Il 2026 è il nuovo 2016: cosa guidavamo? Ford Focus ST Diesel, una Hot Hatch a gasolio?

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21 gennaio 2026, 15.33
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Può sembrare incredibile con gli occhi di oggi, ma solo 10 anni fa una delle vetture più interessanti del panorama automobilistico europeo era... una compatta sportiva con motore Diesel. Prima del celeberrimo Dieselgate, che ha rovinato per sempre la reputazione del motore a gasolio cambiando in maniera irreversibile il mondo dell'automobile, infatti, i motori Diesel erano comunissimi. Ne abbiamo già parlato nella prima (ri)prova, quella della Opel Astra K: nel 2016, solo un decennio fa, oltre un milione di automobili con motore Diesel in Italia, per una quota di mercato vicina al 60%.
Non deve, quindi, sorprendere che sul mercato italiano ci fossero centinaia di modelli a gasolio in tutti i segmenti, dalle citycar alle ammiraglie, dai SUV alle Station Wagon, passando anche per le compatte sportive. Se nel 2026 sono già rare le Hot Hatch tout-court, con solo una manciata di modelli ancora in produzione, pensare che ci fosse un'intera pletora di vetture che univano la dinamica di guida di una compatta sportiva con i consumi e l'efficienza di un moderno turbodiesel è pura utopia.
In realtà, sebbene ad oggi sembri una follia, anche 10 anni fa era una ricetta molto particolare, non così amata dai puristi ma con tante frecce al proprio arco per prestazioni pure, bilanciamento con i consumi e costi di gestione. Proprio per questo nell'aprile del 2016 il nostro caporedattore Guido Casetta mise alla prova la Ford Focus ST Diesel, fresca di restyling durante il 2015 e resa decisamente più moderna e personale rispetto alla tozza Focus di terza generazione pre-restyling.
Scopriamo, allora, come va e quanto costa oggi una delle compatte sportive più sottovalutate della sua generazione, capace di offrire un piacere di guida da primato con motore a benzina. Sarà lo stesso per il Diesel? Lo vediamo nella (ri)prova della Ford Focus ST 2.0 TDCi da 185 CV, che completa un "trio" di compatte che, in un 2026 dove dominano i SUV, sono (personalmente) una vera boccata d'aria fresca.

Stile da "squalo" e cattiveria immutata

"Bella e aggressiva": questa la prima definizione del nostro Guido per parlare del design della Ford Focus ST Diesel, ristilizzata nel 2016 con un nuovo frontale e un posteriore più armonioso. Rispetto alla prima versione della ST sulla base della Focus Mk3, lanciata nel 2012 e caratterizzata da un frontale fin troppo tondeggiante e un posteriore con i grandi fari "astratti" molto grandi, questa nuova Focus ST è più affilata e moderna, con un frontale dove domina la grande bocca, ispirata alle Aston Martin, con logo ST rosso e finitura nera lucida.
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Di serie, la ST ha anche i fari bi-xeno, decisamente più affusolati e cattivi di prima, che insieme alla verniciatura Stealth Grey ricordano i tratti peculari del muso di uno squalo. "Le minigonne laterali", spiega Guido, "i cerchi da 18 pollici con pinze rosse e i vetri oscurati danno un look sportivo ad un profilo molto aerodinamico".
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In coda, invece, c'è un grande alettone (optional), nuovi fari che partono dal profilo laterale per arrivare in coda e l'iconico scarico centrale a forma di otto, che racchiude in sé due terminali di scarico. Rispetto alla versione a benzina, la ST Diesel è sostanzialmente indistinguibile, un plus per quella che è la versione più razionale della sportiva dell'Ovale.

