Quando il governo francese parla di “economia di guerra”,
non si riferisce solo all’aumento dei budget militari o allo sviluppo di nuovi
armamenti. Sempre più spesso, il cuore della strategia passa dall’industria
civile. Ed è in questo contesto che si inserisce il coinvolgimento di Renault
in un progetto legato alla produzione di droni militari, un’iniziativa che
segna un passaggio inedito nella storia recente del gruppo.
Nei primi giorni del 2026, Renault ha infatti confermato di
essere parte di una collaborazione avviata su richiesta del Ministero delle
Forze Armate francese, con l’obiettivo di contribuire alla creazione di una
filiera industriale nazionale dedicata ai sistemi a pilotaggio remoto.
Perché proprio Renault
La scelta di coinvolgere un costruttore automobilistico può
sorprendere solo in apparenza. In realtà, ciò che interessa alla Difesa
francese non è l’esperienza nel settore militare, ma la capacità di produrre
in serie, ottimizzare i processi e gestire catene di fornitura complesse.
Renault porta in dote decenni di know-how nella industrializzazione
su larga scala, un elemento chiave in un momento storico in cui i conflitti
moderni hanno dimostrato quanto la disponibilità numerica dei droni sia spesso
più decisiva della sofisticazione tecnologica estrema.
Un progetto a tre: Stato, industria e difesa
L’iniziativa non vede Renault agire da sola. Il progetto è
sviluppato in collaborazione con Turgis Gaillard, realtà francese
specializzata in sistemi aeronautici e difesa, mentre il coordinamento e la
supervisione sono affidati alla Direction générale de l’armement.
Il modello non è quello di un semplice contratto di
fornitura, ma piuttosto di una costruzione industriale guidata dallo Stato,
in cui ciascun attore copre un ruolo preciso: requisiti operativi e controllo
per la DGA, competenze tecnologiche per Turgis Gaillard, capacità produttiva e
organizzativa per Renault.
Che tipo di droni sono in programma
Le informazioni tecniche ufficiali restano volutamente
limitate, ma dalle ricostruzioni della stampa francese emerge un quadro
abbastanza chiaro. Si parla di droni a lungo raggio, appartenenti alla
categoria delle munizioni telecomandate, con possibili declinazioni
dedicate alla sorveglianza e alla ricognizione.
L’idea alla base del programma non sarebbe quella di
sviluppare un sistema altamente sofisticato, bensì di puntare su piattaforme
relativamente semplici, robuste e a basso costo, pensate per essere
prodotte rapidamente in grandi numeri. Una filosofia che riflette quanto
osservato nei conflitti più recenti, dove i droni sono diventati strumenti
consumabili, parte integrante di una logica industriale prima ancora che
militare.
Produzione e numeri: cosa filtra finora
Su siti produttivi, volumi e valore economico del progetto
non esistono ancora conferme ufficiali. Alcune fonti francesi, tra cui il
giornale L’Usine Nouvelle che ha per primo riportato la notizia, ipotizzano
che la produzione possa avvenire negli stabilimenti Renault di Le Mans e Cléon
e che, una volta a regime, si possa arrivare a 600 unità al mese.
Anche sul piano economico le stime parlano di un programma
potenzialmente molto rilevante nel medio-lungo periodo – si parla infatti di un
miliardo di euro in 10 anni – ma al momento Renault preferisce non commentare
cifre né tempistiche, segno di un progetto ancora in fase di consolidamento.
Il contesto geopolitico sullo sfondo
Il ritorno dell’industria civile al centro della produzione
militare non è casuale. La guerra in Ucraina e il mutato scenario strategico
europeo hanno spinto la Francia – come altri Paesi UE – a ripensare
radicalmente i propri modelli di approvvigionamento.
Non è un caso che già nel 2025 si fosse parlato di un
possibile coinvolgimento di Renault in iniziative legate ai droni. Oggi,
rispetto a quelle prime indiscrezioni, il quadro appare più definito: non più
semplici valutazioni, ma un progetto industriale avviato, anche se
ancora parzialmente coperto da riservatezza.
La reazione dei mercati
Il mercato ha accolto positivamente la partnership, facendo
volare in borsa il titolo di Renault dell’1,8% e facendo segnare un aumento di
oltre il 3% delle vendite globali di automobili.
Per Renault si tratta di un terreno nuovo, lontano
dall’automotive tradizionale, ma non incompatibile con le sue competenze
storiche. Per la Francia, invece, è un esperimento che potrebbe anticipare un
modello destinato a diffondersi anche altrove in Europa.