Il passaggio alla mobilità elettrica impone nuove abitudini.
Fare il "pieno" di energia a una colonnina pubblica non è come fare
rifornimento al distributore tradizionale o collegare l'auto alla presa di
casa: richiede pianificazione e la conoscenza delle diverse tariffe. Sebbene le
infrastrutture in Italia stiano crescendo, persistono ostacoli legati alla
distribuzione geografica, all'efficienza della rete e agli sbalzi termici
stagionali.
Ecco tutto ciò che serve sapere per orientarsi tra potenze,
costi e formule di pagamento.
Velocità e costi: la mappa delle colonnine
Il fattore principale che determina il costo e il tempo
della ricarica è la potenza erogata dalla colonnina. Attualmente, il
mercato si divide in tre macro-categorie:
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Categoria
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Potenza
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Tempo medio di ricarica
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Costo medio al consumo
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Lente
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Fino a 50 kW
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Da 2 a 5 ore
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0,69 €/kWh
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Fast
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Da 50 a 150 kW
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Da 1 a 1,5 ore
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0,75 €/kWh
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Ultra Fast
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Oltre 150 kW
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Da 15 a 25 minuti
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0,86 €/kWh
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Le colonnine lente sono ideali per le lunghe soste (es.
orario di lavoro), mentre le Ultra Fast (gestite da operatori come Ionity,
Ewiva, Enel o Plenitude) sono indispensabili per i lunghi viaggi autostradali,
pur applicando le tariffe più alte senza distinzioni di fasce orarie.
Quale formula di pagamento scegliere?
Scegliere il piano tariffario corretto è fondamentale per
contenere i costi. Le opzioni principali sono tre:
- A
consumo (Pay-per-use): La formula più flessibile, ideale per chi usa
le colonnine pubbliche solo occasionalmente o durante i viaggi. Alcuni
operatori (come A2A o Plenitude on the Road) applicano una tariffa fissa,
mentre altri (Enel on Your Way, Duferco) prevedono fasce orarie. L'uso di
app aggregatrici, come Nextcharge, può aiutare a scovare il prezzo
più basso.
- Abbonamenti
mensili: Convenienti per i pendolari o per chi non ha la ricarica
domestica. I costi variano: si va dai 20-25 € per 40 kWh, a 50 € per 100
kWh, fino a 100-130 € per 200 kWh. È fondamentale verificare che
l'abbonamento (offerto ad esempio da A2A, E_Moving o Duferco) sia valido
sulle colonnine della propria zona.
- Pacchetti
prepagati: Soluzione intermedia con scadenza a 3-6 mesi. Si acquistano
pacchetti (da 50 € fino a 249 € per 400 kWh) da consumare in un dato
periodo. Plenitude, ad esempio, offre questa opzione tramite la propria
app.
L'incognita inverno: autonomia e tempi dilatati
Le basse temperature sono un nemico naturale delle batterie.
In inverno, l'autonomia dichiarata dalle case automobilistiche può ridursi
dal 5% al 25%. Un'auto con 450 km di range teorico potrebbe scendere a
330-420 km reali, influenzata anche dall'uso del riscaldamento e dallo stile di
guida.
Inoltre, il freddo rallenta la ricarica. Per proteggere le
celle fredde, il sistema dell'auto limita la potenza in ingresso nelle fasi
iniziali, allungando i tempi di sosta alle colonnine Fast e Ultra Fast.
La soluzione: Sfruttare i sistemi di preriscaldamento
della batteria (se presenti sul veicolo) prima di arrivare alla colonnina,
permettendo così di ricevere energia alla massima velocità possibile.
Infrastrutture in Italia: i numeri reali
Nonostante i dati di Motus-E contino oltre 70.000 punti
di ricarica installati, la realtà quotidiana per gli automobilisti è più
complessa:
- Colonnine
inattive: Solo l'85% circa dell'infrastruttura installata risulta
effettivamente attivo e funzionante.
- Divario
Nord-Sud: Esiste una forte disomogeneità territoriale. Al Nord la rete
è densa, mentre al Centro-Sud la carenza di punti di ricarica complica
l'uso dell'auto elettrica.
- Troppe
colonnine lente: La rete italiana è dominata da colonnine a corrente
alternata (fino a 22 kW). Questa configurazione obbliga a soste prolungate
e rende complessi i viaggi a medio-lungo raggio.