Il lungo iter normativo per la regolamentazione dei sistemi
di controllo della velocità in Italia segna un nuovo capitolo, senza tuttavia
azzerare lo stato di incertezza che condiziona automobilisti ed enti locali.
Nonostante la Commissione Europea abbia dato il via libera definitivo al
decreto ministeriale sull'omologazione degli apparecchi, la mancata
pubblicazione del testo in Gazzetta Ufficiale nel corso del 2026 si
traduce in una situazione di stallo che si trascina ormai da oltre due anni.
Il decreto in stand-by e il rischio di una nuova ondata di ricorsi
Lo scorso 4 maggio si è conclusa senza rilievi la procedura
europea "Tris", che impone agli Stati membri di sottoporre a
scrutinio comunitario le bozze di regole tecniche prima della loro adozione.
L’Unione Europea non ha mosso obiezioni al testo predisposto dal Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) in materia di omologazione, taratura
e verifiche periodiche. Tuttavia, l'efficacia del provvedimento resta sospesa a
causa dei ritardi nella pubblicazione ufficiale.
La questione è diventata centrale a partire da aprile 2024,
quando la Corte di Cassazione ha sancito l'illegalità delle sanzioni irrogate
tramite dispositivi semplicemente "approvati" ma privi di formale
"omologazione". Una pronuncia che, stando ai censimenti dello stesso
Mit, ha messo teoricamente fuori gioco il 71% delle postazioni presenti
sulle strade italiane.
Il nuovo schema di decreto punta a risolvere la controversia
attraverso due canali:
- Dispositivi
post-2017: Saranno considerati automaticamente omologati se approvati
secondo i requisiti del decreto ministeriale 282/2017.
- Dispositivi
ante-2017: Saranno sottoposti a test tecnici, tarature e verifiche
funzionali obbligatorie. Per accelerare i tempi, enti locali e produttori
potranno ricorrere a una procedura semplificata con un pronunciamento del
Mit entro 60 giorni.
Le associazioni dei consumatori avvertono però che la
soluzione e la "sanatoria" individuate per i sistemi successivi al
2017 presentano profili di illegittimità secondo esperti e giuristi, poiché
trasformano retroattivamente le approvazioni in omologazioni. Viene inoltre
contestata la competenza stessa del Mit, poiché la materia metrologica
rientrerebbe sotto la giurisdizione del Mimit (Ministero delle Imprese e del
Made in Italy). Tali elementi si prestano a nuove contestazioni e ricorsi proprio
a ridosso degli spostamenti estivi.
Nel 2025 flettono gli incassi nelle grandi città, ma Roma e Milano crollano
Parallelamente al dibattito legale, l'analisi economica
evidenzia un mutamento nei proventi delle sanzioni. Stando a uno studio
condotto dal Codacons sulla base delle rendicontazioni che i Comuni inoltrano
al Ministero dell'Interno entro il 31 maggio di ogni anno, nel 2025 i flussi
finanziari generati dagli autovelox nelle principali città italiane hanno
registrato una contrazione media dell'8,9% rispetto al 2024, attestandosi a un
totale di 56,5 milioni di euro.
L'andamento dei proventi riflette dinamiche locali molto
diversificate, con crolli verticali in alcune metropoli e decise impennate in
altri centri urbani.
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Città
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Proventi Autovelox 2025
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Variazione % rispetto al 2024
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Note di mercato
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Firenze
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19,7 milioni di €
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Dato stabile al vertice
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Prima città italiana per incassi
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Bologna
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9,2 milioni di €
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In crescita
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Seconda posizione nazionale
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Milano
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6,9 milioni di €
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-34,8%
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In forte calo rispetto ai 10,6 milioni del 2024
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Genova
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4,8 milioni di €
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+54,0%
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In controtendenza con un sensibile incremento
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Palermo
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4,2 milioni di €
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Stabile
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Quinta posizione
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Roma
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2,3 milioni di €
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-52,0%
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Dimezzati i proventi rispetto ai 4,8 milioni del 2024
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Nota: Nell'analisi non è inclusa la città di Napoli, che
alla scadenza del 31 maggio non aveva ancora trasmesso la documentazione
ufficiale al Ministero. Flessioni pesanti si registrano anche a Trieste
(-94,4%), Bolzano (-84,2%) e Bari (-73%), mentre un'autentica impennata ha
interessato Ancona (+116%, da 855mila euro a 1,8 milioni) e Cagliari (+42%).
La riduzione complessiva delle entrate è da attribuire da un
lato alla regolamentazione degli autovelox scattata il 12 giugno 2024 (che ha
imposto regole più stringenti agli enti locali), dall'altro alle numerose
sentenze della Cassazione che hanno spinto molte amministrazioni a disattivare
a titolo precauzionale gli apparecchi non omologati.
I piccoli Comuni e i "fanta-incassi" pro capite
Se i grandi centri urbani registrano un calo, l'autovelox si
conferma una risorsa economica straordinaria per le piccole amministrazioni e
su specifiche arterie extraurbane, trasformandosi in un vero e proprio
"tesoro".
- Il
caso del Salento: Nel solo comune di Galatina l'erogazione di sanzioni
ha generato 5,3 milioni di euro nel 2025. Un dato che sale a 9,3 milioni
di euro estendendo il computo ai comuni limitrofi di Trepuzzi, Cavallino,
Lecce e alla relativa amministrazione provinciale.
- La
statale "Telesina": Le postazioni di rilevazione collocate
lungo il tracciato stradale hanno garantito ai quattro piccoli comuni
attraversati dall'arteria un gettito complessivo di 2,7 milioni di euro.
- Colle
Santa Lucia (BL): Rappresenta il caso più emblematico in assoluto. Il
borgo dolomitico, che conta poco più di 300 abitanti, grazie al suo unico
autovelox installato sulle Dolomiti ha incassato complessivamente oltre 2
milioni di euro nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025, facendo
registrare una media statistica di ben 5.989 euro per residente.