Renault prepara il "super ibrido": è una vecchia conoscenza. Sarà il futuro dell'auto?

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di Simone Bocca
16 febbraio 2026, 13.15
Nell'immagine si vede il nuovo concept di Renault chiamato "Embleme"
L’elettrico cresce, ma non alla velocità che molti costruttori avevano previsto. E se da una parte la direzione è ormai tracciata, dall’altra sempre più marchi stanno iniziando a introdurre soluzioni intermedie per evitare rallentamenti nei mercati più complessi.
Tra questi c’è Renault, che dopo il lancio delle sue compatte a batteria come Renault 5 E-Tech e Renault 4 E-Tech, guarda ora ai segmenti superiori con un approccio più flessibile.
La parola chiave? EREV (Extended-Range Electric Vehicles).

Una nuova piattaforma elettrica (ma più versatile)

La casa francese sta sviluppando una nuova architettura per vetture compatte e medie che sostituirà l’attuale CMF EV. Dovrebbe arrivare entro il 2028, con una riduzione dei costi stimata intorno al 40% e un focus totale sull’efficienza elettrica.
Ma Renault non vuole chiudere la porta ad altre soluzioni. Come spiegato dal product manager Bruno Vanel in un’intervista rilasciata ad Autocar:  
“La direzione è verso i veicoli elettrici, quindi ci stiamo concentrando su di essi e sulla loro efficienza, ma questo non ci impedisce di considerare soluzioni come quella presentata da Horse. Abbiamo un duplice approccio.”
Ed è qui che entra in gioco la tecnologia Range Extender.

Cos’è davvero un EREV?

nell'immagine si vede il powertrain sviluppato da Geely e Renault chiamato EREV. Si può notare come sia esposto per il pubblico
Fonte: Motor.es
La soluzione arriva da Horse Powertrain, la joint venture tra Renault e Geely.
Il sistema C15 integra un motore benzina 1.5 litri che non muove mai direttamente le ruote, ma funziona esclusivamente da generatore per ricaricare la batteria durante la marcia.
A differenza di un classico plug-in hybrid:
  • nelle PHEV il motore termico può azionare le ruote;
  • nelle EREV il motore a combustione produce solo energia elettrica.
Il sistema può essere configurato con grande flessibilità: unità aspirata da 94 CV o turbo da 161 CV, installabile su asse anteriore o posteriore.

Perché serve nei mercati del Sud Europa

La motivazione è molto concreta: infrastrutture ancora deboli e ansia da autonomia.
Vanel lo dice chiaramente: “Le misure che estendono l’autonomia dei veicoli elettrici ci sembrano una soluzione molto interessante e probabilmente rilevante per il passaggio a un mondo elettrico, ad esempio per l’Europa meridionale o per chi non può ricaricare il proprio veicolo ogni due o tre giorni.”
Italia e Spagna sono tra i mercati citati come esempi di questa fase di transizione più lenta.

Il futuro dei segmenti C e D

Nell'immagine si vede il concept della Renault Embleme esposta all'interno di un salone
Secondo Renault, l’EREV potrebbe rivelarsi particolarmente adatto ai segmenti C e D, quelli dove percorrenze più lunghe e maggiore versatilità sono fondamentali.
“Questa soluzione chiamata ‘super ibrida’ potrebbe essere interessante per la prossima piattaforma che stiamo sviluppando”, ha concluso Vanel.
Un indizio che lascia intendere come modelli futuri – incluso il possibile erede della Mégane, ispirato al concept Renault Emblème – possano adottare questa tecnologia.

Elettrico sì, ma senza rigidità

Il messaggio è chiaro: l’elettrico resta il punto di arrivo, ma la strada per arrivarci non deve essere identica per tutti. In un momento in cui l’adozione rallenta in diversi mercati europei, la flessibilità potrebbe diventare la vera chiave per mantenere competitività e volumi. Perché il futuro sarà elettrico. Ma, almeno per ora, con un piccolo generatore di sicurezza a bordo.
Fonte: Autocar
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