Renault entra nel mondo dei droni militari: cosa sappiamo sull’accordo con il governo francese

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di Simone Bocca
26 gennaio 2026, 15.13
Immagine dove si vede un drone pronto per il decollo
Quando il governo francese parla di “economia di guerra”, non si riferisce solo all’aumento dei budget militari o allo sviluppo di nuovi armamenti. Sempre più spesso, il cuore della strategia passa dall’industria civile. Ed è in questo contesto che si inserisce il coinvolgimento di Renault in un progetto legato alla produzione di droni militari, un’iniziativa che segna un passaggio inedito nella storia recente del gruppo.
Nei primi giorni del 2026, Renault ha infatti confermato di essere parte di una collaborazione avviata su richiesta del Ministero delle Forze Armate francese, con l’obiettivo di contribuire alla creazione di una filiera industriale nazionale dedicata ai sistemi a pilotaggio remoto.

Perché proprio Renault

La scelta di coinvolgere un costruttore automobilistico può sorprendere solo in apparenza. In realtà, ciò che interessa alla Difesa francese non è l’esperienza nel settore militare, ma la capacità di produrre in serie, ottimizzare i processi e gestire catene di fornitura complesse.
Renault porta in dote decenni di know-how nella industrializzazione su larga scala, un elemento chiave in un momento storico in cui i conflitti moderni hanno dimostrato quanto la disponibilità numerica dei droni sia spesso più decisiva della sofisticazione tecnologica estrema.

Un progetto a tre: Stato, industria e difesa

L’iniziativa non vede Renault agire da sola. Il progetto è sviluppato in collaborazione con Turgis Gaillard, realtà francese specializzata in sistemi aeronautici e difesa, mentre il coordinamento e la supervisione sono affidati alla Direction générale de l’armement.
Il modello non è quello di un semplice contratto di fornitura, ma piuttosto di una costruzione industriale guidata dallo Stato, in cui ciascun attore copre un ruolo preciso: requisiti operativi e controllo per la DGA, competenze tecnologiche per Turgis Gaillard, capacità produttiva e organizzativa per Renault.

Che tipo di droni sono in programma

Le informazioni tecniche ufficiali restano volutamente limitate, ma dalle ricostruzioni della stampa francese emerge un quadro abbastanza chiaro. Si parla di droni a lungo raggio, appartenenti alla categoria delle munizioni telecomandate, con possibili declinazioni dedicate alla sorveglianza e alla ricognizione.
L’idea alla base del programma non sarebbe quella di sviluppare un sistema altamente sofisticato, bensì di puntare su piattaforme relativamente semplici, robuste e a basso costo, pensate per essere prodotte rapidamente in grandi numeri. Una filosofia che riflette quanto osservato nei conflitti più recenti, dove i droni sono diventati strumenti consumabili, parte integrante di una logica industriale prima ancora che militare.

Produzione e numeri: cosa filtra finora

Su siti produttivi, volumi e valore economico del progetto non esistono ancora conferme ufficiali. Alcune fonti francesi, tra cui il giornale L’Usine Nouvelle che ha per primo riportato la notizia, ipotizzano che la produzione possa avvenire negli stabilimenti Renault di Le Mans e Cléon e che, una volta a regime, si possa arrivare a 600 unità al mese.
Anche sul piano economico le stime parlano di un programma potenzialmente molto rilevante nel medio-lungo periodo – si parla infatti di un miliardo di euro in 10 anni – ma al momento Renault preferisce non commentare cifre né tempistiche, segno di un progetto ancora in fase di consolidamento.

Il contesto geopolitico sullo sfondo

Il ritorno dell’industria civile al centro della produzione militare non è casuale. La guerra in Ucraina e il mutato scenario strategico europeo hanno spinto la Francia – come altri Paesi UE – a ripensare radicalmente i propri modelli di approvvigionamento.
Non è un caso che già nel 2025 si fosse parlato di un possibile coinvolgimento di Renault in iniziative legate ai droni. Oggi, rispetto a quelle prime indiscrezioni, il quadro appare più definito: non più semplici valutazioni, ma un progetto industriale avviato, anche se ancora parzialmente coperto da riservatezza.

La reazione dei mercati

Il mercato ha accolto positivamente la partnership, facendo volare in borsa il titolo di Renault dell’1,8% e facendo segnare un aumento di oltre il 3% delle vendite globali di automobili.
Per Renault si tratta di un terreno nuovo, lontano dall’automotive tradizionale, ma non incompatibile con le sue competenze storiche. Per la Francia, invece, è un esperimento che potrebbe anticipare un modello destinato a diffondersi anche altrove in Europa.
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