Italia contro il caro-ricarica: Meloni prepara il piano per salvare l’elettrico

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di Simone Bocca
16 febbraio 2026, 12.20
nell'immagine si vede la Presidentessa del Consiglio italiano Giorgia Meloni durante una conferenza
Il problema dell’auto elettrica in Italia non è più solo il prezzo d’acquisto. È il costo della ricarica.
E su questo punto il Governo ha deciso di intervenire direttamente. Giorgia Meloni ha annunciato l’intenzione di occuparsi in prima persona del caro-energia legato alla mobilità elettrica, trasformando quella che finora sembrava una questione di mercato in una vera partita politica.
Perché se è vero che gli incentivi aiutano a comprare un’auto a batterie, è altrettanto vero che molti automobilisti stanno scoprendo che ricaricare fuori casa può costare quasi quanto un pieno di benzina. E così la promessa del risparmio per chilometro rischia di svanire.

Non solo incentivi: ora si guarda al costo per kWh

Finora l’attenzione si è concentrata sui bonus all’acquisto, sulle rottamazioni e sugli sconti statali. Ma il vero nodo, oggi, è il costo operativo.
L’idea allo studio a Palazzo Chigi è chiara: intervenire sulle tariffe energetiche destinate alla mobilità elettrica e valutare una regolazione più stringente dei margini applicati dagli operatori delle colonnine pubbliche. L’obiettivo è garantire prezzi più stabili e competitivi per il kWh dedicato ai veicoli elettrici.
In altre parole, evitare che l’elettrico diventi un prodotto per pochi.

Arriva il Decreto Energia

Il tema ricariche si inserisce in un quadro più ampio. Il Governo sta preparando un nuovo Decreto Energia con l’obiettivo di alleggerire il peso delle bollette per famiglie e imprese.
Tra le misure attese:
  • riduzione degli oneri di sistema,
  • sostegno alle imprese energivore,
  • semplificazioni per accelerare gli investimenti in rinnovabili.
Il messaggio è chiaro: senza un’energia più competitiva, non può esistere una transizione sostenibile né per i cittadini né per l’industria.

La partita europea: stop 2035 e neutralità tecnologica

Parallelamente si gioca un’altra sfida, questa volta a Bruxelles. L’Italia, insieme alla Germania, continua a spingere per una revisione dell’impostazione rigida che prevede lo stop ai motori endotermici nel 2035.
La linea difesa da Roma è quella della “neutralità tecnologica”: non solo elettrico, ma apertura anche a biocarburanti ed e-fuel, per salvaguardare la filiera industriale e ridurre la dipendenza strategica da mercati extra-UE.
Il confronto riguarda anche strumenti come l’ETS (Emission Trading System), che secondo l’Italia va riformato per evitare che i costi delle quote CO₂ si traducano in ulteriore pressione su un settore già in difficoltà.

Elettrico sì, ma sostenibile

Il punto centrale, però, resta uno: se ricaricare costa troppo, l’intera narrazione della mobilità elettrica perde credibilità.
Non si tratta di essere pro o contro l’elettrico, ma di renderlo economicamente coerente con le promesse fatte ai consumatori. Senza un costo energetico competitivo, l’auto a batterie rischia di rallentare proprio nei Paesi dove il potere d’acquisto è più fragile.
Se il piano italiano dovesse funzionare, potrebbe diventare un modello per altri mercati del Sud Europa che affrontano problemi simili.
La transizione, insomma, non si gioca solo nei laboratori o nelle fabbriche, ma anche nella bolletta. E lì si decide buona parte del futuro dell’automotive europeo.
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