Dopo oltre mezzo secolo di collaborazione, il BMW Group si assicura i diritti del marchio Alpina. Una mossa strategica per garantire il futuro del brand in un’era di transizione ecologica e normative sempre più stringenti. Ecco cosa cambierà per la neonata BMW Alpina nel 2026. È la fine di un’era, ma anche l’inizio di un nuovo capitolo per uno dei nomi più prestigiosi e apprezzati dai veri intenditori del mondo automotive. Sebbene, infatti, sia poco noto ai più, gli appassionati di motori conoscono bene il marchio Alpina, storico preparatore legato al marchio
BMW e autore di vetture che hanno saputo rubare il cuore degli appassionati con un sapiente equilibrio tra sportività e lusso. Dopo anni di voci e possibili acquisizioni,
BMW e Alpina hanno annunciato ufficialmente un cambiamento epocale nel loro rapporto storico. Dal 1° gennaio 2026, la Casa dell'Elica ha acquisito le quote del marchio di Buchloe, portandolo interamente sotto l’ombrello del BMW Group e cambiandogli il nome in
BMW Alpina.Fino ad oggi, Alpina ha operato come costruttore indipendente, ed è stato riconosciuto tale dall'autorità tedesca KBA e anche da altri Paesi come il Regno Unito (dove da sempre le Alpina sono molto apprezzate) e l'Italia, dove sono vetture di nicchia, sebbene in strettissima simbiosi con Monaco. Il lavoro di modifica delle berline e, da qualche anno, dei SUV dell'Elica hanno portato Alpina a nobilitare le vetture bavaresi con un tocco di esclusività e prestazioni raffinate. Con questo cambio radicale, le prospettive sul marchio Alpina cambia completamente: vediamo quali sono i dettagli e il futuro dell'esclusivo brand tedesco.
Dalla genesi alla nuova era: chi è Alpina e perché è importante conoscerla
Per chi non la conoscesse, Alpina è un marchio molto affascinante, con una storia ultracinquantennale legata indissolubilmente a
BMW. Alpina nasce ufficialmente nel
1965 a
Kaufbeuren, per mano di
Burkard Bovensiepen, diventando il capostipite di una famiglia che fino al 31 dicembre 2025 è stata a capo del marchio Alpina. La scintilla, in realtà, era scoccata qualche anno prima, nel 1962. Fu allora che Bovensiepen sviluppò un kit con doppio carburatore Weber e albero a gomiti più profilato per la
BMW 1500. Il Kit di Bovensiepen fu
così ben riuscita che l'allora capo delle vendite BMW, Paul Hahnemann, decise di riconoscere la garanzia ufficiale della Casa anche sulle vetture modificate.
Niki Lauda alla guida di una BMW Alpina 2800 CS nel 1972
Da quel momento, il legame divenne indissolubile.
Il logo stesso di Alpina racconta questa genesi tecnica, raffigurando un carburatore Weber e un albero a gomiti. Trasferitasi nella sua storica sede di Buchloe nel 1970, durante tutti gli anni '70 iniziarono i successi per Alpina, che diventò famosa come elaboratore delle vetture
BMW su strada e, soprattutto, in pista, dove le vetture preparate da Alpina trovarono sempre più spazio nei campionati europei turismo. Negli anni '70 infatti, arrivarono i primi trionfi nel Campionato Europeo Turismo con piloti del calibro di
Niki Lauda e
Derek Bell, cementando la fama sportiva del brand.
La vera svolta arrivò però nel
1983, quando il Ministero dei Trasporti tedesco (KBA) riconobbe Alpina come
costruttore automobilistico a tutti gli effetti, e non più come semplice "tuner".
Nonostante sia stato sempre un costruttore indipendente,
Alpina è un brand a dir poco sui generis. La Casa tedesca, infatti,
non ha mai realizzato un modello originale, ma anzi ha puntato tutto sul perfezionamento dei modelli BMW di partenza, aumentando la potenza e migliorando l'handling, ma anche aumentando il livello qualitativo e di comfort. Le vetture di Buchloe sono infatti
sinonimo di Gran Turismo all'ennesima potenza: veloci quanto (o più) delle BMW M, ma con un comfort e una classe superiore.
Dopo aver abbandonato il mondo delle corse nel 1978, nello stesso anno Alpina si concentrò sulla produzione di veicoli stradali, partendo con l'inaugurale
Alpina B6 2.8, una Serie 3 E21 dotata di un grande motore sei cilindri in linea da 2.8 litri derivato dalle più grandi Serie 5 e Serie 6. Dopo aver sperimentato con l'adozione di turbocompressori, trasmissioni automatiche e sull'adattamento di motori di vetture più grandi su
BMW più piccole, la ricetta Alpina è diventata più chiara tra gli anni '80 e '90.
Con modelli iconici come la
B10 Biturbo, la Serie 5 E34 dotata di un potentissimo motore 3.5 sei cilindri in linea derivato dalla 535i ma dotato di due turbocompressori, con una potenza di 360 CV e una velocità massima di 291 km/h, segnando un'altra differenza con le altre
BMW del reparto M, la rimozione del limitatore di velocità. Non sono solo le prestazioni a colpire, però, ma è anche lo
stile ad essere indiscutibilmente Alpina. Tra i dettagli iconici delle BMW "by Alpina" ci sono i paraurti ribassati, gli interni farciti di legno e pelle ovunque e gli inconfondibili
cerchi in lega a 20 razze con canale rovesciato.
