L’elettrico cresce, ma non alla velocità che molti
costruttori avevano previsto. E se da una parte la direzione è ormai tracciata,
dall’altra sempre più marchi stanno iniziando a introdurre soluzioni intermedie
per evitare rallentamenti nei mercati più complessi.
Tra questi c’è Renault, che dopo il lancio delle
sue compatte a batteria come Renault 5 E-Tech e Renault 4
E-Tech, guarda ora ai segmenti superiori con un approccio più flessibile.
La parola chiave? EREV (Extended-Range Electric Vehicles).
Una nuova piattaforma elettrica (ma più versatile)
La casa francese sta sviluppando una nuova architettura per
vetture compatte e medie che sostituirà l’attuale CMF EV. Dovrebbe arrivare
entro il 2028, con una riduzione dei costi stimata intorno al 40% e un focus
totale sull’efficienza elettrica.
Ma Renault non vuole chiudere la porta ad altre soluzioni.
Come spiegato dal product manager Bruno Vanel in un’intervista rilasciata ad
Autocar:
“La direzione è verso i veicoli elettrici, quindi ci stiamo
concentrando su di essi e sulla loro efficienza, ma questo non ci impedisce di
considerare soluzioni come quella presentata da Horse. Abbiamo un duplice
approccio.”
Ed è qui che entra in gioco la tecnologia Range Extender.
Cos’è davvero un EREV?
La soluzione arriva da Horse Powertrain, la joint
venture tra Renault e Geely.
Il sistema C15 integra un motore benzina 1.5 litri che non
muove mai direttamente le ruote, ma funziona esclusivamente da generatore per
ricaricare la batteria durante la marcia.
A differenza di un classico plug-in hybrid:
- nelle
PHEV il motore termico può azionare le ruote;
- nelle EREV il motore a combustione produce solo energia elettrica.
Il sistema può essere configurato con grande flessibilità:
unità aspirata da 94 CV o turbo da 161 CV, installabile su asse anteriore o
posteriore.
Perché serve nei mercati del Sud Europa
La motivazione è molto concreta: infrastrutture ancora
deboli e ansia da autonomia.
Vanel lo dice chiaramente: “Le misure che estendono l’autonomia dei veicoli elettrici
ci sembrano una soluzione molto interessante e probabilmente rilevante per il
passaggio a un mondo elettrico, ad esempio per l’Europa meridionale o per chi
non può ricaricare il proprio veicolo ogni due o tre giorni.”
Italia e Spagna sono tra i mercati citati come esempi di
questa fase di transizione più lenta.
Il futuro dei segmenti C e D
Secondo Renault, l’EREV potrebbe rivelarsi particolarmente
adatto ai segmenti C e D, quelli dove percorrenze più lunghe e maggiore
versatilità sono fondamentali.
“Questa soluzione chiamata ‘super ibrida’ potrebbe essere
interessante per la prossima piattaforma che stiamo sviluppando”, ha concluso
Vanel.
Un indizio che lascia intendere come modelli futuri –
incluso il possibile erede della Mégane, ispirato al concept Renault Emblème
– possano adottare questa tecnologia.
Elettrico sì, ma senza rigidità
Il messaggio è chiaro: l’elettrico resta il punto di arrivo,
ma la strada per arrivarci non deve essere identica per tutti. In un momento in cui l’adozione rallenta in diversi mercati
europei, la flessibilità potrebbe diventare la vera chiave per mantenere
competitività e volumi. Perché il futuro sarà elettrico. Ma, almeno per ora, con un
piccolo generatore di sicurezza a bordo.
Fonte: Autocar