Cieco sorpreso alla guida di un SUV: il giudice lo assolve. Ecco perché non era una truffa

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18 febbraio 2026, 11.10
polizia locale1
Sembrava il classico caso dei "furbetti" del cartellino, o meglio, dell'invalidità: un uomo dichiarato cieco assoluto filmato mentre passeggia disinvolto e, incredibilmente, si mette al volante di un grosso SUV. Eppure, la sentenza del Tribunale di Monza ha ribaltato tutto.
Per la Guardia di Finanza era un caso scolastico di truffa ai danni dello Stato. Per la Procura, quell'uomo meritava 3 anni e mezzo di carcere. Ma per la scienza medica – e ora anche per la legge – quell'uomo è davvero cieco. Una storia paradossale che arriva dalla Brianza e che traccia un confine netto tra l'incoscienza al volante e la frode fiscale.

Il caso: dal pedinamento all'arresto

La vicenda inizia nel 2024, quando le Fiamme Gialle mettono nel mirino un imprenditore pakistano residente in Brianza. L'uomo, che percepisce la pensione di invalidità come cieco assoluto dal 2022, viene tenuto d'occhio.
Le telecamere degli investigatori catturano scene inequivocabili: l'uomo cammina per strada senza accompagnatori, attraversa gli incroci e, colpo di scena, sale su un SUV e lo guida. Scatta immediatamente l'accusa di truffa aggravata, falso e riciclaggio. Seguono l'arresto (un anno tra carcere e domiciliari), il sequestro di conti correnti, gioielli e la revoca immediata della pensione INPS.

La difesa: "Folle, non bugiardo"

Come è possibile che un cieco guidi un'auto? La risposta emersa in aula è tanto tecnica quanto inquietante. La difesa, guidata dagli avvocati Marco Di Maria e Giuseppe Di Palo, ha puntato tutto sulla definizione medica e legale di cecità.
L'imputato aveva perso la vista all'occhio destro anni prima e, a seguito di una caduta nel 2021, aveva subito danni irreparabili anche al sinistro. Tuttavia, la legge italiana considera "cieco assoluto" anche chi ha un residuo visivo minimo (inferiore al 3%), sufficiente a percepire luci, ombre o sagome a brevissima distanza.
Secondo i legali, questo residuo visivo, unito a una grande capacità di adattamento (o pura incoscienza), permetteva all'uomo di muoversi in autonomia. Guidare il SUV? Un atto di "folle imprudenza", certo, ma non la prova che ci vedesse.

La sentenza: il fatto non sussiste

A chiudere il cerchio è stata la testimonianza chiave dell'oculista che aveva in cura l'uomo, chiamata a deporre non come consulente di parte ma come medico curante. La specialista ha confermato la diagnosi: il paziente non vede.
La giudice del Tribunale di Monza, Giulia Marie Nahmias, ha accolto la tesi difensiva: i requisiti per l'invalidità sono clinici. Se un invalido, per spirito di sopravvivenza o totale sprezzo del pericolo, riesce a compiere azioni complesse come guidare (male e pericolosamente), ciò non cancella la sua patologia.
Risultato: assolto perché il fatto non sussiste. L'uomo non ha truffato lo Stato, la sua cecità è reale. Resta il brivido nel pensare a quel SUV in movimento sulle strade della Brianza, ma questa è una questione di Codice della Strada, non di Codice Penale.
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