La celebrazione del novantesimo
anniversario della Fiat 1500 C offre l’occasione ideale per approfondire la storia di una vettura
che, già al momento della sua presentazione al Salone dell’Automobile di Milano del 1935, si impose come un’autentica rivoluzione. Non si trattava solo di un’auto raffinata o tecnicamente avanzata, ma di un esempio
concreto di come innovazione, coraggio stilistico e ricerca
aerodinamica potessero fondersi in un progetto nuovo e sorprendente. A firmarne
l’impostazione furono due figure
decisive: lo stilista Mario Revelli de Beaumont, autore di soluzioni estetiche ardite, e l’ingegnere Rodolfo Schaeffer, responsabile degli
aspetti più tecnici del modello.
Sin dal debutto, la 1500 C portò con sé importanti
novità. Tra queste, il telaio con struttura a longheroni a X,
caratterizzato da un elemento centrale da cui si diramavano due bracci obliqui
verso anteriore e posteriore. Una scelta ingegnosa, pensata per irrigidire la
struttura e ottimizzare la distribuzione dei pesi. A ciò si affiancava la nuova
collocazione dei sedili posteriori, avanzata rispetto all’assale per ricavare maggiore spazio interno, e l’introduzione delle sospensioni anteriori a ruote
indipendenti, una soluzione allora pionieristica che permetteva di ridurre
l’altezza della carrozzeria. Il
risultato era una vettura più stabile, più veloce, più confortevole
e soprattutto più efficiente dal punto di vista aerodinamico, con un baricentro
ribassato e un minor consumo di carburante.
Dal punto di vista meccanico, il
motore rappresentava un ulteriore punto di forza. Il sei cilindri in linea da
1.493 cc, derivato dalla Balilla Sport ma ampiamente modificato, offriva 45
CV a 4.400 giri/min, sufficienti per raggiungere i 100 km/h. Ma oltre ai
numeri, ciò che colpiva era la straordinaria fluidità di funzionamento:
grazie alla perfetta equilibratura, il propulsore trasmetteva poche vibrazioni
e garantiva una risposta progressiva, regalando un livello di silenziosità e
comfort allora riservato a vetture di categoria ben superiore.
Nata in anni difficili
Come prassi dell’epoca, molti Carrozzieri italiani si cimentarono
nell’interpretazione del modello,
proponendo versioni personalizzate e spesso molto differenti tra loro. Tra Viotti,
Stabilimenti Farina, Balbo, Garavini, Ghia, Touring e Pinin Farina,
spicca in modo particolare l’opera
della Carrozzeria Bertone, che tra il 1936 e i primi anni Quaranta offrì
alcune delle letture più originali della 1500. Bertone fu tra i primi a
cogliere e amplificare l’impostazione
aerodinamica voluta da Revelli, realizzando berline e cabriolet speciali.
Tuttavia, la vettura che più di tutte incarna questa visione è la Fiat 1500
C Coupé Bertone del 1941,
realizzata in un unico esemplare e oggi custodita dal Museo Nicolis di Villafranca
di Verona che ringraziamo per la felice collaborazione.
Stabilire con precisione l’anno di costruzione della coupé è complesso. L’autotelaio è datato 1941, ma la produzione delle auto di
lusso in quel periodo fu quasi azzerata a causa delle esigenze belliche. Le
aziende, compresa Bertone, furono impegnate nella realizzazione di mezzi
militari, mentre i materiali pregiati divennero difficili da reperire. Non è quindi
escluso che la carrozzeria sia stata completata nel 1945, su un
autotelaio precedente. È però noto che questa particolare 1500 C fu
commissionata da un ufficiale dell’esercito,
il che giustifica l’accesso
a lavorazioni speciali anche in un periodo di forti restrizioni.
La “magia” della Carrozzeria Bertone
Dal punto di vista stilistico, la
vettura anticipa molti canoni del dopoguerra. Il parabrezza fortemente
inclinato, modellato secondo criteri aerodinamici avanzati, il collegamento
visivo quasi continuo tra parafanghi anteriori e posteriori che prefigura lo
stile ponton, l’assenza delle pedane laterali sostituite da superfici
fluide e raccordate, la coda sfuggente e i volumi rastremati: tutto concorre a
definire un linguaggio formale nuovo, morbido, coerente e totalmente privo di
linee spezzate. Revelli, nella sua ricerca estetica, dà vita a una scultura
automobilistica fatta di superfici curve e continue, estremamente
moderne per l’epoca.
Uno degli elementi più caratteristici è
la calandra, realizzata come un volume tridimensionale che si sviluppa
in altezza, larghezza e profondità, assumendo la forma di un “tre petali” fortemente bombato. Da essa si dipartono due onde sinuose
che percorrono tutta la fiancata, generando prima i parafanghi anteriori e poi
proseguendo in un’unica
linea fino alle sottili creste dei parafanghi posteriori. Le proporzioni
complessive, con sbalzi accentuati e un corpo vettura più lungo e filante,
ricordano alcune vetture Alfa Romeo dello stesso periodo, in particolare
la 6C 2500 SS Bertone del 1942, anch’essa opera congiunta di Revelli e Bertone.
Un capolavoro da vedere
L’abitacolo, raffinato e ricercato, presenta una elegante
bicromia in marrone chiaro e scuro, con materiali di pregio e un’attenzione al dettaglio da vera fuoriserie. La plancia
ospita due grandi strumenti circolari ai lati (tachimetro e orologio) e tre
indicatori rettangolari centrali riuniti in un unico complesso: inclinometro,
indicatore del carburante e manometro dell’olio. Colpiscono
la lunga leva del cambio, con una doppia curvatura che parte dal
pavimento per raggiungere la plancia, e il posacenere estraibile con l’effigie di San Cristoforo, simbolo di protezione per
chi viaggiava.
La Fiat 1500 C Coupé Bertone è dunque
molto più di un esercizio di stile: è una testimonianza concreta della capacità
italiana di coniugare arte, tecnica e visione futuristica.
Pur essendo un esemplare unico, la sua influenza è stata notevole, anticipando
molte soluzioni che avrebbero caratterizzato il design automobilistico del
secondo dopoguerra. La sinergia tra Revelli de Beaumont e l’artigianato
Bertone ha dato vita a una vettura che ancora oggi incanta per
equilibrio, raffinatezza e modernità.