Conti in calo, Cina che spaventa e una richiesta esplicita
all'Unione Europea: il primo semestre 2026 del Gruppo
Volkswagen racconta la
storia di un colosso in trasformazione profonda, alle prese con pressioni che
vengono da più fronti contemporaneamente. I numeri sono chiari: ricavi stabili
a
158,1 miliardi di euro, ma utile operativo in calo dell'
11,6% a
5,9 miliardi, con un margine ridotto al 3,8%. Il gruppo ha già rivisto al
ribasso le previsioni per l'intero anno, con il fatturato ora atteso tra il
-3%
e la stabilità e il margine operativo tra il 4 e il 5,5%.
La Cina: il vero problema
Il mercato che pesa più di tutti è quello cinese. Nel primo
semestre le vendite di Volkswagen in Cina sono crollate del 31,6%, con
il secondo trimestre che ha registrato una flessione ancora più marcata. Sul
totale globale, il gruppo ha consegnato 4,13 milioni di veicoli, il 6%
in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato sarebbe molto meno
preoccupante senza il buco nero cinese: in Europa occidentale le consegne sono
cresciute del 3% a 1.748.000 unità, in Europa centro-orientale del 7%,
in Sudamerica dell'8%.
La riduzione delle vendite in Asia rischia di compromettere
la crescita complessiva proprio nel momento in cui il gruppo deve sostenere
investimenti ingenti nella trasformazione industriale e digitale. È in questo
contesto che si inserisce la richiesta pubblica di Oliver Blume
all'Unione Europea.
"Non abbiamo tempo da perdere"
Durante la conference call sui risultati del primo semestre,
il CEO di Volkswagen ha chiesto esplicitamente a Bruxelles di imporre
"rapidamente" dazi sulle auto ibride plug-in di produzione
cinese, replicando lo schema già adottato per le elettriche pure, dove sono
già in vigore dazi aggiuntivi fino al 35%. "Non abbiamo tempo da
perdere", ha dichiarato Blume. "Le norme sulle elettriche funzionano.
In questo ambito siamo competitivi in termini di prezzo. Il problema si pone
con gli ibridi plug-in."
I dati danno ragione alla preoccupazione. Secondo
elaborazioni di Dataforce, i marchi cinesi hanno già conquistato quasi un
terzo del mercato europeo delle plug-in hybrid: 208.368 veicoli
venduti nel primo semestre, per una quota del 27,3% del segmento. Il
podio delle ibride plug-in più vendute in Europa è completamente cinese: BYD
Seal U al primo posto, seguita da BYD Atto 2 e Jaecoo 7. La
prima europea è la Volkswagen Tiguan, scivolata al quarto posto.
Un anno fa era la regina del segmento.
Sul totale, i marchi cinesi hanno chiuso il primo semestre
con 685.990 veicoli venduti in Europa, con un aumento del 101%
sul pari periodo dell'anno scorso e una quota passata in dodici mesi dal 5%
al 9,5%.
La strategia: dazi sì, ma anche produzione in Cina
La posizione di Blume non è priva di contraddizioni. Mentre
chiede barriere doganali per proteggere l'industria europea, il manager ha
confermato la possibilità di importare in Europa veicoli prodotti in Cina
per sfruttare una base di costo inferiore. Ha invece escluso accordi per
la condivisione degli impianti europei con case cinesi.
La spiegazione è semplice: "I concorrenti cinesi
subiscono pressioni sul mercato interno e l'esportazione rappresenta la loro
unica opportunità di successo." In altre parole, BYD, Geely e gli
altri stanno usando l'Europa come valvola di sfogo per un mercato
domestico saturo, e lo stanno facendo con prezzi che i costruttori europei
non riescono a replicare senza una base produttiva in loco.
I segnali positivi
Non tutto è negativo. Blume ha sottolineato che in poche
settimane il gruppo ha raccolto oltre 70.000 ordini per la nuova
famiglia di auto elettriche urbane incentrata sulla ID. Polo, e che gli
ordini di veicoli completamente elettrici in Europa sono aumentati di oltre il 50%
nel secondo trimestre. Il piano di trasformazione avviato tre anni fa,
nonostante le difficoltà, sta producendo qualche frutto.
"Il riassetto del Gruppo Volkswagen degli ultimi tre
anni sta dando i suoi frutti", ha dichiarato Blume. "Nonostante il
nostro risultato operativo nel primo semestre sia stato inferiore di circa il
12% rispetto all'anno precedente, in un contesto sfidante come quello attuale
prevediamo di chiudere l'anno con una performance solida, superiore a quella
del 2025."
La seconda metà dell'anno sarà decisiva. Volkswagen dispone
di una domanda elettrica europea in ripresa e di una posizione finanziaria più
solida, ma deve trasformare questi segnali in redditività concreta. E spera che
Bruxelles faccia la sua parte.