La
Ferrari F50 è una delle supercar più incredibili degli anni ’90, e in Olanda qualcuno spera di riportarla in vita. L’incredibile popolarità delle Restomod, vetture storiche rimodernate a livello meccanico ed estetico, unito all’arrivo delle vetture elettriche sempre più aggressivo sul mercato, ha riportato l’attenzione e l’amore degli appassionati verso le vetture degli anni ’80 e ’90.
Considerate le ultime “
vere auto analogiche” prima dell’arrivo della tecnologia e dell’elettrificazione, queste vetture stanno vivendo una seconda giovinezza. La loro popolarità è tale che persino alcune Case ufficiali hanno riproposto modelli del loro passato, come Lamborghini con la sua Countach. Sebbene
Ferrari non abbia ancora attaccato questo mercato, una azienda di designer olandese, la
Ugur Sahin Design, ha provato a ridisegnare in chiave moderna Ferrari
F50, una delle auto del Cavallino più iconiche degli anni ’90.
Da sempre nell’ombra della venerata “mamma” F40,
la F50 è una delle vetture più tecnologicamente avanzate degli anni ’90. Sebbene infatti la presenza del cambio manuale e l’assenza di ABS, controllo di trazione e persino di radio e climatizzatore possano far pensare ad un’auto “semplice”, F50 di semplice ha davvero poco. Nata nel
1995 per celebrare il
50° anniversario dalla fondazione della Ferrari, la F50 nacque da un’idea di Piero Lardi Ferrari, che sognava di celebrare i 50 anni della Casa fondata da suo padre con una “
Formula 1 stradale”. Ed infatti la derivazione dalla Formula 1 di F50 è enorme. Il telaio è realizzato in materiali compositi di carbonio e, come ancora oggi si usa in F1,
il gruppo motore-cambio è parte integrante del telaio, ancorato alla cella anteriore da un telaietto ausiliario. In questo modo, si ottiene una rigidità strutturale incredibile pur mantenendo un peso ridotto del telaio, che infatti ferma la bilancia a poco più di 100 kg.
E derivato dalla Formula 1 è anche il
motore: si tratta di un
4,7 litri V12 a V stretta (65
°) derivato dal motore
035 3.5 V12 usato sulla
Ferrari 640 F1 di Nigel Mansell del Campionato
1989. La versione con cilindrata maggiorata è stata usata anche dalla sport-prototipo 333SP, e su
F50 eroga
520 CV e 471 Nm di coppia. Complice un peso ridotto a
1230 kg, la F50 scattava da
0 a 100 km/h in 3,7 secondi e raggiungeva i
325 km/h, numeri importanti oggi ma impressionanti 25 anni fa. Il tutto sfoggiando delle linee disegnate da Pietro Camardella per Pininfarina, che la resero una
Instant Classic. Dopo un successo commerciale eccellente da nuova, la F50 è diventata presto una Ferrari
dimenticata, seppur pazzesca a livello tecnico.
Oggi, però, ha ritrovato la piena popolarità, ed è stata oggetto di una rivisitazione da parte della
Ugur Sahin Design, una design house olandese che ha provato a reimmaginare la
F50 nel 2021. Il risultato si chiama
Project Phoenix e, diciamolo, è davvero fantastico. Se il frontale perde quello sguardo un po’ perso della F50 guadagnando aggressività e modernità (con delle luci, va detto, un po’ troppo simili a quelle di una McLaren 720S), la parte più riuscita è il
posteriore. L’iconico
alettone della
Ferrari F50 è stato mantenuto, così come anche il
cofano motore realizzato in plexiglass trasparente che permette di vedere il motore. Non manca neanche la mitica griglia posteriore a tutta larghezza, necessaria per raffreddare a dovere il 3.5 V12. I fari tondi, però, sono stati reimmaginati sottili e a LED, conservando però la doppia coppia per lato. Non mancano poi i quattro terminali di scarico sdoppiati, e un posteriore che conserva l’enorme superficie levigata del posteriore. Tolti i fari anteriori forse troppo “McLareneggianti” e i cerchi, fin troppo anonimi per un’auto così speciale,
la Project Phoenix riesce a rendere perfettamente l’idea di una Ferrari F50 moderna: con qualche logo Ferrari, nessuno griderebbe allo scandalo! Sfortunatamente, però,
per ora il modello rimane solo un render virtuale. Chissà che, un giorno, possiamo vedere finalmente su strada una Ferrari F50 moderna…