Dopo gli anni '90, Alpina ha
sperimentato con motori turbo, motori aspirati più potenti ma più pastosi e meno aggressivi dei propulsori del Reparto M, l'adozione di cambi automatici o manuali senza frizione e l'adozione di tecnologie discusse come il motore Diesel, nonché l'introduzione nella propria gamma, negli anni '10, di modelli basati sui SUV
BMW. Ogni vettura, però, è riconoscibile immediatamente come una Alpina a livello estetico, tecnico e di dinamica di guida, conservando un'identità marcata e ben distinta da qualsiasi altra vettura sul mercato.
Le Alpina sono sempre state delle vetture veloci quanto le BMW M, ma più comode, più raffinate, più lussuose e più esclusive, per chi cerca qualcosa di diverso, di meno estremo e più raffinato.
Perché questa acquisizione? Il futuro della famiglia Bovensiepen e dello stabilimento
L'attuale accordo di cooperazione, rinnovato l'ultima volta nel 2020, è rimasto in vigore fino al
31 dicembre 2025. Fino ad allora, nulla è cambiato nella routine produttiva: le vetture continueranno ad essere pre-assemblate nelle linee
BMW per poi essere inviate a Buchloe per l'assemblaggio finale, le finiture artigianali e la messa a punto specifica che ha reso celebre il brand.
Tuttavia, dal
1° gennaio 2026, la gestione del marchio e la produzione è passata interamente nelle mani di
BMW. Questo significa che
l'attività di produzione di automobili nella storica sede di Buchloe è cessata nella sua forma attuale. La decisione, secondo la famiglia Bovensiepen e la stessa BMW, non è però frutto di una crisi, ma di una presa di coscienza. Il settore automobilistico sta affrontando la sua più grande trasformazione: l'elettrificazione forzata, le normative sulle emissioni sempre più severe e i requisiti obbligatori per i sistemi di assistenza alla guida
rendono la vita difficilissima per i piccoli costruttori di nicchia.I costi di sviluppo per rimanere conformi alle leggi globali sono diventati insostenibili per una realtà artigianale come quella della famiglia Bovensiepen. L'acquisizione da parte di
BMW garantisce quindi la
sopravvivenza del nome Alpina, che altrimenti avrebbe rischiato di scomparire schiacciato dalla burocrazia e dai costi tecnologici. Secondo quanto dichiarato da BMW,
saranno quindi confermati gli elementi chiave di BMW Alpina, e il suo equilibrio unico tra performance e comfort, combinati con una dinamica di guida da riferimento.
Cosa ne sarà della storica famiglia fondatrice? I Bovensiepen non usciranno di scena, così come la storica sede di Buchloe. Il nome dell'azienda, infatti, cambierà in
Bovensiepen e si focalizzerà su un nuovo business: il restauro e la manutenzione delle
Alpina classiche, che avverrà negli spazi di proprietà Alpina rimasti "liberi" dalla produzione. In più, la Bovensiepen si occuperò anche allo sviluppo di nuovi servizi di ingegneria e mobilità, continuando a lavorare come fornitore per
BMW.
La nota dolente, purtroppo, riguarda però la forza lavoro di Buchloe. Poiché la produzione di veicoli nuovi cesserà in quella sede dal 2026,
ci saranno inevitabili impatti sul personale. Tuttavia,
BMW ha promesso di supportare i dipendenti Alpina, offrendo ricollocamenti all'interno del Gruppo o presso altri fornitori partner.
Un tassello di lusso tra BMW e Rolls-Royce
Con questa mossa, il BMW Group va a colmare una nicchia strategica. Alpina si è sempre distinta per offrire un'alternativa più lussuosa, confortevole e discreta rispetto alle sportive pure della divisione
BMW M, ma più dinamica, sportiva e divertente delle "classiche"
auto di lusso. È quindi probabile che, dal 2026, Alpina diventi per BMW ciò che Maybach è per Mercedes: un allestimento o un sub-brand di altissima gamma, capace di offrire prestazioni elevate ma con un focus assoluto sull'eleganza e sul comfort di marcia.
Alpina potrebbe diventare una sorta di tassello mancante tra BMW e Rolls-Royce, focalizzandosi su vetture con motorizzazioni e prestazioni derivate dalle M "dure e pure" ma con una dinamica di guida e un'usabilità meno estrema e più stradale.
La speranza è che, però, non diventi appannaggio dei soli modelli di punta come per Maybach, ma che si affianchi come variante "raffinata" delle BMW M più vendute, come ad esempio la BMW M3, la M3 Touring o i SUV come la futura X3 M. Nonostante Alpina sia quindi salva, questo è un momento
agrodolce. Se da un lato si perde l'indipendenza di un atelier storico, dall'altro si ha la certezza che il logo con il carburatore e l'albero a gomiti continuerà a viaggiare sulle strade di tutto il mondo.