Tesla condannata in tribunale per l'update che "ruba" l'autonomia: risarcimenti previsti

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23 aprile 2026, 11.40
tesla model s plaid rossa 2026 dinamica
Dopo sette anni di battaglie legali, la Corte Suprema norvegese condanna l'azienda di Elon Musk a risarcire i proprietari delle Model S "rallentate" da un update. E se tutti i clienti chiedessero i danni, il conto supererebbe i 40 milioni di euro.
Il lato oscuro degli aggiornamenti Over-The-Air (OTA) presenta il conto a Tesla. In Norvegia, uno dei mercati pionieri e più floridi per la mobilità a zero emissioni, si è appena conclusa una vertenza legale durata ben sette anni. La Corte Suprema norvegese ha infatti respinto la richiesta di appello dell'azienda statunitense, rendendo definitiva la precedente sentenza del tribunale di Oslo: Tesla dovrà risarcire i propri clienti per aver ridotto, tramite un aggiornamento software, le prestazioni delle loro vetture.

Il caso: quando l'update peggiora l'auto

La vicenda ruota attorno a 115 proprietari di Tesla Model S, prodotte tra il 2013 e il 2015 ed equipaggiate con il pacco batterie da 85 kWh. Nell'estate del 2019, la casa madre rilascia un aggiornamento software con l'obiettivo dichiarato di "estendere la longevità della batteria e migliorarne la sicurezza".
Tuttavia, l'effetto pratico per chi si trovava al volante è stato un vero e proprio downgrade tecnico: i conducenti hanno immediatamente riscontrato una netta diminuzione dell'autonomia complessiva e tempi di ricarica significativamente più lenti presso le stazioni Supercharger. Per i querelanti, la questione era semplice: il prodotto per il quale avevano pagato migliaia di euro era stato deliberatamente peggiorato dall'azienda, senza alcun preavviso né compensazione.

Le cifre del risarcimento e la strategia legale

Con la decisione definitiva della Corte Suprema, Tesla è ora obbligata a versare a ciascuno dei 115 proprietari un risarcimento di 50.000 corone norvegesi (circa 4.250 euro), esclusi gli interessi. Il totale dei rimborsi sfiora il mezzo milione di euro (circa 485.000 euro).
Ma i costi per l'azienda sono ben più alti. Secondo le stime, sommando le spese legali sostenute durante la lunghissima procedura, Tesla avrebbe già bruciato oltre 20 milioni di corone (circa 1,7 milioni di euro). L'azienda, che in passato aveva definito l'importo del risarcimento "del tutto irragionevole", ha affrontato dure critiche per il suo approccio processuale.
"Sono scioccato dal modo in cui Tesla ha gestito la situazione", ha dichiarato ai media locali Esben Zimmer, portavoce dell'associazione dei proprietari. Secondo Zimmer, il marchio avrebbe adottato sistematiche tattiche dilatorie per sfiancare i ricorrenti, pur sapendo che nell'inverno del 2025 i clienti avevano già vinto quattro cause pilota in tribunale.

Il rischio di una valanga giudiziaria

Tesla per ora ha scelto la via del silenzio, rifiutandosi di commentare l'esito della sentenza. Ma il vero timore, ad Austin, non è legato alla fattura odierna, quanto al potenziale effetto domino.
I numeri del mercato norvegese parlano chiaro: all'epoca furono vendute circa 10.000 Model S con le medesime specifiche. Se tutti i proprietari norvegesi decidessero di intraprendere un'azione legale forte di questo precedente giurisprudenziale, Tesla si ritroverebbe a dover sborsare una cifra superiore ai 42,5 milioni di euro.
A questo si aggiunge un'incognita ancora più grande: cosa succederà se i consumatori degli altri mercati europei, altrettanto colpiti dal famigerato update del 2019, decidessero di seguire l'esempio norvegese? La sentenza di Oslo potrebbe aver appena scoperchiato il vaso di Pandora della gestione software nel settore automotive.
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