L'escalation delle tensioni internazionali, culminata con i
recenti scontri in Iran, sta generando un vero e proprio "effetto
tsunami" sui prezzi dei carburanti in Italia. In poco più di una
settimana, le stazioni di servizio hanno registrato impennate vertiginose,
riaccendendo il dibattito storico e mai sopito sul peso della tassazione
statale sui rifornimenti quotidiani.
I numeri del rincaro
I dati diffusi dal Codacons, basati sulle rilevazioni del
Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), delineano un quadro molto
pesante per le tasche degli automobilisti italiani. In soli 10 giorni, il
prezzo alla pompa ha subito un'accelerazione drammatica:
- Gasolio:
Il prezzo medio in modalità self-service ha raggiunto quota 1,970 euro al
litro, segnando un balzo del +14,3% rispetto a fine febbraio (quando si
attestava a 1,723 euro/litro). Questo si traduce in un aggravio di 12,3
euro per un singolo pieno, stimabile in circa 296 euro di spesa aggiuntiva
annua per chi effettua due rifornimenti al mese.
- Benzina:
Anche la "verde" non è immune agli aumenti, registrando un +7%
al self-service. L'impatto è di circa 5,8 euro in più a pieno, pari a
quasi 140 euro annui di rincaro.
- Picchi
regionali: In diverse aree del Paese, il gasolio ha già sfondato o
sfiorato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. A Bolzano la media è
di 2,008 euro/litro, seguita da Calabria (1,993 euro), Sicilia (1,990
euro) e Valle d'Aosta (1,985 euro).
L'appello al governo: "Servono 15 centesimi in meno"
Di fronte a questa repentina emergenza, il Codacons
sollecita un intervento tempestivo dell'esecutivo, chiedendo un taglio delle
accise di almeno 15 centesimi al litro per tentare di riportare i listini ai
livelli pre-crisi.
L'associazione dei consumatori fa notare che per attuare
questa misura non sarebbero necessari iter legislativi lunghi o nuovi decreti:
basterebbe applicare la legge del 2023 sulle cosiddette "accise
mobili". Questo strumento permette al Ministero dell'Economia e delle
Finanze (Mef) e al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase)
di intervenire rapidamente. Una simile mossa, oltre ad alleggerire il costo
diretto dei rifornimenti, contribuirebbe a calmierare i prezzi al dettaglio di
tutti i prodotti trasportati su gomma.
Il "caso Livigno" e il peso del fisco
Mentre chi possiede un'auto elettrica o a GPL (il cui costo
si aggira sui 0,58 euro al litro) subisce meno il colpo, per chi viaggia a
benzina o diesel la situazione è esasperante. Di fronte a listini che in alcune
zone d'Italia arrivano a toccare i 2,6 euro al litro nel "servito",
sorge spontanea una domanda per tutti gli automobilisti: quanto costerebbe
il carburante oggi senza le accise e le tasse?
La risposta arriva in modo inequivocabile da Livigno,
rinomata località montana della Valtellina in provincia di Sondrio. Essendo una
zona extradoganale fin dal 1910, a Livigno non vengono applicate né l'IVA né le
accise nazionali. I prezzi esposti recentemente dai distributori locali,
diventati virali anche sulle piattaforme social, mostrano una realtà parallela
che fa riflettere:
- Gasolio:
1,299 euro al litro.
- Benzina
senza piombo: 1,329 euro al litro.
Questi numeri evidenziano in modo cristallino come
l'imposizione fiscale vada di fatto a raddoppiare il costo finale del
carburante alla pompa. Tuttavia, un taglio strutturale e definitivo delle tasse
appare un miraggio di difficile attuazione nel breve periodo: per il solo anno
2025, il gettito fiscale garantito allo Stato dai carburanti è stimato tra i 25
e i 28 miliardi di euro. Una voce di bilancio semplicemente troppo importante a
cui l'erario difficilmente potrà rinunciare.