La Commissione Europea intensifica le pressioni commerciali
nei confronti della Cina per proteggere l'industria automobilistica del
Continente da quella che viene giudicata una concorrenza sleale. Secondo quanto
rivelato dal Financial Times, Bruxelles ha chiesto formalmente a Pechino
di fissare un tetto volontario alle esportazioni di autovetture ibride dirette
verso il mercato europeo, imponendo una contrazione della loro quota
commerciale dall'attuale 30% a un massimo del 15%.
La misura mira a contenere le strategie di prezzo
particolarmente aggressive adottate dai marchi asiatici, favorite dai sussidi
statali erogati da Pechino. L'argomento sarà il tema centrale del prossimo
incontro bilaterale tra le due potenze economiche, dove la diplomazia europea
cercherà di scongiurare un'escalation di ritorsioni commerciali. Nel caso in
cui la richiesta non venisse accolta, l'Esecutivo comunitario ha già minacciato
l'introduzione di tariffe doganali mirate anche sulle vetture ibride, sulla
scia dei dazi già applicati all'importazione di auto 100% elettriche.
L'introduzione delle barriere tariffarie sulle elettriche ha
infatti spinto i costruttori cinesi a riorientare con rapidità la propria
offensiva commerciale sui modelli ibridi, finora non soggetti a dazi, fino a
conquistare un terzo delle immatricolazioni complessive della categoria in
Europa. Questo boom dell'export ha contribuito ad aggravare ulteriormente il
deficit della bilancia commerciale europea con la Cina, che raggiunge ormai la
cifra di un miliardo di euro al giorno, come ricordato dalla presidente della
Commissione Ursula von der Leyen. Per riequilibrare lo scambio, Bruxelles
sollecita una limitazione dei flussi in entrata sul modello di quanto già
sperimentato negli anni '90 con l'industria automobilistica giapponese.
A rendere incerta la trattativa è la situazione del mercato
interno cinese. Le aziende dell'auto del Dragone stanno affrontando una grave
crisi di vendite sul fronte domestico, segnata da un calo del 24% che ha
esasperato la competizione sui prezzi tra gli oltre 100 marchi attivi nel
Paese. Per evitare il tracollo finanziario, i produttori cinesi dipendono in
misura crescente dall'export nei mercati esteri più stabili (+78%), a partire
da quello europeo. D'altra parte, Pechino vanta rilevanti leve negoziali al
tavolo delle trattative, controllando forniture e materie prime strategiche da
cui la filiera industriale europea resta fortemente dipendente.