Sembrava il classico caso dei "furbetti" del
cartellino, o meglio, dell'invalidità: un uomo dichiarato cieco assoluto
filmato mentre passeggia disinvolto e, incredibilmente, si mette al volante di
un grosso SUV. Eppure, la sentenza del Tribunale di Monza ha ribaltato tutto.
Per la Guardia di Finanza era un caso scolastico di truffa
ai danni dello Stato. Per la Procura, quell'uomo meritava 3 anni e mezzo di
carcere. Ma per la scienza medica – e ora anche per la legge – quell'uomo è
davvero cieco. Una storia paradossale che arriva dalla Brianza e che traccia un
confine netto tra l'incoscienza al volante e la frode fiscale.
Il caso: dal pedinamento all'arresto
La vicenda inizia nel 2024, quando le Fiamme Gialle mettono
nel mirino un imprenditore pakistano residente in Brianza. L'uomo, che
percepisce la pensione di invalidità come cieco assoluto dal 2022, viene
tenuto d'occhio.
Le telecamere degli investigatori catturano scene
inequivocabili: l'uomo cammina per strada senza accompagnatori, attraversa gli
incroci e, colpo di scena, sale su un SUV e lo guida. Scatta immediatamente
l'accusa di truffa aggravata, falso e riciclaggio. Seguono l'arresto (un
anno tra carcere e domiciliari), il sequestro di conti correnti, gioielli e la
revoca immediata della pensione INPS.
La difesa: "Folle, non bugiardo"
Come è possibile che un cieco guidi un'auto? La risposta
emersa in aula è tanto tecnica quanto inquietante. La difesa, guidata dagli
avvocati Marco Di Maria e Giuseppe Di Palo, ha puntato tutto sulla definizione
medica e legale di cecità.
L'imputato aveva perso la vista all'occhio destro anni prima
e, a seguito di una caduta nel 2021, aveva subito danni irreparabili anche al
sinistro. Tuttavia, la legge italiana considera "cieco assoluto"
anche chi ha un residuo visivo minimo (inferiore al 3%), sufficiente a
percepire luci, ombre o sagome a brevissima distanza.
Secondo i legali, questo residuo visivo, unito a una grande
capacità di adattamento (o pura incoscienza), permetteva all'uomo di muoversi
in autonomia. Guidare il SUV? Un atto di "folle imprudenza",
certo, ma non la prova che ci vedesse.
La sentenza: il fatto non sussiste
A chiudere il cerchio è stata la testimonianza chiave
dell'oculista che aveva in cura l'uomo, chiamata a deporre non come consulente
di parte ma come medico curante. La specialista ha confermato la diagnosi: il
paziente non vede.
La giudice del Tribunale di Monza, Giulia Marie Nahmias, ha
accolto la tesi difensiva: i requisiti per l'invalidità sono clinici. Se un
invalido, per spirito di sopravvivenza o totale sprezzo del pericolo, riesce a
compiere azioni complesse come guidare (male e pericolosamente), ciò non
cancella la sua patologia.
Risultato: assolto perché il fatto non sussiste.
L'uomo non ha truffato lo Stato, la sua cecità è reale. Resta il brivido nel
pensare a quel SUV in movimento sulle strade della Brianza, ma questa è una
questione di Codice della Strada, non di Codice Penale.