Una sentenza destinata a far discutere e, secondo alcune
associazioni, a riscrivere le dinamiche della sicurezza stradale in Italia. La
Corte Costituzionale ha tracciato una linea netta sull'applicazione
dell'articolo 187 del Codice della Strada: guidare dopo aver assunto sostanze
stupefacenti è penalmente rilevante solo se il conducente ha generato un
effettivo stato di pericolo per la circolazione. Non basta, dunque, la mera
presenza di tracce tossicologiche nel sangue (il cosiddetto "residuo"),
ma serve la prova di un'alterazione psicofisica in atto.
La preoccupazione del Codacons
Se da un punto di vista strettamente giuridico la decisione
della Consulta mira a garantire che la pena colpisca una condotta realmente
pericolosa e non un semplice stato biologico pregresso, le reazioni sul fronte
della sicurezza non si sono fatte attendere. Il Codacons è intervenuto
duramente sulla questione, evidenziando come questa interpretazione, pur
"tecnicamente corretta", rischi di generare un pericoloso effetto
boomerang sulle strade italiane.
Secondo l'associazione dei consumatori, il nodo centrale è
la perdita dell'effetto deterrente della norma. "Il pericolo –
spiega una nota del Codacons – è che chi assume sostanze stupefacenti possa
essere indotto a mettersi alla guida nella convinzione di essere pienamente in
grado di circolare". Il rischio, insomma, è di affidare al singolo
automobilista la valutazione del proprio stato: un giudizio spesso fallace,
poiché chi è sotto l'effetto di sostanze raramente ha "piena contezza di
eventuali alterazioni del proprio stato psico-fisico".
I dati sugli incidenti
L'allarme lanciato non è solo teorico, ma poggia su numeri
drammatici. Secondo gli ultimi dati Istat citati dall'associazione, oltre l'11%
dei sinistri gravi con lesioni alle persone registrati in Italia è causato
proprio da conducenti in stato di ebbrezza o sotto l'effetto di droghe.
La timore è che, alleggerendo la maglia dei controlli
preventivi (che finora sanzionavano la positività al test tout court),
si possa legittimare involontariamente una condotta di guida più disinvolta,
con conseguenze potenzialmente tragiche per la sicurezza collettiva. Resta ora
da capire come le forze dell'ordine adegueranno le modalità di accertamento su
strada per dimostrare l'effettiva "pericolosità" richiesta dai
giudici costituzionali.