Il rialzo dei prezzi del gasolio legato alle tensioni
geopolitiche internazionali sta gravando sui Paesi dell'Unione Europea con un
extracosto stimato in 203 milioni di euro al giorno. È quanto emerge
dall'ultimo rapporto diffuso da Transport & Environment (T&E),
organizzazione indipendente specializzata nella decarbonizzazione dei
trasporti. Secondo l'analisi, l'Europa risulta l'area economica geograficamente
più vulnerabile alle oscillazioni di questo carburante, in virtù della quota di
veicoli a gasolio presenti sul territorio.
L'impatto economico su autotrasporto, famiglie e profitti petroliferi
Nel contesto europeo, il 38% delle autovetture in
circolazione sfoggia una motorizzazione diesel. L'aumento dei costi alla pompa
si traduce in un aggravio medio di 30 euro per ogni pieno effettuato da un
automobilista, mentre per le imprese di autotrasporto il rincaro settimanale
raggiunge circa 236 euro a veicolo pesante.
L'incremento dei prezzi finale non è legato unicamente alla
quotazione del greggio grezzo, ma anche all'ampliamento dei margini di
raffinazione. Secondo le rilevazioni di T&E, nel corso dei primi sei mesi
del 2026 le otto principali compagnie petrolifere operanti nell'Unione Europea
hanno accumulato extraprofitti pari a 7,5 miliardi di euro.
Parco veicolare ed esposizione dei singoli Paesi
Il rapporto sottolinea come il parco auto europeo presenti
un'elevata anzianità: il 30% delle vetture diesel attualmente in circolazione
ha superato i 15 anni di vita. La distribuzione della dipendenza da questo
carburante varia nei singoli Paesi membri; la sola Francia, ad esempio,
concentra circa un quinto dell'intero parco auto a gasolio del continente.
Nel documento viene analizzata anche la risposta del mercato
italiano. Per attenuare gli impatti sociali ed economici degli aumenti, il
Governo italiano è intervenuto a più riprese riducendo le accise sul gasolio,
con un impegno di spesa pubblica complessivamente superiore ai 2 miliardi di
euro dall'inizio della crisi geopolitica. Misure che l'organizzazione definisce
d'emergenza ma non risolutive nel lungo periodo.
Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia, ha commentato
gli esiti della ricerca: "La scelta, portata avanti per decenni, di
puntare tutto sul diesel oggi si ritorce contro l'Europa. I prezzi alla pompa
più alti mettono in difficoltà i consumatori, mentre il costo crescente dei trasporti
ha ricadute immediate sul costo di molti altri beni e servizi. La soluzione
però è chiara: ogni auto diesel che sostituiamo con un'elettrica significa
mille litri di petrolio risparmiati l’anno."
Le proposte: interventi d'emergenza e incentivi strutturali
Per fronteggiare il fenomeno, Transport & Environment
distingue tra leve d'azione immediate e strategie a lungo termine:
- Misure
a breve termine: l'introduzione di una riduzione di 10 km/h dei limiti
di velocità in autostrada, unita alla promozione dell'eco-driving e del
car sharing, consentirebbe secondo lo studio una contrazione immediata
della domanda europea di diesel stimabile attorno al 15%.
- Misure
a lungo termine: l'organizzazione propone di destinare risorse a piani
di rottamazione per i veicoli più vetusti. T&E calcola che, qualora i
sovrapprezzi del gasolio dovessero mantenersi costanti fino al periodo
natalizio, la spesa extra cumulata nell'UE raggiungerebbe una cifra
teoricamente sufficiente a finanziare un incentivo da 2.000 euro per la
rottamazione di ogni auto diesel con più di 15 anni.
L'organizzazione auspica infine l'introduzione di normative
sulle emissioni più stringenti e una tassazione mirata sugli extraprofitti del
settore petrolifero per reperire le coperture finanziarie necessarie ad
accelerare la transizione verso la mobilità elettrica.