Ultimatum dell'UE alla Cina sulle auto ibride: “Export da dimezzare o scatteranno i dazi”

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17 settembre 2026, 12.50
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La Commissione Europea intensifica le pressioni commerciali nei confronti della Cina per proteggere l'industria automobilistica del Continente da quella che viene giudicata una concorrenza sleale. Secondo quanto rivelato dal Financial Times, Bruxelles ha chiesto formalmente a Pechino di fissare un tetto volontario alle esportazioni di autovetture ibride dirette verso il mercato europeo, imponendo una contrazione della loro quota commerciale dall'attuale 30% a un massimo del 15%.
La misura mira a contenere le strategie di prezzo particolarmente aggressive adottate dai marchi asiatici, favorite dai sussidi statali erogati da Pechino. L'argomento sarà il tema centrale del prossimo incontro bilaterale tra le due potenze economiche, dove la diplomazia europea cercherà di scongiurare un'escalation di ritorsioni commerciali. Nel caso in cui la richiesta non venisse accolta, l'Esecutivo comunitario ha già minacciato l'introduzione di tariffe doganali mirate anche sulle vetture ibride, sulla scia dei dazi già applicati all'importazione di auto 100% elettriche.
L'introduzione delle barriere tariffarie sulle elettriche ha infatti spinto i costruttori cinesi a riorientare con rapidità la propria offensiva commerciale sui modelli ibridi, finora non soggetti a dazi, fino a conquistare un terzo delle immatricolazioni complessive della categoria in Europa. Questo boom dell'export ha contribuito ad aggravare ulteriormente il deficit della bilancia commerciale europea con la Cina, che raggiunge ormai la cifra di un miliardo di euro al giorno, come ricordato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Per riequilibrare lo scambio, Bruxelles sollecita una limitazione dei flussi in entrata sul modello di quanto già sperimentato negli anni '90 con l'industria automobilistica giapponese.
A rendere incerta la trattativa è la situazione del mercato interno cinese. Le aziende dell'auto del Dragone stanno affrontando una grave crisi di vendite sul fronte domestico, segnata da un calo del 24% che ha esasperato la competizione sui prezzi tra gli oltre 100 marchi attivi nel Paese. Per evitare il tracollo finanziario, i produttori cinesi dipendono in misura crescente dall'export nei mercati esteri più stabili (+78%), a partire da quello europeo. D'altra parte, Pechino vanta rilevanti leve negoziali al tavolo delle trattative, controllando forniture e materie prime strategiche da cui la filiera industriale europea resta fortemente dipendente.
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