Allarme rifornimenti: prezzi alle stelle per il conflitto. Ma quanto costerebbe il carburante oggi senza le accise e le tasse?

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09 marzo 2026, 10.22
benzina 10 marzo 2022 2
L'escalation delle tensioni internazionali, culminata con i recenti scontri in Iran, sta generando un vero e proprio "effetto tsunami" sui prezzi dei carburanti in Italia. In poco più di una settimana, le stazioni di servizio hanno registrato impennate vertiginose, riaccendendo il dibattito storico e mai sopito sul peso della tassazione statale sui rifornimenti quotidiani.

I numeri del rincaro

I dati diffusi dal Codacons, basati sulle rilevazioni del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), delineano un quadro molto pesante per le tasche degli automobilisti italiani. In soli 10 giorni, il prezzo alla pompa ha subito un'accelerazione drammatica:
  • Gasolio: Il prezzo medio in modalità self-service ha raggiunto quota 1,970 euro al litro, segnando un balzo del +14,3% rispetto a fine febbraio (quando si attestava a 1,723 euro/litro). Questo si traduce in un aggravio di 12,3 euro per un singolo pieno, stimabile in circa 296 euro di spesa aggiuntiva annua per chi effettua due rifornimenti al mese.
  • Benzina: Anche la "verde" non è immune agli aumenti, registrando un +7% al self-service. L'impatto è di circa 5,8 euro in più a pieno, pari a quasi 140 euro annui di rincaro.
  • Picchi regionali: In diverse aree del Paese, il gasolio ha già sfondato o sfiorato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. A Bolzano la media è di 2,008 euro/litro, seguita da Calabria (1,993 euro), Sicilia (1,990 euro) e Valle d'Aosta (1,985 euro).

L'appello al governo: "Servono 15 centesimi in meno"

Di fronte a questa repentina emergenza, il Codacons sollecita un intervento tempestivo dell'esecutivo, chiedendo un taglio delle accise di almeno 15 centesimi al litro per tentare di riportare i listini ai livelli pre-crisi.
L'associazione dei consumatori fa notare che per attuare questa misura non sarebbero necessari iter legislativi lunghi o nuovi decreti: basterebbe applicare la legge del 2023 sulle cosiddette "accise mobili". Questo strumento permette al Ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef) e al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) di intervenire rapidamente. Una simile mossa, oltre ad alleggerire il costo diretto dei rifornimenti, contribuirebbe a calmierare i prezzi al dettaglio di tutti i prodotti trasportati su gomma.

Il "caso Livigno" e il peso del fisco

Mentre chi possiede un'auto elettrica o a GPL (il cui costo si aggira sui 0,58 euro al litro) subisce meno il colpo, per chi viaggia a benzina o diesel la situazione è esasperante. Di fronte a listini che in alcune zone d'Italia arrivano a toccare i 2,6 euro al litro nel "servito", sorge spontanea una domanda per tutti gli automobilisti: quanto costerebbe il carburante oggi senza le accise e le tasse?
La risposta arriva in modo inequivocabile da Livigno, rinomata località montana della Valtellina in provincia di Sondrio. Essendo una zona extradoganale fin dal 1910, a Livigno non vengono applicate né l'IVA né le accise nazionali. I prezzi esposti recentemente dai distributori locali, diventati virali anche sulle piattaforme social, mostrano una realtà parallela che fa riflettere:
  • Gasolio: 1,299 euro al litro.
  • Benzina senza piombo: 1,329 euro al litro.
Questi numeri evidenziano in modo cristallino come l'imposizione fiscale vada di fatto a raddoppiare il costo finale del carburante alla pompa. Tuttavia, un taglio strutturale e definitivo delle tasse appare un miraggio di difficile attuazione nel breve periodo: per il solo anno 2025, il gettito fiscale garantito allo Stato dai carburanti è stimato tra i 25 e i 28 miliardi di euro. Una voce di bilancio semplicemente troppo importante a cui l'erario difficilmente potrà rinunciare.
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