Interni più moderni (e con alcune chicche)

Salendo a bordo, la rinnovata Focus ST ha adottato un volante completamente nuovo, non più a quattro razze come il precedente ma dotato di tre razze, comandi fisici al volante e parte bassa tagliata, con un diametro giusto e un'ottima impugnatura. Al centro della plancia, invece, i tanti tasti del sistema di intrattenimento ispirato ai telefoni Nokia della Focus Mk3 pre-restyling sono spariti, lasciando spazio ad un più moderno schermo touch da 8 pollici del sistema SYNC2, con impianto audio fornito da Sony.
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In cima alla plancia, poi, ci sono tre manometri supplementari per temperatura dell'olio, pressione del turbo e pressione dell'olio, mentre dietro al volante trova posto un quadro strumenti misto analogico-digitale molto chiaro e facile da leggere. I materiali sono di buona fattura, con pannelli ben assemblati, plastiche giuste per il segmento e un'ottima ergonomia generale. A colpire, sulla ST, è ovviamente la presenza dei bellissimi sedili Recaro, in pelle e con fianchetti molto avvolgenti, forse un po' troppo stretti rispetto ai sedili di serie.
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Gli interni della Focus, poi, condividono alcune chicche con le versioni più popolari della compatta dell'Ovale, a partire dal comodissimo parabrezza riscaldabile e passando per le piccole protezioni in gomma per i battenti della portiera che fuoriescono quando si apre lo sportello, una tecnologia poco diffusa ma utilissima. Non mancano Cruise Control, sensori di parcheggio e retrocamera, mentre lo spazio per i passeggeri è buono.
Nella media il bagagliaio, con capienza compresa tra i 363 e i 1.262 litri. Per chi cerca più spazio, la Focus ST è una delle pochissime Hot Hatch proposte anche in versione familiare, più lunga (4,56 metri) ma con un bagagliaio a prova di vacanze (490-1.516 litri)

Telaio C2 e motore da 400 Nm: una Diesel può emozionare?

Lunga 4,36 metri, la Focus di terza generazione è realizzata sul nuovo pianale Ford C1, portato al debutto dalla sorellastra C-Max e utilizzato poi su decine di modelli con i marchi Mazda, Volvo e Ford. Prodotta a Saarlouis, in Germania, la Focus è stata l'ultima vettura che lo storico stabilimento del Saarland tedesco ha prodotto, per poi essere purtroppo abbandonato nel 2025, quando Ford ha terminato la produzione della sua storica compatta media.
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Dotata di uno schema meccanico molto classico (motore anteriore trasversale e trazione anteriore, sospensioni anteriori McPherson e posteriori a ponte torcente), nonostante non sia raffinata riesce a divertire come poche compatte medie. "È possibile divertirsi alla guida di un’auto diesel?", si era chiesto il nostro caporedattore 10 anni fa. "Secondo noi sì. Per godere di un buon piacere di guida, infatti, non servono tanti cavalli e prestazioni folli, ma bastano pochi elementi, messi al posto giusto."
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Il motore posizionato sotto il cofano è un vigoroso 2.0 quattro cilindri turbodiesel con turbina a geometria variabile, da 185 CV e ben 400 Nm, con cambio manuale a 6 marce e prestazioni vivaci, ma non esagerate: 0-100 km/h in 8,1 secondi e quasi 220 km/h di velocità massima. "La coppia è una delle cose più interessanti che si nota: sempre presenti, fin da 2.000 giri, i 400 Nm sono abbondanti e regalano una spinta appagante", continua Guido durante la guida.

