttavia, il messaggio di Diaz non è polemico, bensì
filosofico. Riguardare oggi quella "bambina" mai nata non serve a
nutrire rimpianti, ma a comprendere come il destino di un'auto sia appeso a un
filo sottile fatto di tempismo, tecnologia e budget.
"Alcuni progetti non sono sbagliati",
conclude il designer con una frase che suona come una sentenza dolceamara. "Sono
semplicemente rimasti nel tempo". E oggi, grazie agli algoritmi, quel
tempo è stato, almeno visivamente, recuperato.