Volkswagen all'Europa: "Non abbiamo tempo da perdere". E i numeri gli danno davvero ragione

Notizie
di Simone Bocca
27 luglio 2026, 10.56
oliver-blume ceo di volkswagen
Conti in calo, Cina che spaventa e una richiesta esplicita all'Unione Europea: il primo semestre 2026 del Gruppo Volkswagen racconta la storia di un colosso in trasformazione profonda, alle prese con pressioni che vengono da più fronti contemporaneamente. I numeri sono chiari: ricavi stabili a 158,1 miliardi di euro, ma utile operativo in calo dell'11,6% a 5,9 miliardi, con un margine ridotto al 3,8%. Il gruppo ha già rivisto al ribasso le previsioni per l'intero anno, con il fatturato ora atteso tra il -3% e la stabilità e il margine operativo tra il 4 e il 5,5%.

La Cina: il vero problema

Il mercato che pesa più di tutti è quello cinese. Nel primo semestre le vendite di Volkswagen in Cina sono crollate del 31,6%, con il secondo trimestre che ha registrato una flessione ancora più marcata. Sul totale globale, il gruppo ha consegnato 4,13 milioni di veicoli, il 6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato sarebbe molto meno preoccupante senza il buco nero cinese: in Europa occidentale le consegne sono cresciute del 3% a 1.748.000 unità, in Europa centro-orientale del 7%, in Sudamerica dell'8%.
La riduzione delle vendite in Asia rischia di compromettere la crescita complessiva proprio nel momento in cui il gruppo deve sostenere investimenti ingenti nella trasformazione industriale e digitale. È in questo contesto che si inserisce la richiesta pubblica di Oliver Blume all'Unione Europea.

"Non abbiamo tempo da perdere"

Durante la conference call sui risultati del primo semestre, il CEO di Volkswagen ha chiesto esplicitamente a Bruxelles di imporre "rapidamente" dazi sulle auto ibride plug-in di produzione cinese, replicando lo schema già adottato per le elettriche pure, dove sono già in vigore dazi aggiuntivi fino al 35%. "Non abbiamo tempo da perdere", ha dichiarato Blume. "Le norme sulle elettriche funzionano. In questo ambito siamo competitivi in termini di prezzo. Il problema si pone con gli ibridi plug-in."
I dati danno ragione alla preoccupazione. Secondo elaborazioni di Dataforce, i marchi cinesi hanno già conquistato quasi un terzo del mercato europeo delle plug-in hybrid: 208.368 veicoli venduti nel primo semestre, per una quota del 27,3% del segmento. Il podio delle ibride plug-in più vendute in Europa è completamente cinese: BYD Seal U al primo posto, seguita da BYD Atto 2 e Jaecoo 7. La prima europea è la Volkswagen Tiguan, scivolata al quarto posto. Un anno fa era la regina del segmento.
La BYD Seal U DM-i ripresa con lo sfondo di un lago
BYD Seal U DM-i
Nell'immagine si vede la BYD ATTO 2 DM-I di lato all'interno del parco di Monza
Atto 2 DM-I
jaecoo 7 4
Jaecoo 7
Sul totale, i marchi cinesi hanno chiuso il primo semestre con 685.990 veicoli venduti in Europa, con un aumento del 101% sul pari periodo dell'anno scorso e una quota passata in dodici mesi dal 5% al 9,5%.

La strategia: dazi sì, ma anche produzione in Cina

La posizione di Blume non è priva di contraddizioni. Mentre chiede barriere doganali per proteggere l'industria europea, il manager ha confermato la possibilità di importare in Europa veicoli prodotti in Cina per sfruttare una base di costo inferiore. Ha invece escluso accordi per la condivisione degli impianti europei con case cinesi.
La spiegazione è semplice: "I concorrenti cinesi subiscono pressioni sul mercato interno e l'esportazione rappresenta la loro unica opportunità di successo." In altre parole, BYD, Geely e gli altri stanno usando l'Europa come valvola di sfogo per un mercato domestico saturo, e lo stanno facendo con prezzi che i costruttori europei non riescono a replicare senza una base produttiva in loco.

I segnali positivi

Non tutto è negativo. Blume ha sottolineato che in poche settimane il gruppo ha raccolto oltre 70.000 ordini per la nuova famiglia di auto elettriche urbane incentrata sulla ID. Polo, e che gli ordini di veicoli completamente elettrici in Europa sono aumentati di oltre il 50% nel secondo trimestre. Il piano di trasformazione avviato tre anni fa, nonostante le difficoltà, sta producendo qualche frutto.
Volkswagen ID.Polo 2026 frontale
Volkswagen ID.Polo 2026
"Il riassetto del Gruppo Volkswagen degli ultimi tre anni sta dando i suoi frutti", ha dichiarato Blume. "Nonostante il nostro risultato operativo nel primo semestre sia stato inferiore di circa il 12% rispetto all'anno precedente, in un contesto sfidante come quello attuale prevediamo di chiudere l'anno con una performance solida, superiore a quella del 2025."
La seconda metà dell'anno sarà decisiva. Volkswagen dispone di una domanda elettrica europea in ripresa e di una posizione finanziaria più solida, ma deve trasformare questi segnali in redditività concreta. E spera che Bruxelles faccia la sua parte.
loading

Le Più Lette

Loading