Ricordi? Era l’epoca in cui il Covid ci aveva da poco
concesso una tregua e, per riempire il vuoto pneumatico delle notizie estive, i
"tromboni" nostrani – sempre pronti a fare da scendiletto al potente
di turno – avevano trovato un nuovo Messia da venerare. Si chiamava Carlos
Tavares. Il gran visir franco-portoghese di Stellantis, l’uomo sceso in terra
per insegnarti come si guidano le macchine e, già che c'era, come si salva
l'universo.
In quel radioso agosto del 2021, Re Carlos ti annunciava
tronfio la lieta novella, snocciolando profezie che oggi rilette fanno già
ridere così. Ci spiegava che la rivoluzione a pile era inarrestabile,
garantendo che
dal 2027 l'Alfa Romeo sarebbe diventata un marchio 100%
elettrico. E per l'occasione si erano pure inventati quel formidabile slogan da
marketing d'accatto: il progetto "da zero a zero". Ti promettevano il
miracolo della moltiplicazione dei volt, giurando di passare dall'avere zero
auto elettrificate a inizio 2022 a un listino totalmente a zero emissioni nel
giro di un lustro. Un'utopia verde smeraldo venduta con la solennità di un
dogma, assicurando che le nuove vetture sarebbero state di altissima qualità,
nate sotto la stella di un idilliaco spirito di concordia.
Boom. Titoli a nove colonne, standing ovation dei
soloni del green da ZTL, lacrime di commozione nei ministeri. Il
filantropo col portafogli a fisarmonica (quello degli altri, cioè il tuo) ti
aveva appena spiegato che l'Alfa Romeo, il marchio del Cuore Sportivo e del
rombo viscerale, si sarebbe trasformata d'imperio in una silenziosa vettura.
La caduta dei profeti e il bagno di realtà
Cut. Fine della fiaba. Torna al mondo reale: agosto
2026.
Oggi, a distanza di un lustro esatto, cos’è rimasto di
quelle epiche dichiarazioni? Le macerie. E, ironia della sorte, non ci sono più
nemmeno i due grandi timonieri. Spazzati via dalle loro stesse visioni, sia Carlos Tavares che il suo fido scudiero
Jean-Philippe Imparato hanno dovuto levare le tende. Quel pomposo piano
"da zero a zero" si è rivelato col senno di poi una profezia
tragicamente letterale: quasi zero macchine a batteria vendute alla gente normale e
quasi zero prospettive di sopravvivenza per il Marchio. D'altronde,
l'ubriacatura elettrica imposta per decreto si è andata a schiantare contro un
piccolissimo, irrilevante dettaglio che burocrati e supermanager tendono spesso a
ignorare tra un dividendo milionario e l'altro: la realtà.
Perché le "macchine a pile", se costano quanto un bilocale in
periferia e ti costringono a pianificare le ferie estive come se fosse la spedizione di Amundsen al Polo Sud, tu col cavolo che le compri.
Così, a raccogliere i cocci fumanti
lasciati da Tavares e co., è dovuto arrivare Santo Ficili. Grazie
alla sua visione, finalmente ancorata al mercato e non alle utopie per
compiacere i salotti buoni, i piani aziendali sono stati completamente
stravolti. La favola del full electric a tutti i costi si è sciolta come
un ghiacciolo sull'asfalto di Ferragosto, sostituita dalle provvidenziali
“piattaforme multienergia” (che tradotto dal politichese aziendale significa
letteralmente: "rimettiamo in fretta e furia i motori a combustione, sennò
qui portiamo i libri in tribunale").
Quindi, la prossima volta che un super-AD in doppiopetto
scende dal cielo per annunciarti il radioso futuro a zero emissioni o ti fa la
paternale su cosa dovrai guidare, non spaventarti. Ricordati del favoloso
agosto 2021, del geniale piano "da zero a zero", di Tavares e dei
suoi progetti di cartapesta finiti dritti nel cestino della storia. Fatti una
grassa, rumorosa risata, possibilmente sgasando. Perché, in questo triste
teatrino dell'automotive, chi dimentica è complice.