Ricaricare l'auto elettrica in Italia: guida ai costi, alle tariffe e allo stato delle colonnine secondo Altroconsumo

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03 marzo 2026, 17.50
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Il passaggio alla mobilità elettrica impone nuove abitudini. Fare il "pieno" di energia a una colonnina pubblica non è come fare rifornimento al distributore tradizionale o collegare l'auto alla presa di casa: richiede pianificazione e la conoscenza delle diverse tariffe. Sebbene le infrastrutture in Italia stiano crescendo, persistono ostacoli legati alla distribuzione geografica, all'efficienza della rete e agli sbalzi termici stagionali.
Ecco tutto ciò che serve sapere per orientarsi tra potenze, costi e formule di pagamento.

Velocità e costi: la mappa delle colonnine

Il fattore principale che determina il costo e il tempo della ricarica è la potenza erogata dalla colonnina. Attualmente, il mercato si divide in tre macro-categorie:
Categoria Potenza Tempo medio di ricarica Costo medio al consumo
Lente Fino a 50 kW Da 2 a 5 ore 0,69 €/kWh
Fast Da 50 a 150 kW Da 1 a 1,5 ore 0,75 €/kWh
Ultra Fast Oltre 150 kW Da 15 a 25 minuti 0,86 €/kWh
Le colonnine lente sono ideali per le lunghe soste (es. orario di lavoro), mentre le Ultra Fast (gestite da operatori come Ionity, Ewiva, Enel o Plenitude) sono indispensabili per i lunghi viaggi autostradali, pur applicando le tariffe più alte senza distinzioni di fasce orarie.

Quale formula di pagamento scegliere?

Scegliere il piano tariffario corretto è fondamentale per contenere i costi. Le opzioni principali sono tre:
  • A consumo (Pay-per-use): La formula più flessibile, ideale per chi usa le colonnine pubbliche solo occasionalmente o durante i viaggi. Alcuni operatori (come A2A o Plenitude on the Road) applicano una tariffa fissa, mentre altri (Enel on Your Way, Duferco) prevedono fasce orarie. L'uso di app aggregatrici, come Nextcharge, può aiutare a scovare il prezzo più basso.
  • Abbonamenti mensili: Convenienti per i pendolari o per chi non ha la ricarica domestica. I costi variano: si va dai 20-25 € per 40 kWh, a 50 € per 100 kWh, fino a 100-130 € per 200 kWh. È fondamentale verificare che l'abbonamento (offerto ad esempio da A2A, E_Moving o Duferco) sia valido sulle colonnine della propria zona.
  • Pacchetti prepagati: Soluzione intermedia con scadenza a 3-6 mesi. Si acquistano pacchetti (da 50 € fino a 249 € per 400 kWh) da consumare in un dato periodo. Plenitude, ad esempio, offre questa opzione tramite la propria app.

L'incognita inverno: autonomia e tempi dilatati

Le basse temperature sono un nemico naturale delle batterie. In inverno, l'autonomia dichiarata dalle case automobilistiche può ridursi dal 5% al 25%. Un'auto con 450 km di range teorico potrebbe scendere a 330-420 km reali, influenzata anche dall'uso del riscaldamento e dallo stile di guida.
Inoltre, il freddo rallenta la ricarica. Per proteggere le celle fredde, il sistema dell'auto limita la potenza in ingresso nelle fasi iniziali, allungando i tempi di sosta alle colonnine Fast e Ultra Fast.
La soluzione: Sfruttare i sistemi di preriscaldamento della batteria (se presenti sul veicolo) prima di arrivare alla colonnina, permettendo così di ricevere energia alla massima velocità possibile.

Infrastrutture in Italia: i numeri reali

Nonostante i dati di Motus-E contino oltre 70.000 punti di ricarica installati, la realtà quotidiana per gli automobilisti è più complessa:
  • Colonnine inattive: Solo l'85% circa dell'infrastruttura installata risulta effettivamente attivo e funzionante.
  • Divario Nord-Sud: Esiste una forte disomogeneità territoriale. Al Nord la rete è densa, mentre al Centro-Sud la carenza di punti di ricarica complica l'uso dell'auto elettrica.
  • Troppe colonnine lente: La rete italiana è dominata da colonnine a corrente alternata (fino a 22 kW). Questa configurazione obbliga a soste prolungate e rende complessi i viaggi a medio-lungo raggio.
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