La
Volvo ECC
(Environmental Concept Car) è un
prototipo presentato al
Salone di Parigi del 1992, concepito come una
berlina premium innovativa sotto molti punti di vista, ma nello specifico
ottimizzata per la sostenibilità e la sicurezza.
Sviluppata dalla Volvo Cars,
anticipava tecnologie per il 2000, tra cui una trasmissione ibrida in serie
con generatore a turbina a gas e motori elettrici, consentendo basse
emissioni e recupero energetico tramite frenata rigenerativa. Il
corpo vettura impiegava materiali leggeri e riciclabili, come alluminio
e plastiche rinnovabili, riducendo il peso a circa 1.580 kg senza
compromettere la sicurezza. Lo stile inedito e le innovazioni
tecnologiche presenti negli interni segnarono uno straordinario passo avanti
nel design e nella tecnologia del marchio, lanciandolo verso il futuro.
Progettata negli anni ’90 presso il Volvo
Monitoring and Concept Centre (VMCC)
in California, l’ECC
rispondeva alla sempre più forte necessità di ridurre l’impatto ambientale
generale di un’automobile, puntando sulla massima efficenza possibile alzando
anche l’asticella sul tema della sicurezza degli occupanti: sintetizzando, l’obiettivo
era quello di progettare un’automobile sicura, confortevole e a basso
impatto ambientale, con riciclabilità al 95%, efficaci sistemi di
propulsione a zero emissioni locali cogliendo l’occasione per ridefinire
al contempo l’identità estetica del marchio.
Parola d’ordine: efficenza
Volvo concentrò il progetto facendolo partire dal sistema di
propulsione, ovvero una trasmissione ibrida con turbina a gas e un’unità elettrica
con pacco batterie: gestito da un cambio automatico a due velocità, il
motore elettrico capace di 53 CV (che poteva essere chiamato a produrre fino a
95 CV in brevi tratti). funzionava nella guida urbana,
mentre la turbina a gas da 56 CV era pensata per gestire velocità più elevate
in contesti extraurbani. Unendo queste due fonti di potenza motrice, l’ECC
poteva raggiungere i 175 km/h, con un’autonomia a batterie cariche di 145 km e
di 668 km con il pieno di carburante per la turbina, il tutto bruciando meno
carburante in modalità turbina a gas rispetto a un’auto a propulsione
convenzionale. Il prototipo mostrava la fattibilità delle tecnologie
ibride, evidenziando efficienza urbana, recupero energetico e
il potenziale uso di fonti alternative.
Una soluzione ingegneristica
interessante e promettente, che però si scontrò improvvisamente con le nuove
norme varate di li a poco ed entrate in vigore, ovvero l’Euro 1.
L’ECC presentava una carrozzeria leggera e aerodinamica,
realizzata con pannelli in alluminio che riducevano il a 1.580 kg. Il
prototipo enfatizzava riciclabilità e materiali leggeri (spesso
risultanti dalla demolizione di altre auto Volvo), con alluminio e plastiche
rinnovabili: difatti circa 95% dei materiali erano riciclabili, con
l’obiettivo di ridurre l’impronta ambientale e il consumo energetico
durante produzione, trasporto e rottamazione. La scelta di materiali
naturali e duraturi aveva anche ridotto la presenza di allergeni migliorando
il comfort.
Un design tutto nuovo
La concept car Volvo ECC riuscì
a raggiungere i propri ambiziosi obiettivi anche grazie all’efficienza aerodinamica, che arrivò ad un coefficiente
di resistenza di soli 0,23: un risultato che fu possibile attraverso un
radicale ripensamento dello stile Volvo, tipicamente squadrato e “monolitico”,
che negli anni divenne la firma del marchio.
Lo stile, impostato dall’allora capo
del design Peter Horbury rilesse la tradizione stilistica Volvo
incrociandola con le nuove istanze di efficenza e rinnovamento: le linee
rimasero pulite ma più stondate, chiare e semplici, lanciando l’iconica fiancata
a “scalino” che diventerà un tratto distintivo di tutte le future Volvo a
venire, dall’anteriore fino alla coda. Lo stesso Horbury in una intervista
dichiarò che tentò di tradurre in forme automobilistiche lo “spirito della
Svezia”, cosa anche evocata dalla particolare vernice “glaciale” e
cangiante, in grado di virare verso totalità che rimandavano alle
spettacolari aurore boreali visibili a quelle latitudini.
In termini di sicurezza, la ECC integrava gli storici principi di Volvo con l’adozione di una struttura
chiamata SIPS, per ridurre gli impatti laterali:
nella storia di Volvo anche il lancio di nuove cinture di sicurezza, qui a tre
punti in tutte le sedute. Il sedile centrale posteriore includeva un cuscino
per bambini integrato. Rimanendo all’interno, un’accurato studio
ergonomico unito all’uso di rivestimenti naturali ed
eco-compatibili, permise di ospitare gli occupanti in un abitacolo accogliente
e sicuro: dal punto di vista tecnologico esordì il sistema Dynaguide, che permetteva
di ricevere info su traffico e condizioni in tempo reale ed il climatizzatore
a zone, pensato per ottimizzare l’efficienza
energetica. Tutta questa attenzione, dimostrò che sicurezza, tecnologia,
design innovativo e sostenibilità potevano coesistere in un prototipo di
alta gamma senza rinunce.
La Volvo ECC Concept
influenzò il design della successiva berlina S80 (1998) e il linguaggio
estetico del marchio per decenni.