Bologna Città 30, stop del TAR: annullato il limite di velocità. Ecco cosa cambia ora

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29 gennaio 2026, 18.35
zona 30 bologna
Il Tribunale Amministrativo accoglie il ricorso dei tassisti: bocciata l'applicazione generalizzata del provvedimento. Il Comune difende i dati sulla sicurezza (-50% di morti), ma ora la viabilità del capoluogo emiliano torna in discussione. Il punto sullo scontro tra Codice della Strada e scelte amministrative.
Il progetto simbolo della nuova mobilità urbana subisce una battuta d'arresto decisiva. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) dell'Emilia-Romagna ha annullato il provvedimento che, dal giugno 2023, aveva trasformato Bologna in una "Città 30", imponendo il limite di 30 km/h su gran parte della rete viaria urbana. La sentenza accoglie il ricorso presentato dalle associazioni dei tassisti, aprendo uno scenario complesso che vede contrapposti i risultati in termini di sicurezza stradale e il rispetto formale delle normative nazionali.

Le motivazioni della sentenza: perché il limite è stato bocciato

La decisione dei giudici amministrativi non entra nel merito dell'utilità del limite di velocità in sé, ma censura il metodo di applicazione scelto dall'amministrazione comunale. Secondo il TAR, il Comune di Bologna avrebbe applicato il limite di 30 km/h in modo "troppo esteso e generalizzato", violando di fatto le disposizioni del Codice della Strada.
La normativa vigente prevede infatti che il limite urbano standard resti fissato a 50 km/h. Eventuali deroghe al ribasso devono essere giustificate puntualmente, strada per strada, in base a specifiche condizioni di pericolo o caratteristiche del tracciato. Non è dunque possibile, secondo l'interpretazione del tribunale, delimitare un'intera macro-area o la quasi totalità del centro abitato senza una motivazione tecnica puntuale per ogni singola arteria coinvolta.

I dati sulla sicurezza: meno incidenti e vittime

Il paradosso di questa vicenda giudiziaria risiede nei numeri. Nonostante l'annullamento per vizio di forma e applicazione, i mesi di sperimentazione di Bologna Città 30 hanno restituito dati statistici rilevanti sul fronte della sicurezza, che lo stesso tribunale non ha mancato di notare. Dall'attivazione del limite, le statistiche riportano un miglioramento netto:
  • -13% di incidenti totali;
  • -11% di persone ferite;
  • -50% di decessi (in particolare tra gli utenti fragili della strada). Questi numeri rappresentano il cardine della difesa del Comune, che vede nel provvedimento uno strumento salvavita concreto, al di là delle dispute burocratiche.

Lo scontro politico e il futuro della mobilità

La sentenza ha riacceso immediatamente il dibattito politico, polarizzando le posizioni tra amministrazione locale e governo centrale. Il Sindaco di Bologna ha minimizzato la portata della sentenza, definendola un ostacolo di natura puramente burocratica e confermando la volontà di proseguire: "Con l'idea della Città 30 andremo avanti, ce lo chiedono i familiari delle vittime della strada". La strategia del Comune potrebbe ora virare verso una ri-mappatura della città, istituendo i limiti in modo frammentato e puntuale per aggirare le obiezioni del TAR.
Di segno opposto la reazione del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che si è detto "contento della decisione del Tar", interpretando la sentenza come una vittoria del buon senso contro quelle che definisce forzature ideologiche sulla mobilità.
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