Non è solo questione di trofei o di Formula 1. C'è un
piano molto più grande dietro la mossa di Detroit che unisce un trisavolo, un
garage del 1901 e il futuro del motorsport.
Sembrava un capitolo chiuso, una storia archiviata negli
annali sportivi da oltre due decenni. Invece, a Detroit, qualcosa covava sotto
la cenere. Non si tratta solo di nostalgia o di marketing: quello che sta
accadendo nel quartier generale di Dearborn è un ritorno alle origini che punta
a rivoluzionare la griglia di partenza.
Un affare di famiglia (letteralmente)
Per capire la portata di questo evento, bisogna riavvolgere
il nastro di 125 anni. Non siamo in un laboratorio sterile, ma su una pista
polverosa del 1901, dove Henry Ford, alla guida di un'auto chiamata "Sweepstakes",
vinse una gara contro ogni pronostico. Quella vittoria non portò solo una
coppa: portò i finanziamenti necessari per far esistere l'azienda.
Oggi, Will Ford, General Manager di Ford Racing e
discendente diretto del fondatore, mette le cose in chiaro con una frase che
pesa come un macigno: “In Ford, le corse non sono solo ispirazione: sono il
nostro atto di nascita”. Il ritorno nel Circus della Formula 1, dunque, non
è solo una manovra di marketing. È una questione di DNA.
Il laboratorio più veloce del mondo
A partire dal Gran Premio d'Australia del marzo 2026,
il logo dell'Ovale Blu tornerà a sfrecciare sulle monoposto, grazie alla
partnership strategica con Oracle Red Bull Racing e Visa Cash App
Racing Bulls.
Gli ingegneri di Dearborn (USA) e Milton Keynes (UK) stanno
lavorando in simbiosi su una nuova power unit.
L'attesa è finita. Dopo 22 anni di assenza, l'aria è
cambiata. C'è un pragmatismo nuovo, una consapevolezza che in F1 si vince e si
perde, ma non si smette mai di innovare.