Ricordi che Alfa Romeo doveva diventare solo elettrica dal 2027? 5 anni dopo le promesse scellerate di Tavares

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04 agosto 2026, 17.17
tavares copertina dichiarazione di alfa romeo solo elettrica
Ricordi? Era l’epoca in cui il Covid ci aveva da poco concesso una tregua e, per riempire il vuoto pneumatico delle notizie estive, i "tromboni" nostrani – sempre pronti a fare da scendiletto al potente di turno – avevano trovato un nuovo Messia da venerare. Si chiamava Carlos Tavares. Il gran visir franco-portoghese di Stellantis, l’uomo sceso in terra per insegnarti come si guidano le macchine e, già che c'era, come si salva l'universo.
In quel radioso agosto del 2021, Re Carlos ti annunciava tronfio la lieta novella, snocciolando profezie che oggi rilette fanno già ridere così. Ci spiegava che la rivoluzione a pile era inarrestabile, garantendo che dal 2027 l'Alfa Romeo sarebbe diventata un marchio 100% elettrico. E per l'occasione si erano pure inventati quel formidabile slogan da marketing d'accatto: il progetto "da zero a zero". Ti promettevano il miracolo della moltiplicazione dei volt, giurando di passare dall'avere zero auto elettrificate a inizio 2022 a un listino totalmente a zero emissioni nel giro di un lustro. Un'utopia verde smeraldo venduta con la solennità di un dogma, assicurando che le nuove vetture sarebbero state di altissima qualità, nate sotto la stella di un idilliaco spirito di concordia.
Boom. Titoli a nove colonne, standing ovation dei soloni del green da ZTL, lacrime di commozione nei ministeri. Il filantropo col portafogli a fisarmonica (quello degli altri, cioè il tuo) ti aveva appena spiegato che l'Alfa Romeo, il marchio del Cuore Sportivo e del rombo viscerale, si sarebbe trasformata d'imperio in una silenziosa vettura.
tavares con la junior

La caduta dei profeti e il bagno di realtà

Cut. Fine della fiaba. Torna al mondo reale: agosto 2026.
Oggi, a distanza di un lustro esatto, cos’è rimasto di quelle epiche dichiarazioni? Le macerie. E, ironia della sorte, non ci sono più nemmeno i due grandi timonieri. Spazzati via dalle loro stesse visioni, sia Carlos Tavares che il suo fido scudiero Jean-Philippe Imparato hanno dovuto levare le tende. Quel pomposo piano "da zero a zero" si è rivelato col senno di poi una profezia tragicamente letterale: quasi zero macchine a batteria vendute alla gente normale e quasi zero prospettive di sopravvivenza per il Marchio. D'altronde, l'ubriacatura elettrica imposta per decreto si è andata a schiantare contro un piccolissimo, irrilevante dettaglio che burocrati e supermanager tendono spesso a ignorare tra un dividendo milionario e l'altro: la realtà.
Perché le "macchine a pile", se costano quanto un bilocale in periferia e ti costringono a pianificare le ferie estive come se fosse la spedizione di Amundsen al Polo Sud, tu col cavolo che le compri.
Così, a raccogliere i cocci fumanti lasciati da Tavares e co., è dovuto arrivare Santo Ficili. Grazie alla sua visione, finalmente ancorata al mercato e non alle utopie per compiacere i salotti buoni, i piani aziendali sono stati completamente stravolti. La favola del full electric a tutti i costi si è sciolta come un ghiacciolo sull'asfalto di Ferragosto, sostituita dalle provvidenziali “piattaforme multienergia” (che tradotto dal politichese aziendale significa letteralmente: "rimettiamo in fretta e furia i motori a combustione, sennò qui portiamo i libri in tribunale").
Quindi, la prossima volta che un super-AD in doppiopetto scende dal cielo per annunciarti il radioso futuro a zero emissioni o ti fa la paternale su cosa dovrai guidare, non spaventarti. Ricordati del favoloso agosto 2021, del geniale piano "da zero a zero", di Tavares e dei suoi progetti di cartapesta finiti dritti nel cestino della storia. Fatti una grassa, rumorosa risata, possibilmente sgasando. Perché, in questo triste teatrino dell'automotive, chi dimentica è complice.
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