Il Tribunale Amministrativo accoglie il ricorso dei
tassisti: bocciata l'applicazione generalizzata del provvedimento. Il Comune
difende i dati sulla sicurezza (-50% di morti), ma ora la viabilità del
capoluogo emiliano torna in discussione. Il punto sullo scontro tra Codice
della Strada e scelte amministrative.
Il progetto simbolo della nuova mobilità urbana subisce una
battuta d'arresto decisiva. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR)
dell'Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento che, dal giugno 2023, aveva
trasformato Bologna in una "Città 30", imponendo il limite di 30 km/h
su gran parte della rete viaria urbana. La sentenza accoglie il ricorso
presentato dalle associazioni dei tassisti, aprendo uno scenario complesso che
vede contrapposti i risultati in termini di sicurezza stradale e il rispetto
formale delle normative nazionali.
Le motivazioni della sentenza: perché il limite è stato bocciato
La decisione dei giudici amministrativi non entra nel merito
dell'utilità del limite di velocità in sé, ma censura il metodo di
applicazione scelto dall'amministrazione comunale. Secondo il TAR, il
Comune di Bologna avrebbe applicato il limite di 30 km/h in modo "troppo
esteso e generalizzato", violando di fatto le disposizioni del Codice
della Strada.
La normativa vigente prevede infatti che il limite urbano
standard resti fissato a 50 km/h. Eventuali deroghe al ribasso devono essere
giustificate puntualmente, strada per strada, in base a specifiche condizioni
di pericolo o caratteristiche del tracciato. Non è dunque possibile, secondo
l'interpretazione del tribunale, delimitare un'intera macro-area o la quasi
totalità del centro abitato senza una motivazione tecnica puntuale per ogni
singola arteria coinvolta.
I dati sulla sicurezza: meno incidenti e vittime
Il paradosso di questa vicenda giudiziaria risiede nei
numeri. Nonostante l'annullamento per vizio di forma e applicazione, i mesi di
sperimentazione di Bologna Città 30 hanno restituito dati statistici rilevanti
sul fronte della sicurezza, che lo stesso tribunale non ha mancato di notare.
Dall'attivazione del limite, le statistiche riportano un miglioramento netto:
- -13%
di incidenti totali;
- -11%
di persone ferite;
- -50%
di decessi (in particolare tra gli utenti fragili della strada). Questi
numeri rappresentano il cardine della difesa del Comune, che vede nel
provvedimento uno strumento salvavita concreto, al di là delle dispute
burocratiche.
Lo scontro politico e il futuro della mobilità
La sentenza ha riacceso immediatamente il dibattito
politico, polarizzando le posizioni tra amministrazione locale e governo
centrale. Il Sindaco di Bologna ha minimizzato la portata della
sentenza, definendola un ostacolo di natura puramente burocratica e confermando
la volontà di proseguire: "Con l'idea della Città 30 andremo avanti, ce lo
chiedono i familiari delle vittime della strada". La strategia del Comune
potrebbe ora virare verso una ri-mappatura della città, istituendo i limiti in
modo frammentato e puntuale per aggirare le obiezioni del TAR.
Di segno opposto la reazione del Ministro delle
Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che si è detto
"contento della decisione del Tar", interpretando la sentenza come
una vittoria del buon senso contro quelle che definisce forzature ideologiche
sulla mobilità.