FIAT 1500 C Coupé Bertone. Alla scoperta di un capolavoro

Storiche
23 gennaio 2026, 8.30
1.(immagine di copertina)
La celebrazione del novantesimo anniversario della Fiat 1500 C offre l’occasione ideale per approfondire la storia di una vettura che, già al momento della sua presentazione al Salone dell’Automobile di Milano del 1935, si impose come un’autentica rivoluzione. Non si trattava solo di un’auto raffinata o tecnicamente avanzata, ma di un esempio concreto di come innovazione, coraggio stilistico e ricerca aerodinamica potessero fondersi in un progetto nuovo e sorprendente. A firmarne l’impostazione furono due figure decisive: lo stilista Mario Revelli de Beaumont, autore di soluzioni estetiche ardite, e l’ingegnere Rodolfo Schaeffer, responsabile degli aspetti più tecnici del modello.
Sin dal debutto, la 1500 C portò con sé importanti novità. Tra queste, il telaio con struttura a longheroni a X, caratterizzato da un elemento centrale da cui si diramavano due bracci obliqui verso anteriore e posteriore. Una scelta ingegnosa, pensata per irrigidire la struttura e ottimizzare la distribuzione dei pesi. A ciò si affiancava la nuova collocazione dei sedili posteriori, avanzata rispetto all’assale per ricavare maggiore spazio interno, e l’introduzione delle sospensioni anteriori a ruote indipendenti, una soluzione allora pionieristica che permetteva di ridurre l’altezza della carrozzeria. Il risultato era una vettura più stabile, più veloce, più confortevole e soprattutto più efficiente dal punto di vista aerodinamico, con un baricentro ribassato e un minor consumo di carburante.
Dal punto di vista meccanico, il motore rappresentava un ulteriore punto di forza. Il sei cilindri in linea da 1.493 cc, derivato dalla Balilla Sport ma ampiamente modificato, offriva 45 CV a 4.400 giri/min, sufficienti per raggiungere i 100 km/h. Ma oltre ai numeri, ciò che colpiva era la straordinaria fluidità di funzionamento: grazie alla perfetta equilibratura, il propulsore trasmetteva poche vibrazioni e garantiva una risposta progressiva, regalando un livello di silenziosità e comfort allora riservato a vetture di categoria ben superiore.
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Nata in anni difficili

Come prassi dell’epoca, molti Carrozzieri italiani si cimentarono nell’interpretazione del modello, proponendo versioni personalizzate e spesso molto differenti tra loro. Tra Viotti, Stabilimenti Farina, Balbo, Garavini, Ghia, Touring e Pinin Farina, spicca in modo particolare l’opera della Carrozzeria Bertone, che tra il 1936 e i primi anni Quaranta offrì alcune delle letture più originali della 1500. Bertone fu tra i primi a cogliere e amplificare l’impostazione aerodinamica voluta da Revelli, realizzando berline e cabriolet speciali. Tuttavia, la vettura che più di tutte incarna questa visione è la Fiat 1500 C Coupé Bertone del 1941, realizzata in un unico esemplare e oggi custodita dal Museo Nicolis di Villafranca di Verona che ringraziamo per la felice collaborazione.
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Stabilire con precisione l’anno di costruzione della coupé è complesso. L’autotelaio è datato 1941, ma la produzione delle auto di lusso in quel periodo fu quasi azzerata a causa delle esigenze belliche. Le aziende, compresa Bertone, furono impegnate nella realizzazione di mezzi militari, mentre i materiali pregiati divennero difficili da reperire. Non è quindi escluso che la carrozzeria sia stata completata nel 1945, su un autotelaio precedente. È però noto che questa particolare 1500 C fu commissionata da un ufficiale dellesercito, il che giustifica l’accesso a lavorazioni speciali anche in un periodo di forti restrizioni.

La “magia” della Carrozzeria Bertone

Dal punto di vista stilistico, la vettura anticipa molti canoni del dopoguerra. Il parabrezza fortemente inclinato, modellato secondo criteri aerodinamici avanzati, il collegamento visivo quasi continuo tra parafanghi anteriori e posteriori che prefigura lo stile ponton, l’assenza delle pedane laterali sostituite da superfici fluide e raccordate, la coda sfuggente e i volumi rastremati: tutto concorre a definire un linguaggio formale nuovo, morbido, coerente e totalmente privo di linee spezzate. Revelli, nella sua ricerca estetica, dà vita a una scultura automobilistica fatta di superfici curve e continue, estremamente moderne per l’epoca.
Uno degli elementi più caratteristici è la calandra, realizzata come un volume tridimensionale che si sviluppa in altezza, larghezza e profondità, assumendo la forma di un “tre petali” fortemente bombato. Da essa si dipartono due onde sinuose che percorrono tutta la fiancata, generando prima i parafanghi anteriori e poi proseguendo in un’unica linea fino alle sottili creste dei parafanghi posteriori. Le proporzioni complessive, con sbalzi accentuati e un corpo vettura più lungo e filante, ricordano alcune vetture Alfa Romeo dello stesso periodo, in particolare la 6C 2500 SS Bertone del 1942, anch’essa opera congiunta di Revelli e Bertone.
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Un capolavoro da vedere

L’abitacolo, raffinato e ricercato, presenta una elegante bicromia in marrone chiaro e scuro, con materiali di pregio e un’attenzione al dettaglio da vera fuoriserie. La plancia ospita due grandi strumenti circolari ai lati (tachimetro e orologio) e tre indicatori rettangolari centrali riuniti in un unico complesso: inclinometro, indicatore del carburante e manometro dellolio. Colpiscono la lunga leva del cambio, con una doppia curvatura che parte dal pavimento per raggiungere la plancia, e il posacenere estraibile con l’effigie di San Cristoforo, simbolo di protezione per chi viaggiava.
La Fiat 1500 C Coupé Bertone è dunque molto più di un esercizio di stile: è una testimonianza concreta della capacità italiana di coniugare arte, tecnica e visione futuristica. Pur essendo un esemplare unico, la sua influenza è stata notevole, anticipando molte soluzioni che avrebbero caratterizzato il design automobilistico del secondo dopoguerra. La sinergia tra Revelli de Beaumont e l’artigianato Bertone ha dato vita a una vettura che ancora oggi incanta per equilibrio, raffinatezza e modernità.
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