L'amministratore delegato di MFE fa il punto sui diritti
TV dei motori: pesano l'assenza di Valentino Rossi sulle due ruote e i costi
insostenibili del Circus iridato. Ma c'è spazio per un'inaspettata venerazione
per il talento italiano della F1.
Le strategie aziendali dei grandi network televisivi si
scontrano spesso con le logiche economiche e l'appeal delle singole discipline,
ma a volte lasciano trasparire la genuina passione sportiva dei propri vertici.
È quanto emerso dalle recenti dichiarazioni di Pier Silvio Berlusconi, chairman
e Ceo di MFE (MediaForEurope - Mediaset), che nel corso di un'analisi sugli
investimenti sportivi del gruppo ha delineato in modo netto la posizione
dell'azienda verso i massimi campionati del motorsport: MotoGP e Formula 1.
Il "no" alla MotoGP: pesa l'era post-Rossi
L'analisi manageriale di Berlusconi sulle due ruote è lucida
e squisitamente pragmatica. Nonostante il gruppo di Cologno Monzese avesse le
carte in regola per riportare le moto in chiaro, l'investimento è stato frenato
da una valutazione sull'attuale richiamo mediatico della categoria regina.
"Se avessimo voluto, avremmo potuto prendere il Moto Mondiale – ha
spiegato senza mezzi termini l'AD – ma senza Valentino Rossi non funziona più
come prima". Una presa di posizione chiara, che fotografa come la TV generalista
fatichi ancora a ritrovare, in termini di audience puro, quel traino
nazional-popolare garantito per oltre un ventennio dalle imprese del nove volte
campione del mondo.
I costi della F1 e l'ammirazione viscerale per Kimi Antonelli
Se per le due ruote il problema è legato al bacino d'utenza,
per le quattro ruote il muro è prettamente finanziario. Alla domanda su un
possibile interessamento per la massima serie automobilistica, la risposta
aziendale è stata perentoria: "La Formula 1 costa troppo".
Tuttavia, dismessi i panni dell'amministratore delegato,
Pier Silvio Berlusconi ha rivelato il suo lato da appassionato spettatore,
ammettendo di seguire fedelmente i Gran Premi per via di un tifo incondizionato
verso Kimi Antonelli. Le parole spese per l'astro nascente dell'automobilismo
italiano vanno ben oltre il semplice apprezzamento sportivo: "Lo adoro
perché è fantastico e di lui mi piace tutto – ha dichiarato – il sorriso, come
parla, come si pone con la squadra, come guida e come vince. Sarò suo tifoso
per sempre perché è un ragazzo d'oro".
Un'ammirazione che si è recentemente arricchita di un tocco
personale, svelando un lato umano del pilota che affronta la massima categoria.
"Abbiamo un amico comune – ha raccontato Berlusconi – che nel giorno del
mio compleanno mi ha inviato sul telefonino un video di Kimi che mi faceva gli
auguri. Mi sono emozionato perché un campione di Formula 1 come lui, con tutta
la pressione che ha addosso, sempre in giro per il mondo, ha trovato il tempo
di regalarmi un pensiero".
Se le logiche dei diritti TV e i rigidi paletti dei budget
terranno Formula 1 e MotoGP lontane dai palinsesti Mediaset, è evidente come
all'interno dei vertici di Cologno Monzese la febbre per i motori sia
tutt'altro che spenta, tenuta viva dalla guida e dal carisma del nuovo volto
italiano della Formula 1.