"Una granturismo senza compromessi"

Ed è proprio la guidabilità ad aver convinto maggiormente il nostro Guido nella prova del 2016. "Le sospensioni sportive e gli ammortizzatori con tarautre specifiche ci regalano un assetto veramente rigido che, in città, potrebbe risultare a tratti esagerato. Per quanto riguarda la tenuta di strada, questo rappresenta una vera manna dal cielo", spiega Casetta, "poiché fornisce sempre il giusto feeling in ingresso di curva, grazie ad un muso reattivo e ad un posteriore pronto ad allargare in ingresso di curva.".
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Divertente ed efficace, quindi, anche grazie ad uno sterzo poco demoltiplicato, che permette di affrontare i cambi di direzione senza quasi mai staccare le mani dal volante. Convincono anche la leva del cambio e la frizione, mentre è presente un generatore di sound all'interno che ricorda lontanamente il V8 della "sorellona" Mustang. Peccato solo per l'assenza del differenziale autobloccante, che avrebbe fatto comodo con questa "castagna" di coppia.
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Non male anche i consumi, che nell'utilizzo reale stanno sotto i 6 l/100 km (16,6 km/l). Il nostro Guido ha definito la Focus ST Diesel "una granturismo senza compromessi" per via di un assetto che non fa sconti sull'altare del divertimento di guida. "Assetto rigido, sedili molto contenitivi, ottime prestazioni e aspetto vistoso. Tutto bene per una super sportiva, no? Peccato che si tratti di un'auto Diesel. Di sicuro, il mix è più particolare del solito, e dal mio punto di vista, più intrigante". L'assetto molto duro in città, infatti, restituisce tutto con gli interessi tra le curve, e il bilanciamento tra consumi e prestazioni è pressoché perfetto. Si tratta, quindi, di una vera Fast Ford, che accetta alcuni compromessi dovuti dal motore Diesel senza rinunciare al DNA sportivo delle Ford Performance.

Quanto costava ieri... e quanto costa oggi

All'epoca, la Focus ST con motore 2.0 TDCi partiva da 34.000 euro, un prezzo di circa 1.000 euro superiori al 2.0 EcoBoost da 240 CV. Già piuttosto ricca (sono di serie fari Bi-Xeno, sedili Recaro elettrici, cerchi da 18 pollici, clima bizona e radio CD MP3. L'esemplare in prova, invece, aggiunge circa 5.000 euro di optional, come il sistema SYNC2 con radio Premium Sony (1.750 euro), spoiler posteriore (250 euro) e la vernice pastello (400 euro), per un totale quindi di circa 39.000 euro.
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Le rivali dell'epoca? Tante, anche a gasolio: tra le principali compatte sportive Diesel, infatti, troviamo l'Alfa Romeo Giulietta 2.0 Multijet 170 CV, BMW 120d, Peugeot 308 GT 2.0 HDi, Volkswagen Golf GTI e SEAT Leon FR 2.0 TDI da 184 CV. Quei 39.000 euro, aggiustati con l'inflazione al 23%, sarebbero pari a circa 48.000 euro, un prezzo in linea con l'ultima Hot Hatch vista a gasolio, la VW Golf GTD Mk8, con un prezzo che partiva da poco meno di 47.000 euro in versione base.
Come di consueto, però, scopriamo quanto costa oggi una Ford Focus ST. Secondo le valutazioni ufficiali EuroTax, una Focus ST Diesel ha un valore sul mercato dell'usato di circa 10.000 euro, confermato anche dagli annunci che troviamo su AutoScout24.
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Se consideriamo le sole Diesel, poi, c'è tanta offerta, in quanto questa vettura ha avuto un ottimo successo sul mercato italiano. Nonostante si tratti di vetture a gasolio, il valore del progetto si vede dalle sue quotazioni sul mercato dell'usato, che infatti parte da 10.000 euro per gli esemplari più chilometrati, mentre una Focus ST Diesel con meno di 140.000 km il valore è di circa 15.000 euro.
La Focus ST Diesel, nonostante il carburante ormai "odiato" dal grande pubblico, si propone ancora come una vettura dalle ottime prestazioni, dai consumi bassi e, soprattutto, da una dinamica di guida da prima della classe. Se non vivete in una zona "anti-gasolio", è ancora una Hot Hatch da considerare senza grandi indugi. Quale nuova "riprova" ti piacerebbe vedere in futuro dopo questo trio di compatte di segmento C? Faccelo sapere!
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